Imprimé à taxe reduite : | ; : ISSN 0373-8747 Taxe percue - Tassa riscossa Genova - ltalia
MEMORIE
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FONDATA NEL 1869 - ERETTA IN ENTE MORALE CON R. DECRETO 28 MAGGIO 1936
VOLUME 72
Supplemento al Bollettino della Società Entomologica Italiana
NOL..126 (1) (31,7.1994)
(31 luglio 1994)
VOLUME IN MEMORIA DEL PROF. CARLO VIDANO
Pubblicato con il contributo del Consiglio Nazionale delle Ricerche e del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali
REGISTRATO DRESSO IL TRIBUNALE DI GENOVA AL N. 76 (4 LUGLIO 1949)
Prof. CESARE Conci - Direttore Responsabile
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SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA
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MEMORIE
PERLA
SOCIETÀ ENTOMOLOGICA ITALIANA
FONDATA NEL 1869 - ERETTA IN ENTE MORALE CON R. DECRETO 28 MAGGIO 1936
TR EN
VOLUME 72 (1993)
Supplemento al Bollettino della Societa Entomologica Italiana VOL. 126 (1) (31.7.1994)
(31 Luglio 1994)
VOLUME IN MEMORIA DEL PROF. CARLO VIDANO
Pubblicato con contributo del Consiglio Nazionale delle Ricerche e del Ministero per i Beni Culturali e Ambientali
REGISTRATO PRESSO IL TRIBUNALE DI GENOVA AL N. 76 (4 LUGLIO 1949)
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Mem. Soc. ent. ital., Genova, 72 (1993): 3-24, 31.7.1994
ALESSANDRA ARZONE
Dipartimento di Entomologia e Zoologia applicate all’ambiente Carlo Vidano Universita degli Studi di Torino
CARLO VIDANO ENTOMOLOGO *
Il professore Carlo Vidano è stato un entomologo di fama internazionale. Sintetiz- zarne la grande mole di lavoro ed esprimere compiutamente l’impegno, il rigore, la passio- ne che ne hanno animato l’opera è compito assai arduo e tuttavia doveroso per onorarne la memoria in seno all'Accademia che lo ha annoverato fra i suoi membri più assidui.
Le origini rurali, di cui andava orgoglioso, gli avevano suscitato quel profondo inte- resse verso i molteplici aspetti del mondo agricolo che lo indusse a scegliere la Facoltà di Agraria e, nell’ambito di questa, l’Istituto di Entomologia agraria quali sedi della sua specializzazione. L’inestinguibile sete di conoscenza lo spinse ad occuparsi di numerosi argomenti, con un eclettismo mirabile che lo portò ad eccellere in parecchi settori del- l’entomologia agraria e lo fece apprezzare in Italia e all’estero.
I filoni principali delle sue ricerche vertono su: tassonomia, morfologia, fisiologia, etologia, corologia di insetti fitofagi, con particolare riguardo agli Auchenorrinchi; virus fitopatogeni trasmessi da Auchenorrinchi e Sternorrinchi; ciclo riproduttivo di Maize Rough Dwarf Virus nell’insetto vettore; biologia di insetti esotici comparsi in Italia; in- troduzione, moltiplicazione e disseminazione in Italia di insetti entomofagi; ooparassi- toidi di insetti in ecosistemi agrari e forestali; fitofagi preoccupanti di attualità e lotta mediante loro antagonisti naturali; biologia, attività pronuba, patologia di Apis mellifera L.; tossicità verso l’ape di fitofarmaci dichiarati innocui per l’entomofauna utile; ampe- lopatie causate da Omotteri; Auchenorrinchi e micoplasmosi dell’agroecosistema vigneto.
Iniziò i suoi studi osservando i comportamenti di 7 specie di Coleotteri Attelabidi: l’etologia eteroica di Stenorhynchites coeruleocephalus (Schall.), l'ecologia e l’etologia di Lasiorhynchites praeustus (Boh.) comparate con quelle di L. cavifrons (Gyll.), la xero- xilofagia di L. olivaceus (Gyll.), la specializzazione etologica di Pselaphorhynchites nanus (Payk.) e P. tomentosus (Gyll.), la nidificazione di Haplorhynchites pubescens (Fabr.).
Dedicò molte ricerche alla conoscenza del polimorfismo e dei cicli biologici di Afi- di fitopatologicamente importanti, quali Rhopalosiphum insertum (Schrank), di cui ha illustrato con centinaia di disegni le forme differenziate degli individui delle diverse ge- nerazioni e ha studiato l’olociclo monoico sull’ospite secondario; Rh. padi (L.), di cui ha descritto l’anolociclo; Aphis fabae (Scop.), di cui ha dimostrato la capacità di trasmet- tere virus a piante coltivate.
Documentò le modalità dell’ultimo esuviamento larvale del Lepidottero Saturniide Philosamia cynthia (Drury), descrisse le particolarità di comportamento e i riflessi fito- patologici dell’ovideposizione su vite dell’Ortottero Ensifero Oecanthus pellucens Scop., analizzò gli effetti delle defogliazioni causate dai bruchi del Lepidottero Tortricide Zei- raphera diniana Gn. sull’accrescimento radiale dei tronchi di larice, compì indagini bio-
(*) Commemorazione tenuta all’ Accademia Nazionale Italiana di Entomologia nella seduta del 29 maggio 1992.
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Fig. 1 — Il professore Carlo Vidano (1923-1989).
logiche, fitopatologiche ed epidemiologiche sul Coleottero Curculionide Anthonomus rubi Herbst dannoso a fragola, rovo e lampone.
L’interesse per gli Auchenorrinchi sorse ben presto e lo seguì fino all’ultimo gior- no della sua vita. Nel 1946, giovane studente della Facoltà di Agraria dell’Università di Torino e allievo interno dell’Istituto di Entomologia agraria, reperì nel frutteto pa- terno il Membracide neartico, prima di allora mai segnalato in Italia, Stictocephala biso- nia Kopp & Yonke (conosciuto come Ceresa bubalus Fabr.) e ne fece oggetto della sua tesi di laurea studiandone biologia, comportamento, alterazioni causate alle piante col- tivate, metodi di lotta. Successivamente si recò negli U.S.A. per ricercarne i limitatori naturali e individuò nell’Imenottero oofago Polynema striaticorne Gir. il parassitoide ideale che introdusse in Italia, allevò, moltiplicò, acclimatò in laboratorio e distribuì sul territorio. Dimostrò che il grande vantaggio dell’operazione era basato sul fatto che il Mimaride svolge tre generazioni nelle uova dell’unica generazione di S. bisonia ed ebbe la soddisfazione di vedere l’utile limitatore diffondersi non soltanto in tutta Italia ma anche in Jugoslavia e perfino in Russia, all'inseguimento del Membracide che ormai è tenuto naturalmente in freno. |
Come specialista di Tiflocibini descrisse 11 specie: Erythria pedemontana, E. alpi-
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na, Edwardsiana platanicola, Chlorita helichrysi, C. multinervia, Kropka lapidicola, K. in- cospicua, Forcipata obtusa, F. flava, Zyginidia longicornis, Z. servadeti, creò il genere Fi- cocyba, compì la revisione delle Erythria ed Erythridea alpine, delle Forcipata transalpi- ne e cisalpine, dei Dikraneurini europei.
Tuttavia egli non era soltanto un tassonomista, ma piuttosto un ‘biologo, O) meglio un agronomo, e rivolgeva la sua attenzione soprattutto ai rapporti intercorrenti fra in- setti e piante. In questa ottica scoperse la dioecia obbligata di Ficocyba ficaria (Horv.) fra Lonicera spp. (ospiti invernali) e Ficus carica L. (ospite primaverile-estivo) e quella di Lindbergina aurovittata (Dougl.) e L. spoliata (Horv.) fra querce sempreverdi (ospiti invernali) e querce caducifoglie (ospiti estivi); puntualizzò i collegamenti specifici e il riconoscimento delle piante ospiti di importanti specie europee; definì la tiflocibido- fauna di piante erbacee officinali e mellifere, di latifoglie arboree quali ontano, betulla, nocciolo, carpino, ostria, faggio, castagno, quercia e soprattutto vite, classificando le specie in occasionali (presenti sugli ospiti vegetali soltanto allo stadio adulto), polifa- ghe, oligofaghe, monofaghe (capaci di riprodursi su molti, o pochi, o su un solo ospite vegetale); studiò la biotassonomia, l’ecologia, la corologia e l’epidemiologia dei Tifloci- bini Empoasca vitis (Göthe), Jacobiasca lybica (Berg. & Zan.), Zygina rbamni (Ferr.) e Arboridia dalmatina (Nov. & Wagn.) infeudati alla vite; rilevò le variazioni intraspecifi- che provocate da fattori ambientali abiotici in Zygina spp.
Sempre fra i Tiflocibini si occupò a fondo del genere Zyginidia, che comprende una trentina di specie distribuite in Europa e Asia, tutte infeudate a graminacee spon- tanee e coltivate. Studiò la localizzazione nelle diverse regioni e compì le indagini spe- ciografiche, corologiche ed ecologiche delle dieci specie reperite in Italia, due delle quali da lui stesso descritte; mise in luce distribuzione nel territorio, ciclo biologico e conse- guenze fitopatologiche delle migrazioni dalle graminacee spontanee ai cereali coltivati di Z. pullula (Boh.), che occupa l’intera Pianura Padana; chiarì, con incroci effettuati in laboratorio, le variazioni morfologiche dei genitali maschili rilevate nelle aree di so- vrapposizione di Z. pullula e Z. scutellaris (H.-S.) che creavano seri problemi di deter- minazione specifica; individuò i nemici naturali, soprattutto parassitoidi oofagi e fun- ghi, di Z. pullula dimostrandone la straordinaria efficacia nel tenere in freno una specie altrimenti pregiudizievole per le coltivazioni di mais.
Studiò i brocosomi, le microscopiche strutture poliedriche prodotte dall’apparato escretore dei Cicadellidi che vengono accumulate sulle ali nelle cosiddette ‘‘aree cero- se’’ e periodicamente distribuite su tutto il corpo a formare uno strato protettivo; rile- vò biologia, ecologia, etologia ed epidemiologia dell’Idiocerino Rhytidodus decimusquartus (Schrank), accusato di trasmettere i microrganismi che causano il cancro dei pioppi; discusse i problemi tassonomici e fitopatologici connessi con gli Auchenorrinchi intro- dotti in Europa dal Nordamerica verosimilmente con materiale vivaistico; mise in luce le alterazioni morfogenetiche del Cicadellide Opsius stactogalus Fieb. parassitizzato da Ditteri Pipunculidi e le loro interferenze speciografiche; rilevò le variazioni intraspeci- fiche provocate da fattori microclimatici.
Nell’ambito degli Auchenorrinchi vettori di agenti fitopatogeni, si occupò del de- perimento di Vigna unguiculata (L.) Wolpers dovuto a Cowpea Mosaic Virus che pare- va trasmesso anche da Empoasca solani (Curtis) oltre che da Afidi, della malattia della vite nota come “Pierce’s disease” che si dubitava fosse presente anche in Europa e più diffusamente di quella del mais nota come Maize Rough Dwarf Virus. In collabora- zione con colleghi virologi compì indagini comparate su Javesella pellucida (Fabr.) e Lao- delphax striatellus (Fall.) quali vettori di MRDV, trasmise sperimentalmente la virosi . a Triticum aestivum L., ad Avena sativa L. e ad altre graminacee per mezzo di L. striatel- lus, dimostrò al microscopio elettronico la presenza delle particelle virali sia nei vegeta-
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Fig. 2 — Il professore Carlo Vidano durante l’incontro con la sovietica Taissja Gubina, redattore capo di “Pcelovodstvo’’. Torino, aprile 1976.
li infettati con MRDV che nelle ghiandole salivari e nel micetoma dell’insetto vettore. Successivamente, avendo rilevato l’imprescindibile legame tra il virus fitopatogeno e il Delfacide, indagò la microecologia e la moltiplicazione di MRDV in L. striatellus e descrisse le vescicole fagocitiche, i microtubuli granulari e le altre fasi del ciclo del vi- rus dioico nell’insetto vettore.
Faceva parte dell’ Auchenorrhyncha Committee, commissione composta di pochi e affermati specialisti che, con cadenza triennale, organizza i convegni internazionali di auchenorrincologia. Nonostante le forti pressioni degli Stati Uniti che ne reclamava- no l’onore per il proprio Paese, gli venne affidata l’organizzazione del 6th Auchenor- rhyncha Meeting. Il Convegno si svolse dal 7 all’11 settembre 1987 nella suggestiva sede di Villa Gualino, sulla collina sovrastante Torino. Fu un grande successo di orga- nizzazione, di qualificate presenze da tutto il mondo, di elevato livello scientifico del centinaio fra relazioni e comunicazioni, successo di cui tutti gli diedero atto non sol- tanto verbalmente ma soprattutto con scritti colmi di elogi e riconoscimenti. Visti i lusinghieri risultati ottenuti, come atto conclusivo del Convegno propose, fra il consen- so generale, di elevare i futuri Convegni al rango di Congressi Internazionali. Il suo desiderio fu esaudito in occasione del 7th International Auchenorrhyncha Congress te- nuto a Wooster, Ohio, U.S.A., dal 13 al 17 agosto 1990, ove la sua figura e la sua opera vennero degnamente ricordate e commemorate.
Segnalò la comparsa in Italia di numerose specie esotiche, di tutte studiandone ciclo biologico, esigenze ecologiche, aspetti etologici, riflessi fitopatologici, metodi di contenimento, con particolare riguardo ai nemici naturali autoctoni che si andavano adattando ai nuovi fitofagi. Oltre che il già menzionato Membracide S. bisonia, debbo-
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Fig. 3 — Il professore Carlo Vidano in una coltivazione di manioca alla ricerca dei nemici di Phenacoccus manihoti Matile-Ferrero. Ibadan (Nigeria), luglio 1986.
no venire ricordati i Cicadellidi Scaphoideus titanus Ball su vite, Graphocephala fennahi Young su rododendri ornamentali, Japananus hyalinus (Osb.) su aceri, Cicadulina bipunc- tata (Mel.) su graminacee, il Margarodide Matsucoccus feytaudi Duc. su pino marittimo, gli Psillidi Acizzia uncatoides (Ferr. & Klyv.) su mimosa e Ctenarytaina eucalypti (Mask.) su eucalipto, l’Aleirodide Dialeurodes chittendeni Laing su rododendro, il Diaspidide Una- spis yanonensis (Kuw.) su agrumi, i Gracillariidi Parectopa robiniella (Clem.) e Phyllono- rycter robiniella (Clem.) su robinia, l’Agromizide Liriomyza trifolii (Burg.) e il Tisanot- tero Frankliniella occidentalis (Perg.) su svariate piante da fiore e da orto.
Era fermamente convinto dell’opportunità di impiegare contro gli insetti metodi di difesa alternativi all’uso dei prodotti chimici e illustrò in innumerevoli lezioni e con- ferenze la convenienza dei mezzi di lotta ecologici, agronomici, biotecnologici. Consi- derò la possibilità di utilizzare gli analoghi dell’ormone giovanile quali fitofarmaci e studiò in laboratorio gli effetti di tali composti su diverse specie di insetti.
Intraprese e condusse le campagne di lotta biologica contro il già citato Membraci- de S. bisonia, mediante l’introduzione dagli U.S.A. del Mimaride oofago P. striaticorne, e contro il Curculionide Gonipterus scutellatus Gyll., che infestava pesantemente gli eu- calipti della Riviera Ligure di Ponente, mediante l’introduzione dal Sudafrica di un al- tro Imenottero oofago, il Mimaride Patasson nitens (Gir.). Anche in questo caso l’ope- razione riuscì brillantemente poiché l’azione del parassitoide si rivelò risolutiva nei con- fronti del Coleottero che fino ad allora continuava a moltiplicarsi irrefrenabilmente malgrado i reiterati trattamenti con prodotti a base di esteri fosforici, molto pericolosi nel particolare ambiente litoraneo.
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Compi indagini sull’ Afelinide Cales noacki How. e sul Platigasteride Amitus spini- ferus (Breth.), importati dal Sudamerica per contrastare |’ Aleirodide fioccoso degli agrumi, Aleurotbrixus floccosus (Mask.), che si erano spontaneamente diffusi in Liguria, ne se- gui l'avanzata lungo le Riviere di Ponente e di Levante al seguito del fitofago e rilevò come anche in questo caso la lotta biologica si stava avviando all’instaurazione dell’e- quilibrio biologico. Studiò i parassitoidi degli Aleirodidi Dialeurodes citri (Ashm.) e Be- misia afer (Priesn. & Hosny) su agrumi in Liguria e, avendo constatato che D. citri si era diffuso in Piemonte su Ligustrum spp., Syringa vulgaris L. e Laurus nobilis L., distri- buì l’Afelinide Encarsia laborensis (How.) nelle zone interessate in modo da contrastare le infestazioni senza suscitare inutili allarmismi, forieri di trattamenti insetticidi.
Per la sua riconosciuta specializzazione nel settore della lotta integrata venne scel- to dall’Istituto Internazionale di Agricoltura Tropicale di Ibadan in Nigeria (IITA) e dal Gruppo di sponsorizzazione del Progetto di Lotta Biologica in Africa quale esperto per impostare la lotta ai nemici della manioca, soprattutto Cocciniglie e Acari, con mezzi biologici. Compì la delicata missione dal 6 al 21 luglio 1986; anche in quella occasione non risparmiò fatica e lavoro, ma alla fine fu prodigo di consigli e suggerimenti utili a risolvere il grave problema alimentare che affligge le popolazioni dell’ Africa centrale.
Dedicò molto impegno all’analisi dei fitofagi preoccupanti di attualità, soprattutto di quelli ‘‘acquisiti’’, cioè delle specie di insetti che, pur presenti da sempre sul territo- rio senza destare preoccupazioni, all'improvviso si moltiplicano a dismisura, divengono dannosi alle colture e si mostrano refrattari alla lotta chimica. Ravvisò nell’uso indiscri- minato e scorretto di insetticidi la causa della rottura degli equilibri biologici che inne- sca la perversa spirale di trattamenti con prodotti sempre più tossici e che provoca l’in- sorgenza di ceppi di insetti resistenti ai fitofarmaci.
In questa ottica individuò una trentina di nemici delle psille del pero: predatori, parassitoidi e funghi parassiti che tengono in freno le popolazioni dei pericolosi fitofagi nelle coltivazioni familiari ove vengono fatti pochissimi trattamenti (di cui 1-2 con in- setticidi), sono ancora efficaci nelle coltivazioni semi-industriali ove sono effettuati 9-10 trattamenti (di cui 3-4 con insetticidi), mancano totalmente nelle coltivazioni industriali sottoposte a 18-23 trattamenti (di cui 8-10 con insetticidi); situazione quest’ultima che porta alla completa ingovernabilità delle psille e al conseguente taglio delle piante.
Analogamente mise in luce il nutrito stuolo di parassiti e predatori che gravita in- torno a tre minatori fogliari del melo, i Lepidotteri Stigrmella malella (St.), Leucoptera malifoliella Costa, Phyllonorycter blancardella (F.), divenuti improvvisamente preoccu- panti in Piemonte. Indagò le complesse relazioni che intercorrono fra i limitatori natu- rali dei tre lepidotteri e fra questi e i parassitoidi di altri minatori fogliari e individuò il delicato giuoco di sinergismi e vicarianze in cui le piante vegetanti in boschi e incolti, e quindi non sottoposte a trattamenti con insetticidi, rivestono il ruolo di preziosi ser- batoi di utili parassitoidi.
Compì studi biologici ed epidemiologici su Phloeomyzus passerinii (Sign. ), Pafide lanigero del pioppo divenuto pericolosamente infestante in anni recenti nei pioppeti piemontesi. Ne rilevò 30 limitatori naturali e dimostrò che l’improvvisa esplosione del- le sue popolazioni era dovuta all’impiego di esteri fosforici nella lotta contro insetti lignicoli e defogliatori.
In lunghi anni di osservazioni in campo, di indagini accurate e di studi ininterrot- ti, avvantaggiato dalla formidabile conoscenza della botanica che i colleghi gli hanno sempre invidiato, aveva maturato concetti precisi sulle cause che favoriscono le migra- zioni degli insetti dagli incolti e dagli ecosistemi naturali alle coltivazioni. Espresse il suo pensiero lucido e illuminato nella meditata e sintetica relazione tenuta al 15° Con- gresso Nazionale Italiano di Entomologia, nel giugno 1988 a L’ Aquila.
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Fig. 4 — Il professore Carlo Vidano durante un sopralluogo in campo con gli amici auchenorrincologi in occasione del 6th Auchenorrhyncha Meeting. Valle di Susa (TO), settembre 1987.
La sua lunga esperienza, avvalorata dalla tenacia oltre che dalla convinzione e dal coraggio con cui propugnava le sue idee, non passava inosservata. Venne chiamato dal- l'Ente di Sviluppo Agricolo del Veneto (ESAV) a far parte del ristretto gruppo di spe- cialisti incaricati di chiarire i concetti di agricoltura biologica, agricolture alternative, agricolture eco-compatibili e di formulare proposte concrete per introdurre nel settore primario innovazioni atte a rendere conciliabile la produzione con la tutela delle risorse naturali e della salute dell’uomo. Fu un compito molto impegnativo e sofferto. In pa- recchie occasioni dovette difendere con energia l’integrità delle sue opinioni dai nume- rosi tentativi di addomesticamento, ma non scese mai a compromessi. Il lavoro, con- dotto collegialmente, approdò all’affollatissimo Convegno, tenuto il 30 giugno 1989 al Centro Congressi-Agricenter nell’area della Fiera di Verona, dal titolo ‘‘Agricoltura e Ambiente. Proposte per una agricoltura eco-compatibile’ e all'omonimo volume nel quale egli svolse il capitolo ‘Difesa da fitofagi e patogeni”.
Grande parte della multiforme e poliedrica attività scientifica venne dedicata al settore apidologico. I suoi contatti con l’apicoltura iniziarono nell’a.a. 1959-1960 quando, conseguita la Libera Docenza in Entomologia agraria, ebbe l’incarico di insegnamento del corso di Bachicoltura e Apicoltura presso la Facoltà di Agraria di Torino. Dieci an- ni dopo, nel concorso alla cattedra di Entomologia agraria di Piacenza, risultò primo in graduatoria e fu chiamato a ricoprire la cattedra di Bachicoltura e Apicoltura a Tori- no. Cattedra in soprannumero, assegnatagli perchè vincitore di una cattedra di Ento- mologia agraria e incaricato per più di 9 anni di un insegnamento ufficiale di disciplina compresa in quella per la quale era stato bandito il concorso.
Era la prima cattedra di Apicoltura in Italia e la sua istituzione suscitò grandi atte- se ed entusiasmo nel mondo apicolo ma anche critiche e dissensi da parte di colleghi
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che ritenevano dovessero prioritariamente venire privilegiati altri settori agricoli, a lo- ro dire più importanti. Carlo Vidano avrebbe potuto divenire un segno di contraddi- zione e di divisione; invece seppe armonizzare gli impegni verso il mondo applicativo — e verso il mondo scientifico con la comprensione e la fermezza che lo distinguevano.
Coerente ai suoi principi di etica accademica, secondo cui la Cattedra doveva ve- nire onorata non soltanto con l’insegnamento ma soprattutto con la ricerca, interruppe gli studi su soggetti eminentemente di entomologia agraria e intraprese quelli apicoli. Nell’elenco delle sue pubblicazioni la separazione appare netta: argomenti di entomolo- gia agraria fino al 1968, anno in cui andò a ricoprire la cattedra di Bachicoltura e Api- coltura, di apicoltura dal 1969 al 1976, anno in cui fu chiamato alla cattedra di Ento- mologia agraria, di entrambi i settori di ricerca dal 1977, anno in cui riuscì a far con- fluire i due Istituti, di Entomologia agraria e di Bachicoltura e Apicoltura, nell’unico Istituto di Eniomelagia agraria e Apicoltura.
Iniziò con significative illustrazioni delle copertine de ‘‘L’apicoltore moderno”, corredate da efficaci commenti, e con scritti di alto livello che immediatamente qualifi- carono la rivista. Rivista che egli rifondò scientificamente nel 1975, quando ne assunse la direzione, e condusse magistralmente fino alla morte. L’apicoltore moderno, donato da Maria Grada Angeleri all’Istituto di Apicoltura dell’Università di Torino per la pub- blicazione di ‘memorie scientifiche, tecniche e notiziari di interesse apicolo”’, fu dota- to di summary, parole chiave, veste tipografica dignitosa e venne ben presto recensito da ‘‘Apicultural Abstracts”, “Chemical Abstracts’’, “Review of Applied Entomology”’
Momenti di incontro fra i mondi apicoli scientifico e applicativo furono gli appun- tamenti di apicoltura che egli organizzò a Torino: Congresso Nazionale di Apicoltura nel 1970, in occasione del 60° anniversario de L’apicoltore moderno; Simposio Inter- nazionale sui problemi di Flora mellifera e Impollinazione nel 1972, per incarico del Consiglio Esecutivo di Apimondia; Convegno ‘Passato e Presente dell’ Apicoltura Su- balpina”’ nel 1982, nell’ambito dell’ Associazione ‘Per un Museo dell’ Agricoltura in Pie- monte”, al Teatro Regio, con oltre 2.000 partecipanti, arricchito da tavole rotonde ed esposizione museologica. Intanto riorganizzava l'Osservatorio di Apicoltura, curando la sistemazione della sede di Reaglie, sulla collina di Torino, e della Stazione alpina di Pragelato, situata a 1.450 m s.l.m. in Val Chisone, e animava con la sua presenza innumerevoli incontri e convegni in ogni angolo d’Italia, ove portava la sua voce appas- sionata in favore dell’apicoltura, in un incessante fervore di opere e di studi.
Per quanto attiene ad argomenti di ricerca, mise a frutto la sua lunga esperienza nel campo della microscopia elettronica a trasmissione, a cui aveva dedicato molte energie durante gli studi sui virus fitopatogeni trasmessi da insetti, per indagare i singolari mi- crovilli dell'intestino dell’ape — accertandone la forma affusolata, l'andamento sinuo- so e il rapporto diametro di base: lunghezza = 1:100-200 mentre quelli degli Auche- norrinchi e di altri animali si presentano cilindrici, orientati verticalmente, con un rap- porto diametro di base: lunghezza = 1:10 — e per documentare la presenza di numerose particelle pleomorfiche — aventi lunghezza di circa 300-350 nm, diametro di circa 100-180 nm, pareti tristratificate — nell’emolinfa di api parassitizzate da Nosema apis Zander, particelle che vennero poi descritte come virus filamentoso (F-virus). Al mi- croscopio elettronico a scansione indagò anche le modificazioni subite dal polline nei passaggi dall’antera del fiore alla cestella dell’ape e al miele.
In collaborazione con l’Istituto di Biochimica dell’Università di Torino dimostrò che gli enzimi saccarasi e amilasi, fondamentali per la maturazione del miele, hanno prevalente origine animale, poiché sono prodotti dalle ghiandole ipofaringee delle api operaie che li aggiungono al nettare. Avviò gli studi sull’impollinazione, sulla caratte- rizzazione botanica e chimico-fisica dei mieli e altri prodotti dell’alveare, sulla flora mel- lifera; studi che oggi sono continuati dai suoi allievi.
CARLO VIDANO ENTOMOLOGO 11
Provetto entomologo quale era, riusci a estrinsecare le capacita acquisite nel setto- re di provenienza senza sconfinare dal campo dell’apicoltura. Segnalò la comparsa nei robinieti dell’Italia settentrionale di P. robiniella, minatore neartico della robinia, pian- ta mellifera per eccellenza, ne mise a punto ciclo biologico, diffusione e distribuzione sul territorio, compì una missione negli U.S.A. alla ricerca dei parassitoidi naturali, in- dagò i limitatori endemici che si erano adattati al nuovo fitofago; in breve compì uno studio completo sul microlepidottero nuovo per l’Italia. Durante la citata missione ne- gli U.S.A. rilevò i principali fitofagi colà dannosi a Robinia pseudacacia L. e ne segnalò il pericolo dell’introduzione in Europa: il Cerambicide Megacyllene robiniae (Forst.), il Crisomelide Xenochalepus dorsalis (Thunb.), i Gracillariidi Phyllonorycter ostensackenel- la Fitch e Ph. robiniella, il Gelechiide Gelechia pseudoacaciella (Chamb.), lo Psichide Thyridopteryx ephemeraeformis (How.), il Membracide Vanduzea arquata (Say). Nel 1988, avendone accertato la comparsa in Italia, iniziò lo studio della biologia e dell’epidemio- logia del minatore fogliare Ph. robiniella. Non ebbe il tempo di completare le indagini e anche la segnalazione del nuovo nemico della robinia fu stampata postuma.
Parimenti indagò il Coleottero Potosia opaca (Fabr.), uno Scarabeide nemico del- l’alveare perchè glicifago allo stadio adulto, poco noto sia dal punto di vista entomolo- gico che da quello apicolo. Ne rilevò gli aspetti sistematici, corologici, etologici, biolo- gici e ideò un metodo di lotta ingegnoso ed efficace, mediante l’apposizione alla porti- cina dell’alveare di grate metalliche con fori di calibro adatto all’ingresso delle api e all’esclusione del coleottero.
Condusse ricerche sullo sviluppo ontogenetico di Braula coeca Nitzsch, commen- sale dell’ape, accettando che il Dittero compie una sola generazione all’anno e che la sua larva vive negli opercoli delle cellette del miele entro cui scava gallerie. Potè così suggerire un metodo di lotta molto semplice, in alternativa all’uso dei prodotti chimici, sempre pericolosi nel particolare ambiente dell’alveare e comunque aleatori: l’asporta- zione degli opercoli del miele in luglio e agosto. Più recentemente molto si adoperò per trovare soluzioni al grave problema dell’ Acaro Varroa jacobsoni Oud., che ha messo in crisi l’apicoltura non solamente italiana, recandosi persino in Cina presso istituti di Apicoltura per studiare più da vicino il preoccupante fenomeno.
Il campo in cui lasciò l’impronta più qualificante della sua opera di apidologo fu quello della lotta strenua e senza quartiere ai trattamenti antiparassitari sulle piante in fioritura. La sua ferma presa di posizione derivava dalle drammatiche segnalazioni delle numerose stragi di api che giungevano da ogni parte d’Italia all’Istituto di Apicol- tura appena fondato, a testimoniare il degrado ambientale e l’impiego scorretto di in- setticidi. Intraprese subito (eravamo nel 1969) un programma di studio sull’azione de- gli antiparassitari agricoli (insetticidi, acaricidi, fungicidi, erbicidi) verso l’ape, sull’e- sempio di quelli avviati in altri Paesi, ma con una distinzione sostanziale, per lui imprescindibile: assoluta autonomia di lavoro, di scelta dei prodotti, di pubblicazione dei risultati, di libertà di giudizio.
Le ricerche vennero avviate con spirito pionieristico e con mezzi di fortuna, fra la incomprensione, la sufficienza e persino la contrarietà più o meno esplicita di colle- ghi che invece di incoraggiare il programma esprimevano dubbi sulla riuscita di un’im- presa quasi disperata, qualora condotta con serena obiettività, ma diedero frutti assai soddisfacenti. Carlo Vidano mise a punto metodi di analisi per saggiare la tossicità di composti chimici verso l’ape e per rilevarne i residui nell’ape e nei prodotti dell’alveare e illustrò i risultati delle sperimentazioni in innumerevoli conferenze, convegni, con- gressi nazionali e internazionali con fermezza, coraggio, fede incrollabile nelle sue con- vinzioni. Egli, solitamente tollerante, longanime, generoso nei giudizi, diveniva severo, inflessibile, intransigente quando difendeva l’ape e l’apicoltura dall’insidia mortale dei
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trattamenti in fioritura con prodotti subdolamente indicati come selettivi per gli insetti utili. Molte etichette menzognere vennero rettificate, molti prodotti vennero trasferiti dalla III o dalla IT alla I classe tossicologica, molti decreti vennero promulgati per vie- tare l’uso di insetticidi e acaricidi sulle piante in fioritura, mentre anche il pericolo di certi fungicidi ed erbicidi veniva messo in evidenza. Negli ultimi mesi della sua vita, con lungimirante preveggenza e inflessibile energia, fu il primo a lanciare l’allarme per l’uso in agricoltura di fenoxycarb, un regolatore di crescita degli insetti attivo anche a dosi estremamente basse che sta creando gravi disagi negli allevamenti di Bombyx mori L. e di altri insetti utili. La sua opera ora prosegue attraverso il lavoro dei collabo- ratori che egli ha saputo sensibilizzare e indurre a continuare la sperimentazione con serietà e dedizione.
Nativo di Caluso, ridente borgo del verde Canavese, terra di rigogliosi vigneti e di ottimo vino, dedicò molte energie allo studio delle alterazioni e malattie della vite causate da insetti fitomizi. Indagò gli Eterotteri dell’agroecosistema vigneto della re- gione mediterranea; svolse ricerche sulla ‘‘rissetta’’ della vite, affezione che si esprime con arricciamenti e distorsioni delle foglie ed è causata dal Miride Lygus spinolai (Meyer- Duer) che da siepi e incolti, dove abitualmente vive, passa sulle viti di piccoli e isolati vigneti; analizzò i possibili rapporti fra Tiflocibini e degenerazione infettiva della vite; osservò, sperimentò e comparò le risposte della vite alle punture di nutrizione dei Cica- dellidi E. vitis, J. lybica, Z. rhamni, A. dalmatina, del Membracide S. bisonia, dell’ Acaro Tenuipalpide Tenuipalpus granati Sayed; considerò le sintomatologie simili a virosi in- dotte da insetti; compì studi su Auchenorrinchi accusati o sospettati di essere dannosi alla vite in Italia, ne fornì dati biologici inediti e mise in luce i numerosi nemici natura- li che ne tengono abitualmente in freno le popolazioni; accertò la soglia di intervento della cicalina verde della vite, E. vitis.
Negli ultimi anni dedicò gran parte delle ricerche alla Flavescenza dorata della vi- te (FD), ampelopatia che provoca arrotolamento e ispessimento fogliare, mancata ma- turazione di tralci e grappoli, nei casi gravi morte della pianta e che è causata da un MLO (Mycoplasma Like Organism). Riprese gli studi su S. #tanus, universalmente rite- nuto unico vettore del MLO agente della malattia, e lo saggiò in campo e in laboratorio in prove di trasmissione. Constatato che la FD era presente in areali ove S. Htanus era assente, rivolse l’attenzione anche ad altri Auchenorrinchi del vigneto, soprattutto Hya- lesthes obsoletus Sign., Philaenus spumarius (L.), Aphrodes bicincta (Schrank), Neoalitu- rus fenestratus (H.-S.), Macrosteles cristatus (Rib.), M. laevis Rib., M. quadripunctulatus (Kirschb.), M. sexnotatus (Fall.), Fieberiella florii (Stal), Euscelidius variegatus (Kirschb.), Euscelis incisus (Kirschb.), e ne prospettò il probabile ruolo nella trasmissione dell’a- gente fitopatogeno alla vite. Aveva ultimato le indagini su sintomi fogliari, Auchenor- rinchi vettori di MLOs e piante erbacee affette da micoplasmosi ed era giunto a mette- re in evidenza il MLO della FD nella vite e in S. tetanus.
Dotato di volontà ed energia incomparabili appariva infaticabile, capace come era di rimanere in attività senza soste nè cedimenti molto più a lungo dei collaboratori, ma era disponibile con tutti e interrompeva immediatamente qualsiasi occupazione per elargire consigli, suggerimenti, aiuto, conforto a chi ne aveva bisogno, salvo a recupera- re la notte il tempo sottratto alle sue incombenze, che assolveva con scrupoloso punti- glio e assoluta puntualità.
Fra un viaggiatore entusiasta e instancabile. Dalla cattedra frequentò tutti i con- gressi internazionali di apicoltura e di entomologia, i congressi nazionali italiani di en- tomologia — e rimane memorabile per tutti noi il XIII, che egli organizzò a Sestriere
CARLO VIDANO ENTOMOLOGO 13
dal 27 giugno al 1 luglio 1983 —, innumerevoli altri convegni in Italia e in tutti i conti- nenti e compì viaggi di studio non soltanto nei paesi europei ma anche in Cina, India, Africa, Australia e molti negli U.S.A. per discutere e scambiare opinioni con gli specia- listi dei vari settori di ricerca.
Nell'agosto 1989, un mese prima della scomparsa, compì quello che sarebbe stato l’ultimo viaggio di studio della sua vita. Con gli amici del United States Department of Agriculture in Beltsville, nel Maryland, discusse a lungo su nuovi metodi per il repe- rimento e l’individuazione dei micoplasmi e degli spiroplasmi nei diversi tessuti delle piante ospiti e degli insetti vettori, su problemi di allevamento di parassitoidi oofagi e di insetti utili da trasferire in programmi di lotta biologica, su aspetti dell’apicoltura statunitense, sull’importanza dello studio degli ormoni degli insetti nelle loro moltepli- ci implicazioni. In quella occasione mise molto impegno anche nella ricerca dei nemici di Metcalfa pruinosa (Say), Flatide neartico polifago giunto recentemente in Italia ove si moltiplica preoccupantemente su piante coltivate e spontanee.
Frequenti erano anche i sopralluoghi in campagna ove la preparazione di agrono- mo, l’esperienza vissuta e la profonda conoscenza della mentalità contadina gli consen- tivano di dialogare in tutta cordialità con gli agricoltori. E ovunque, con la inseparabile macchina fotografica, documentava aspetti e situazioni inedite da trasferire nella ricer- ca e nella didattica.
Molte energie dedicò all’insegnamento, compito che ha svolto sempre con grande impegno. Agli allievi dei corsi di laurea, di dottorato di ricerca, di qualificazione per tecnici e delle scuole di specializzazione, agli apicoltori e agli agricoltori che accorreva- no alle sue conferenze egli impartiva lezioni monografiche su argomenti di viva attuali- tà scaturiti dalle sue ricerche, con parole chiare e semplici, schiette e cordiali che av- vincevano, pervase da un grande amore per la natura e dalla convinzione che fosse ne- cessario anteporre il beneficio ecologico al beneficio economico.
Ha dato alle stampe 279 pubblicazioni che testimoniano la profonda conoscenza dell’entomologia e della botanica, ma grande rimane il rimpianto per il patrimonio scien- tifico perduto con lui, per i lavori che ha lasciato incompiuti, per il trattato di entomo- logia agraria e la monografia dei Tiflocibini italiani che, nonostante le sollecitazioni, aveva riservato all’età più avanzata e vagheggiava di illustrare con iconografia inedita e personale.
Faceva parte della nostra Accademia dal 1969, dell’Accademia di Agricoltura di Torino, dell’Accademia Italiana della Vite e del Vino, dell’ Auchenorrhyncha Commit- tee, della Melliferous flora and pollinating standing Commission of Apimondia, ma non sollecitò mai cariche od onorificenze, completamente assorbito dal lavoro che svolgeva con passione e da cui si sentiva pienamente appagato.
All’Istituto di Entomologia agraria e Apicoltura che amava sopra ogni cosa e che era tutta la sua vita ha donato le oltre 100.000 diapositive di soggetto apicolo, entomo- logico e zoologico scattate in ogni parte del mondo che costituiscono la base di 15 inse- gnamenti universitari, la biblioteca zoologico-entomologica arricchita con le opere spe- cialistiche ricevute in omaggio dagli amici auchenorrincologi, la preziosa collezione dei Tiflocibini italiani, cioè l’intero patrimonio scientifico, senza clamore nè enfasi, sem- plicemente perché lo riteneva un atto di lealtà verso i collaboratori, la società, la scienza.
Non ha scritto un testamento spirituale; forse nelle sue grandi modestia e sempli- cità non lo ha ritenuto opportuno. La sua vita irreprensibile, basata su onestà cristalli- na, umiltà francescana, amore cristiano per il prossimo, distacco dai beni terreni, dedi- zione assoluta allo studio e alla ricerca e illuminata dal suo sorriso aperto e cordiale, rimane un modello esemplare per colleghi, allievi, amici.
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A. ARZONE
CARLO VIDANO Elenco delle pubblicazioni
1956. La etologia postembrionale eteroica dello Stenorhynchites coeruleocephalus Schaller (Coleoptera Curculionidae) (in coll. con GOIDANICH A.). Atti Accad. Sci. Torino 90, 1955-56, 71-80.
1956. Comparazione ecologica ed etologica dei Lasiorrhynchites praeustus Boheman e cavifrons Gyllen- hal (Coleoptera Curculionidae) (in coll. con GOIDANICH A.). Atti Accad. Sci. Torino 90, 1955-56, 509-524.
1958. Sulla comparsa di numerose forme di Rhopalosiphum oxyacanthae (Schrk) Borner (Hemiptera Aphi- didae). Atti Accad. Sci. Torino 92, 1957-58, 213-224.
1958. Le Cicaline italiane della Vite (Hemiptera Typhlocybidae). Boll. Zool. agr. Bachic., s. II, 1, 1957-58, 61-115.
1959. Possibili rapporti tra Emitteri Tiflocibidi e degenerazione infettiva della Vite. Notiz. Mal. Piante 47-48 (N.S. 26-27), 219-226.
1959. La xero-xilofagia del terzo Lasiorrhynchites italiano, L. olivaceus Gyllenhal (Coleoptera Curculio- nidae) (in coll. con GOIDANICH A.). Atti Accad. Sci. Torino 93, 1958-59, 233-251.
1959. Olociclo monoico sull’ospite secondario del Rhopalosiphum oxyacanthae (Schrank) Borner in na- tura ed in esperimento (Hemiptera Aphididae). Boll. Zool. agr. Bachic., s. II, 1, 1957-58, 209-225. 1959. La specializzazione etologica degli Pselaphorrhynchites nanus Paykull e tomentosus Gyllenhal (Co- leoptera Curculionidae) (in coll. con GOIDANICH A.). Atti Accad. Sci. Torino 94, 1959-60, 141-177. 1959. Revisione delle Erythria ed Erythridea alpine con descrizione di specie nuove (Hemiptera Ty- phlocybidae). Boll. Ist. Ent. Univ. Bologna 23, 1958, 293-343.
1959. Sull’anolociclo del Rhopalosiphum padi (Linnaeus) Rogerson (Hemiptera Aphididae). Memorie Soc. ent. ital. 38, 188-196.
1959. Analisi morfologica ed etologica del ciclo eterogonico di Rhopalosiphum oxyacanthae (Schrank) Börner su Pomoidee e Graminacee (Hemiptera Aphididae). Boll. Zool. agr. Bachic., s. II, 2, 1-225. 1959. Sulla identificazione specifica di alcuni Erythroneurini europei (Hemiptera Typhlocybidae). An- nali Mus. Civ. St. Nat. Giacomo Doria 71, 328-348.
1959. Indagini sopra un deperimento della Vigna sinensis Endlicher in coltura italiana. Boll. Zool. agr. Bachisio So 3h. 207:
1960. La generazione anfigonica di Aphis (Doralis) fabae Scopoli sull’ospite secondario (Hemiptera Aphi- didae). Atti Accad. Sci. Torino 94, 1959-60, 39-53.
1960. Dioecia obbligata in Typhlocyba (Ficocyba n. subg.) ficaria Horvath (Hemiptera Typhlocybidae). Boll. Ist. Ent. Univ. Bologna 24, 121-145.
1961. Variazioni infraspecifiche in Erythroneura provocate da fattori ambientali abiotici (Hemiptera Homoptera Typhlocybidae). Atti Accad. Sci. Torino 95, 1960-61, 527-533.
1961. Descrizione di una nuova specie di Typhlocyba (subg. Edwardsiana) dei Platanus (Hemiptera Ho- moptera Typhlocybidae). Memorie Soc. ent. ital. 40, 44-50.
1961. Una cicalina nuova nemica dei Platani in Italia, la Typhlocyba (Edwardsiana) platanicola Vidano. Italia agric. 98 (12), 1157-1165.
1961. L’influenza microclimatica sui caratteri tassonomici in Tiflocibidi sperimentalmente saggiati (He- miptera Typhlocybidae). Memorie Soc. ent. ital. 40, 144-167.
1961. Scoperta della dioecia obbligata in Typhlocyba ficaria Horvath (Hem. Hom. Typhlocybidae) (Nota riassuntiva). XI Int. Kongr. Ent., Wien, August 17-25, 1960, 1, 46-48.
1962. Sulle modalità dell’ultimo esuviamento larvale o muta pupale di un Lepidottero Saturniide. Atti Accad. Sci. Torino 96, 313-331.
1962. Ampelopatie da Tiflocibidi. La Empoasca libyca Bergevin nuovo nemico della Vite in Italia. Ita- lia agric. 99 (4), 329-344.
1962. Sulla alterata morfogenesi in Auchenorinchi parassitizzati e sulle sue interferenze speciografiche (Hemiptera Homoptera Jassidae). Atti Accad. Sci. Torino 96, 1961-62, 557-574.
24. 25
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CARLO VIDANO ENTOMOLOGO 15
1962. Massiccio attacco alle viti insulari dell’Erzpoasca libyca. G. Agric. 72 (45), 11 novembre 1962, 427. 1963. Esiste in Europa la virosi della Vite detta ‘‘Pierce’s disease’? Att Accad. Sci. Torino 97, 1962-63, 289-324.
1963. Appunti comparativi sui danni da Cicaline alla Vite. Inftore fitopatol. 13, 173-177.
1963. Alterazioni provocate da Insetti in Vitis osservate, sperimentate e comparate. Annali Fac. Sci. agr. Univ. Torino 1, 1961-62, 513-644.
1963. Deviazione trofica ampelofila della Ceresa bubalus Fabricius e rispondenza reattiva del vegetale. Atti Accad. Sci. Torino 98, 1963-64, 193-212.
1963. Eccezionali strozzature anulari caulinari provocate da Ceresa bubalus Fabricius in Vitis. Annali Fac. Sci. agr. Univ. Torino 2, 1962-63, 57-108.
1964. Scoperta in Italia dello Scaphoideus littoralis Ball Cicalina americana collegata alla ‘‘Flavescence dorée’”’ della Vite. Italia agric. 101 (10), 1031-1049.
1964. Reperti inediti biologici e fitopatologici della Ceresa bubalus Fabricius quale nuovo fitomizo del- la Vite. Riv. Vitic. Enol. 17 (11), 457-482.
1964. Contributo alla conoscenza dei Typhlocybidae di Sardegna. Arch. Bot. Biogeogr. ital. 40, s. IV, 9 (4), 308-318.
1964. Ecologia biotica, nidificazione e ciclo di Haplorhynchites pubescens Fabricius (Coleoptera Curcu- lionidae). Annali Fac. Sci. agr. Univ. Torino 2, 1962-63/1963-64, 401-430.
1965. A contribution to the chorological and oecological knowledge of the European Dikraneurini (Ho- moptera Auchenorhyncha). Zool. Beitr., N.F., 11 (1/2), 343-367.
1965. Indagini comparative su Javesella pellucida (Fabricius) e Laodelphax striatellus (Fallén) quali vet- tori del Virus del nanismo ruvido del mais (‘‘Maize rough dwarf virus’’) (in coll. con HARPAZ I., Lo- VISOLO O., CONTI M.). Atti Accad. Sci. Torino 99, 1964-65, 885-901.
1965. Sulle Forcipata transalpine e cisalpine con descrizione di specie nuove (Homoptera Typhlocybi- dae). Boll. Zool. agr. Bachic., s. II, 6, 1964-65, 37-60.
1965. Trasmissioni con Afidi di un ‘“Cowpea mosaic virus” isolato da Vigna sinensis Endl. in Italia (in coll. con CONTI M.). Att Accad. Sci. Torino 99, 1964-65, 1041-1050.
1965. Responses of Vitis to insect vector feeding. Proc. Int. Conf. Virus and Vector Perennial Hosts, with special reference to Vitis, Davis, Calif., September 6-10 1965, 73-80.
1966. Dimostrazione al microscopio elettronico di particelle del virus del nanismo ruvido del mais (MRDV) nel vettore Laodelphax striatellus Fallén (in coll. con BASSI M.). Atti Accad. Sci. Torino 100, 1965-66, 73-78.
1966. Trasmissione del virus del nanismo ruvido del mais (MRDV) a Triticum vulgare L. per mezzo di Laodelphax striatellus Fallen (in coll. con LovisoLo O., CONTI M.). Att Accad. Sci. Torino 100, 1965-66, 125-140.
1966. Trasmissione del Virus del nanismo ruvido del mais ad Avena sativa L. con Laodelphax striatellus Fallén (in coll. con LovisoLo O., CONTI M.). Atti Accad. Sci. Torino 100, 1965-66, 351-358. 1966. Virus-like particles in both Maize plant infected with Maize Rough Dwarf Virus and the Vector Laodelphax striatellus Fallen (in coll. con GEROLA F.M., BAssi M., LovisoLo O.). Phytopath. Z. 56 (1), 97-99.
1966. Nuovi ospiti sperimentali del virus del nanismo ruvido del mais (MRDV) (in coll. con Loviso- LO O., CONTI M.). Atti Accad. Sci. Torino 100, 1965-66, 699-710.
1966. Il Maize rough dwarf virus in ghiandole salivari e in micetoma di Laodelphax striatellus Fallén. Atti Accad. Sci. Torino 100, 1965-66, 731-748.
1966. Introduzione in Italia di Polynema striaticorne Girault parassita oofago di Ceresa bubalus Fabri- cius. Boll. Soc. ent. ital. 96 (3/4), 55-58.
1966. Electron microscopic observations on wheat plants experimentally infected with Maize Rough Dwarf Virus (in coll. con GEROLA F.M., Bassi M., LovisoLo O.). Caryologia 19 (4), 493-503. 1966. Scoperta della ecologia ampelofila del Cicadellide Scaphoideus littoralis Ball nella regione neartica originaria. Annali Fac. Sci. agr. Univ. Torino 3, 1964-65/1965-66, 297-302.
1967. Sintomatologia esterna ed interna da insetti fitomizi su Vitis. Annali Accad. Agric. Torino 109,
16
49.
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Dis
D2.
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78. =
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1966-67, 117-136.
1967. Microecologia e moltiplicazione di MRDV nel vettore. Atti Accad. Sci. Torino 101, 1966-67, 717-733.
1967. Microecologia e moltiplicazione di virus fitopatogeni dioici nell’insetto vettore. Atti VII Congr. Naz. Ital. Ent., Verona, 10-13 settembre 1967, 19-31. Annali Fac. Sci. agr. Univ. Torino 4, 1966-67/1967-68, 1-16.
1967. Virus fitopatogeno nel suo insetto vettore. Atti VI Congr. ital. avvii Elettronica, Siena, 29-31 ottobre 1967, 67-70. Annali Fac. Sci. agr. Univ. Torino 4, 1966-67/1967-68, 33-36.
1967. Peculiarità biologiche dell Oecanthus pellucens Scopoli ampelofilo (Orthoptera Oecanthidae). Annali Fac. Sci. agr. Univ. Torino 4, 1966-67/1967-68, 37-50.
1968. Riuscita acclimatazione in Italia di un parassita oofago della Cicalina-bufalo americana. G. Agric. 78 (8), 25 febbraio 1968, 90.
1968. Precisione e labilità fenologiche di un Calcidoideo Mimaride. Atti Accad. Sci. Torino 102, 1967-68, 581-587.
1968. Electron microscopy of leafhopper-transmitted viruses. Proc. XIII Int. Congr. Ent., Mehdorn. 2-9 August 1968 (1972) 3, 450.
1968. Moltiplicazione e disseminazione di Polynema striaticorne Girault (Hymenoptera Mymaridae) (in coll. con MEOTTO F.). Annali Fac. Sci. agr. Univ. Torino 4, 1966-67/1967-68, 297-316.
1968. Recensione a: Servadei A., Rhynchota (Heteroptera, Homoptera Auchenorhyncha). Catalogo to- pografico e sinonimico. Boll. Soc. ent. ital. 98 (7/8), 120.
1968. Microtubuli granulari in Laodelphax infettato con MRDV. Atti Accad. Sci. Torino 102, 1967-68, 641-648.
1969. Cose che capitano nella “terra del vino’’..... e dell’ Apis mellifica ligustica. Inftore Agr. 25 (17), 768. 1969. Vescicole fagocitiche nel ciclo di Maize rough dwarf virus in Laodelphax. Atti Accad. Sci. Torino 103, 1968-69, 559-568.
1969. Insegnamenti del XXII Congresso Internazionale di Sassi Apicolt. mod. 60 (8/9), 171-174. 1969. Laodelphax. Encicl. agr. ital, R.E.D.A., 6, 660-661.
1969. Lasiorinchite. Encicl. agr. ital., R.E.D.A., 6, 689-690.
1969. Liburnia. Encicl. agr. ital., R.E.D.A., 6, 902-904.
1969. Creazione dell’‘Osservatorio di Apicoltura Don Giacomo Angeleri”. Apicolt. mod. 60 (12), 256-257. 1969. Ciclo riproduttivo di un virus fitopatogeno nell’insetto vettore. Memorie Soc. ent. ital. 48, 94-102. 1970. Prospettive dell’Osservatorio di Apicoltura dell’Università di Torino. Atti Congr. Naz. Apic., Torino, 14-15 marzo 1970, 27-34. Apicolt. mod. 61 (6), 122-130.
1970. Phases of Maize Rough Dwarf Virus multiplication in the vector Laodelphax striatellus (Fallen). Virology 41 (2), 218-232.
1970. Breve cronaca del Congresso Nazionale di Apicoltura. Boll. Soc. ent. ital. 102 (3/4), 41-42. 1970. Viruslike symptoms on grapevine induced by insects. In: Virus diseases of small fruits and gra- pevine, Univ. Calif., Berkeley, 256-260.
1970. Microvilli dell’intestino di operaia di Apis mellifera ligustica Spinola. Apicolt. mod. 61 (3), I-II. 1970. Simbolo, con ape e fiore stilizzati, preparato dall’Istituto di Apicoltura dell’Università di Torino per il Congresso Nazionale di Apicoltura tenutosi a Torino nei giorni 14-15 marzo 1970. Apicolt. mod. 61 (4), I-II.
1970. Ape impollinatrice al lavoro su fiore di Tussilago farfara L. Apicolt. mod. 61 (5), I-II.
1970. Ape bottinatrice al lavoro su fiore di Robinia pseudoacacia L. Apicolt. mod. 61 (6), I-II 1970. Parte di apiario nomade allogato a Pragelato (m 1500). Apicolt. mod. 61 (7), I-II.
1970. Granulo di polline di Robinia pseudoacacia isolato da miele e fotografato al microscopio elettro- nico a scansione. Apicolt. mod. 61 (8/9), I-II.
1970. Foglioline di Robinia pseudoacacia con mine di un Microlepidottero nuovo per l’Italia. Apicolt. mod. 61 (10), I-II
1970. Ape bottinatrice al lavoro su fiore di Caryopteris incana Miquel. Apicolt. mod. 61 (11), I-II. 1970. Apiario sotto la neve a Reaglie, Torino. Apicolt. mod. 61 (12), I-II.
80. 81.
82. 83. 84. 85.
86. 87.
88.
89. 90.
oA.
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93,
94.
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Di:
98.
99,
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105.
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. mod. 76 (6), 203-207. 234. 23% 236. 237,
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Indirizzo dell’A.: Dipartimento di Entomologia e Zoologia applicate all'ambiente Carlo Vidano, Uni- versità degli Studi di Torino, Via Pietro Giuria 15, 10126 Torino.
ALESSANDRA ARZONE & CARLO VIDANO
Dipartimento di Entomologia e Zoologia applicate all’ Ambiente Carlo Vidano - Universita di Torino
DESCRIZIONE DI EUPTERYX SALVIAE NUOVO. TIFLOETBINO DELLA, SALVIA. (*)
(Auchenorrhyncha Cicadellidae)
Salvia officinalis L. in Italia ospita quattro specie di tiflocibini del genere Eupteryx così distribuite: E. stachydearum Hardy in coltivazioni familiari; E. atropunctata Goeze ed E. decemnotata Rey in coltivazioni familiari e industriali; E. collina Flor (= alticola Rib.), specie montana frequente a quote di 1.500-1.600 m su varie specie di Mentha e di Satureja, in coltivazioni industriali piemontesi di pianura dove verosimilmente è giunta con piante officinali (VIDANO & ARZONE, 1976).
Una nuova specie appartenente al gruppo E. melissae Curtis sensu RIBAUT (1936) è stata reperita su S. officinalis in Italia, su S. officinalis, Teucrium polium L., Thymus pulegioides L. e Th. praecox Opiz in Jugoslavia.
Eupteryx salviae n. sp.
Lunghezza dal vertice all’estremitä delle elitre 2,5-3,1 mm nel © e 2,6-3,2 mm nella 9. Capo con 7 macchie scure, 1 subquadrata e 2 irregolarmente triangolari sul vertice, 2 tondeggianti centrali e 2 più o meno allungate laterali sulla fronte (Fig. 1 A, B, C). Elitre con cellule variamente pigmentate di bruno come in E. melissae (Fig. 2). © con lobi del pigoforo neri, tubo anale e lamine genitali chiari, zampe posteriori e tarsi senza zone brune, addome in parte bruno dorsalmente e giallo ventralmente. Stelo dell’edeago uniformemente incurvato, con convessità caudale; porzione canalifera con diametro insensibilmente decrescente dalla base verso l’apice, che è rivolto dor- salmente e presenta 2 coppie di appendici. Edeago simile a quelli di E. stachydearum e di E. collina, dai quali differisce per le dimensioni più ridotte e per le differenti lun- ghezza e disposizione delle 2 coppie di appendici. In E. salviae le appendici più lunghe sono disposte ortogonalmente allo stelo e mostrano profilo rettilineo; quelle più corte formano un angolo retto con le precedenti (Fig. 1 D). Nelle altre 2 specie, il profilo delle appendici distali appare curvilineo: leggermente concavo in E. stachydearum (Fig. 1 E), convesso in E. alticola (Fig. 1 F).
Piante ospiti — Salvia officinalis L., Teucrium polium L., Thymus pulegioides L., Th. praecox Opiz.
Località - Trieste, m 2, 3-X-1961, 3 oo e 2 99 su Salvia officinalis; Split (Dalmazia), m 500, 3-IX-1964, 1 o e 1 Q su Teucrium polium; 1 © e 1 9 su Thymus pulegioides; Dinara Planina (Bosnia), m 1.100, 4-IX-1964, 10 e 2 Q Q su Th. praecox; Lovcén (Montenegro), m 1.300, 7-IX-1964, 8 oo e
(*) Lavoro eseguito con i fondi erogati dal Ministero dell’Università e della Ricerca scientifica e tecno- logica: 60%.
A. ARZONE & C. VIDANO
26
Fig. 1 — Eupteryx salviae n.sp. A, B, vertici di due esemplari, con macchie triangolari differenti, in visione
dorsale. C, capo dell’esemplare B, in visione anteriore. D, edeago. — E, edeago di E. stachydearum Hardy.
— F, edeago di E. collina Flor. Le figure D, E, F sono ugualmente ingrandite.
EUPTERIX:SALVIAE N. SP. 27
7909 suS. officinalis; Titograd (Montenegro), m 42, 8-IX-1964, 1 9 su S. officinalis; Sveta Petka (Serbia), m 800, 31-V-1967, 4 oc e 11 99 su S. officinalis; Vo (Padova), m 14, 20-VII-1975,2 00 e9 99; 9: VIII-1975; 200 e 39 9, 19-VII- 1976, 17 .e:6- 99° su 5. officinalis; Sossano (Vicenza), m 19, 9-VIII-1975, 2 © © e 1 9 su S. officinalis; Prepotto (Udine), m 106, 25-IX-1986, 7 oo e 12 99 su S. officinalis, Nanto (Vicenza), m 39, 26-IX-1986, 4 oo e 7 99 su S. officinalis.
Fig. 2 — Eupteryx salviae n.sp. 9, dal dorso e di lato, su foglia di Salvia officinalis L.
28 A. ARZONE & C. VIDANO
Olotipo ©, allotipo 9, paratipi O e 9 9 di Vo, 9-VIII-1975, nel Dipartimento di Entomologia e Zoologia applicate all’Ambiente dell’Università di Torino.
Gli esemplari del Friuli-Venezia Giulia e delle varie località della Jugoslavia sono stati raccolti dal prof. Carlo Vidano e sono conservati nella sua collezione; quelli del Veneto si trovano nella collezione Arzone. Entrambe le collezioni sono depositate nel Dipartimento di Entomologia e Zoologia applicate all’ Ambiente Carlo Vidano dell’U- niversità di Torino.
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RIASSUNTO
Morfologia, corologia e piante ospiti di Eupteryx salviae, nuovo tiflocibino del gruppo E. #elissae Cur- tis sensu Ribaut, vengono descritte. }
ABSTRACT
Description of Eupteryx salviae, a new typhlocybine of the sage (Auchenorrhyncha Cicadellidae).
Morphology, chorology, and host plants of Eupteryx salviae, a new Typhlocybine of the group E. melis- sae Curtis sensu Ribaut, are described.
Indirizzo degli AA.: Dipartimento di Entomologia e Zoologia applicate all’ Ambiente Carlo Vidano, Univer- sita degli Studi, Via Giuria 15, 10126 Torino.
ANNA Maria Bonvicini PAGLIAI, LUCIANO COCCOLINI & MARISA MARI Dipartimento di Biologia Animale — Università di Modena
NOTE ECO-E TOEDGICHE SU TETRANEURA (TETRANEURELLA) AKINIRE SASAKI*
(Homoptera Pemphigidae)
Tetraneura (Tetraneurella) akinire, specie olociclica con alternanza fra pianta ospite primaria del genere Ulmus e diverse piante ospiti secondarie erbacee sia annuali che perenni, è diffusa nel continente euro-asiatico, con segnalazioni in Cecoslovacchia, Un- gheria, Italia, Yugoslavia, Georgia, Giappone e Corea. In Europa è stata segnalata raramente sulle graminacee (BLACKMAN & EASTOP, 1984) e spesso è stata confusa con T. nigriabdominalis. Hire Ris LAMBERS (1970) propose la loro separazione. Una det- tagliata descrizione della specie e la sua distribuzione in Italia è fornita in un’esauriente monografia da RoBERTI (1972), poco tuttavia si conosce sulla frazione del ciclo legata alla rizosfera.
Nell'ambito di un programma nazionale di ricerca sull’effetto di pratiche agronomiche sulle comunità e le specie del suolo ci è sembrato interessante, quindi, indagare proprio sulla frazione del ciclo legata alla rizosfera, approfittando del fatto che nella pianura padana sono ancora abitualmente presenti gli olmi, che in passato rappresentavano una caratteristica peculiare del paesaggio, in quanto utilizzati come tutori in viticoltura.
L’impostazione della ricerca ha tenuto conto di alcuni fattori importanti quali la natura del terreno, la tessitura, lo stato di lavorazione, il drenaggio e il diverso tipo di coltivazione. Sono state fissate sette stazioni di campionamento, una alla prima perifer- ia di Modena (Parco della Resistenza, ‘“A’’), le altre nei dintorni di Reggio Emilia (S. Rigo “B’’, 8. Maurizio‘C’”, Bazzarola ‘“D’’, V. Gorizia “E”, Maestà ‘EF, Buco CG). Tutte le stazioni presentano caratteristiche analoghe: presenza di olmi, appezzamenti coltivati a sorgo, a mais, a barbabietole, a foraggere, affiancati da appezzamenti incol- ti. I campionamenti sono stati effettuati a cadenza quindicinale a partire dalla fine di maggio e fino alla metà di novembre, su graminacee spontanee sviluppate ai margini delle coltivazioni, su infestanti all’interno degli appezzamenti coltivati e sulle piante coltivate. Nella Tab. 1 è riportato il grado di infestazione delle piante in relazione alle caratteristiche del terreno in ogni stazione. E evidente la correlazione fra natura, con- sistenza, drenaggio del terreno e grado di infestazione.
Nella Tab. 2 sono invece elencate, in ordine di importanza, le piante ospiti secon- darie infestate e la copresenza di Anoecia nemoralis sulla stessa pianta.
Nei campionamenti effettuati entro la prima decade di giugno sono state generalmente rilevate infestazioni più o meno massicce con presenza esclusivamente di virginogenie attere adulte, disposte a grappolo in concamerazioni periradicali costruite dalle formiche, che sono sempre risultate presenti insieme a T. akinire. Si rileva, quindi un’anticipo di circa venti giorni rispetto ai dati riportati da RoBERTI (1972) per la pianura padana.
(1) Lavoro finanziario con fondi M.U.R.S.T. 40%
30 A. M. BONVICINI PAGLIAI, L. COCCOLINI & M. MARI
Fig. 1 — Colonia di T. akinire su radice di sorgo. Più in basso sono evidenti le concamerazioni allestite dalle formiche all’interno delle quali si trovano altrettante ‘‘nidiate’’ (2x). Fig. 2 — Colonia di larve di T. akinire su radice di sorgo raccolta verso la fine di novembre (2x).
Le colonie, quasi sempre molto abbondanti, sono state prevalentemente reperite sulle graminacee spontanee dei generi Setaria, Echinochloa, Alopecurus, Sorgum e su pian- tagioni di sorgo.
La specie predilige terreni sciolti e ben drenati, distribuendosi anche in spazi ri- stretti, prevalentemente su piante cresciute su piccoli dossi o lungo i bordi dei canali di scolo.
Nelle colture di sorgo, trattate con concimi chimici e con erbicidi, le infestazioni piu massicce sono state riscontrate su piante cresciute ai margini della coltura, disperse
ECO ETOLOGIA DI TETRANEURA AKINIRE oi
TAB. 1 — Grado di infestazione in relazione alla natura al drenaggio e alla lavorazione del terreno. Stazione Terreno Drenaggio Lavorazione Infestazione A misto = D'ARTS TA B misto + + + + E argilloso + D argilloso + + + + E argilloso — — F argilloso Per + + G argilloso — a — TAB. 2 — Presenza di T. akinire in relazione alle consociazioni vegetali e in ordine di abbondanza. Stazione Veg. arborea Veg. erbacea Infestazione A Ulmus Alopecurus + Echinochloa + (*) Poa + (*) Lolium + Sorgo colt + Setaria + (*) B Ulmus Lolium Populus Setaria + Salix Echinochloa C Ulmus Setaria Cornus Echinochloa
Sorgum alepensis
D Ulmus Setaria Echinochloa E Ulmus Setaria = Populus Echinochloa + (*) F Ulmus Sorgo colt. + Celtis G Ulmus Setaria >
(*) in associazione con Anoecia nemoralis.
in mezzo alle infestanti, o all’interno dell’appezzamento coltivato, in aree dove le pian- te apparivano più rade, più deboli e accompagnate da infestanti, probabilmente a causa del dilavamento del terreno, alquanto rialzato, a causa delle frequenti e abbondanti piogge che hanno caratterizzato il mese di giugno.
32 A. M. BONVICINI PAGLIAI, L. COCCOLINI & M. MARI
Le graminacee spontanee localizzate nelle aree limitrofe a quelle coltivate sia a mais che a sorgo presentavano un’infestazione tanto più copiosa quanto più prossime alle aree coltivate, mentre, via via che ci si allontanava dagli appezzamenti coltivati le colo- nie apparivano gradualmente meno abbondanti.
= Le caratteristiche delle colonie di T. akinire sia sulle graminacee spontanee che sul sorgo coltivato appaiono abbastanza uniformi. Ogni gruppo di larve deposte da una singola virginogenia, rimane raggruppato nel punto di deposizione, con lo stiletto co- stantemente infisso nella radice, fino al raggiungimento dell’ultimo stadio larvale. (Fig. 1). Si possono così osservare numerosi nuclei di infestazione su una singola radice, co- stituiti da femmine pressochè coetanee e sorelle. Quando si avvicina il momento del- l’ultima muta le attere virginogenie si disperdono lungo gli assi radicali e si incuneano in concamerazioni all’interno delle quali ciascuna femmina depone la prole, che a sua volta rimarrà unita fino all’ultima muta. |
A ogni generazione, quindi, si moltiplicano i nuclei di infestazione a carico del medesimo apparato radicale, fino a che, per l’eccessivo affollamento, si ha la comparsa di esuli alate, le quali procedono alla colonizzazione di altre piante.
Nel mese di luglio, in coincidenza col massimo pullulamento, in tutte le stazioni si è registrato il massimo sviluppo di virginogenie esuli alate.
A meta settembre é stata rilevata in tutte le stazioni la presenza delle prime sessu- pare deuterotoche, riconoscibili immediatamente per la presenza di embrioni dei due sessi, di colorazione diversa, apprezzabile attraverso la cuticola materna (arancio per le femmine ovipare e verde per i maschi).
Per tutto il mese di ottobre sono state rinvenute sessupare alate e anfigonici sui tronchi di olmo, mentre fin verso la fine di novembre sono state raccolte abbondanti colonie di larve attere partenogenetiche sulle radici sia delle graminacee spontanee che sul sorgo rigermogliato nei campi gia arati (Fig. 2).
. La presenza di larve partenogenetiche in tardo autunno e l’esistenza di polimorfi- smo cariotipico intraspecifico (MANICARDI et al., 1993) suggeriscono l’esistenza di po- polazioni capaci di svernare allo stato larvale (anolocicli), che notoriamente (BLACKMAN, 1971; 1974; BLACKMAN et al., 1978; Kar & KHupA-BUKHSH, 1991) favoriscono la con- servazione di frammenti cromosomici nel cariotipo.
L’andamento delle infestazioni nelle aree coltivate suggerisce che gli erbicidi, abi- tualmente utilizzati nelle coltivazioni di sorgo abbiano un’azione repellente verso gli afidi radicicoli, che finiscono con l’infestare le piante disperse ai margini della coltura, dove l’azione dell’erbicida è scarsa o nulla, oppure le piante che, comunque, non risen- tono dell’erbicida, a causa del dilavamento dovuto alle piogge.
Le graminacee spontanee che crescono nelle aree limitrofe alle colture sopportano l’infestazione deviata dalle colture dall'azione repellente degli erbicidi e costituiscono, infine, una sorta di reservoirs su cui possono svernare popolazioni anolocicliche anche in concomitanza con inverni a clima severo, grazie anche alla maggior protezione costi- tuita dall'ambiente ipogeo.
Ringraziamenti — Ringraziamo la Prof. I. Patti dell'Istituto di Entomologia Agraria dell’Università di Catania e la Dott. L. Alimonta dell’Istituto di Entomologia Agraria dell’Università di Milano per la deter-
minazione della specie.
ECO ETOLOGIA DI TETRANEURA AKINIRE 33
BIBLIOGRAFIA
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RIASSUNTO
Sono riportate osservazioni sulla fase radicicola del ciclo di Tetraneura (Tetraneurella) akinire Sasaki in relazione alla natura, al drenaggio e alla lavorazione del terreno e all’applicazione di erbicidi in campi coltivati.
ABSTRACT
Eco-ethological remarks on Tetraneura (Tetraneurella) akinire Sasaki (Homoptera Pemphigidae). The behaviour of radicicolae of T. akinire has been investigated in relation with nature, texture and drainage of the soil and with the spreading of herbicides in Sorgum cultures.
Indirizzo degli AA.: Dipartimento di Biologia Animale, Via Università 4, 41100 Modena
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Mem. Soc. ent. ital., Genova, 72 (1993): 35-48, 31.7.1994
VERA D’Urso* & REINHARD REMANE**
* Dipartimento di Biologia Animale — Catania **Fachbereich Biologie — Marburg
REMARKS ON SOME SEPARATED, PERIEMERIG AND RELICTARY WEST BUR@PEAN POPULATIONS OF TRE ASIATIC GENUS MONGOLOJASSUS ZACHVATKIN: TAXONOMY AND DISTRIBUTION
(Homoptera Auchenorrhyncha)
The genus Mongolojassus was established by ZACHVATKIN (1953) for Deltocephalus sibiricus Horvath, 1901 (type-species) and a newly described Mongolian species, Deltocepha- lus elpatjevskii Zachvatkin, 1953. Later on, several additional species were described (EMEL- JANOV, 1962, 1964, 1972, 1976; DLABOLA, 1965; MITJAEV, 1969) or recognized as be- longing to this very. probably monophyletic taxon of Paralimnini Distant: Arocephalus adarroides Linnavuori, 1952 (EMELJANOV, 1962), Jassargus andorranus Lindberg, 1963 (EMELJANOV, 1964) and Deltocephalus bicuspidatus J. Sahlberg, 1871 (mentioned by Quar- TAU, 1970 as Mongolojassus due to an in litteram information of Vilbaste).
The majority of these species (10) seem to live (probably allopatrically distributed) in steppe and mountain-steppe biotopes in Asia, mainly from Kazakhstan to Mongolia (EMELJANOV, 1964), only few have their areas outside this region: M. vinokurovi Emel- janov, 1976 was described from Eastern Siberia (Jakutsk region); M. bicuspidatus (J. Shlb.) was found so far in Northeastern Europe (near Ladoga lake, Northern Russia); two species only with apparently relictary character of distribution (EMELJANOV, 1964, DELLA GIUSTINA, 1977) were known from Western Europe: M. andorranus (Ldb.) from very restricted area in the Eastern Pyrenees (Andorra) and M. alpinus Della Giustina, 1977 in the Western Alpes (Hautes Alpes east of, Briançon, later recorded from the French Central Mountains, Puy de Dôme, by DELLA GIUSTINA, 1983).
During our field research during the past fifteen peas, we found some additional populations belonging to this genus:
A) A population was found in 1982 in Southern Italy, on the border between Basilica- ta and Calabria, in the region of the Pollino mountains.
B) Several populations were found in 1976 in Northwestern Italy, in valleys south of the Aosta valley.
C) Several populations were found from 1973 on, in Central France, in the Cévennes (Mts de Lozére, Mt. Aigoual).
D) Additional populations were collected from 1972 on, in Andorra and in adjacent Spanish parts of the Pyrenees.
The morphological examination of these allopatrically distributed populations, which all were nearly identical in size, proportions, color and markings, has shown them to belong to four different groups concerning the structure of the male and also of the female genitalia.
Most different in male and female genitalia from all other West European popula- tions is the ‘‘Pollino population’, which in the male genitalia also is clearly different
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Figs 1-4 — Male genital and anal segments, lateral view. M. meritalicus (Serra del Prete)(1); M. servadeinus (Val di Cogne)(2); M. alpinus (Montagne de Lozère)(3); M. andorranus (Port de Cabus)(4). Scale: 0.1 mm.
from all other species according to the descriptions we have seen (the female genitalia apparently have not yet been examined in these species).
(1) This manuscript, containing the description of the species from the Pollino Mountain, was accepted for publication by the Marburger Entomologiche Publicationen in 1984. However, as the publication delayed, it was ‘‘surpassed’’ by a brief description of the new species (D’Urso & REMANE, 1988); further redactional delay induced us to recall the manuscript and to present it in this plase.
WEST EUROPEAN POPULATIONS OF THE GENUS MONGOLOJASSUS 37
Figs 5-8 — Male subgenital plates, ventral view. M. meritalicus (Serra del Prete)(5); M. servadeinus (Val di Cogne)(6); M. alpinus (Montagne de Lozére)(7); M. andorranus (Port de Cabus)(8). Scale: 0.1 mm.
Mongolojassus meritalicus D’Urso & Remane, 1988
General aspect: Not different from M. andorranus and the other West European Mongolojassus populations.
Description: Size and proportions, coloration and markings as in M. andorranus. Male genitalia (figs 1, 5, 9-11): genital segment, anal tube, subgenital plates and lobes of pygofer not clearly different from M. andorranus (figs 1, 5). Aedeagus (figs 9, 10) rather distinct: very small (smaller than in all other European populations), shaft near- ly straight, dorsoventrally flattened with lamellate laterally directed lateral expansion, process at the end of the shaft simple, distally distinctly curved caudally. Phallotrema subapical at the ventral side. Connective of the size like in the other populations and thus rather long in relation to the aedeagus (figs 9, 10). Female genitalia (figs 25, 26, 27, 31, 35): general shape and proportions similar to those of M. andorranus and the
38 V. D’URSO & R. REMANE
Figs 9-11 — M. meritalicus (Serra del Prete). Male. Aedeagus and connective, lateral (9) and ventral (10) view. Left style, dorsal view (11). Scale: 0.1 mm.
other European population. Bases of GVIII only slightly bent dorsally, their cephal margins nearly straight (figs 31, 35). Genital flap (fig. 35), dorsal of the base of the GVIII rounded, almost semicircular (more strongly near its margins), distinctly scleri- fied, especially in the lateral and ventral parts. Genital room (fig. 35) relatively small and short (compared which that of the other European populations), lateral parts in its basal region reaching farther dorsal than in the center which gives, seen from the dorsal side, the impression of a central, basal excavation. Lateral walls of the genital room distinctly sclerified with characteristic piece near the genital opening (fig. 35).
Length of body: males 2.9-3.2 mm; females 3.3-3.9 mm.
Distribution: So far found only in Southern Italy: Dolcedorme and Serra del Prete in Pollino Massiv, maybe more widely distributed in high mountains of Southern Italy.
Biology: Grassy vegetation between stones, found in August, probably one gener- ation a year, overwintering as eggs.
Type material: South Italy, Serra del Prete (Pollino Massif), 2180 m, 12.8.1982, leg. D’Urso, holotype ©", paratypes 8 © Oo and 16 9 Q ; Dolcedorme (Pollino Massif), m 2000-2200, 14.8.1982, leg. D’Urso, para- types 3 O ©’ and 5 9 Q. Holotype in coll. D’Urso (Catania), paratypes in coll. D’Urso and in coll. Remane (Marburg).
Systematic position: Clearly differing from all other European populations in the male genitalia by the short aedeagus with lamellate lateral expansions of the shaft and simple appendages sharply curved at their distal end. By these characters apparently also differing from those Asiatic species with simple appendages (known to us by their descriptions only) like M. adarroides (Linnavuori), M. dauricus Emeljanov, M. elpatjev-
WEST EUROPEAN POPULATIONS OF THE GENUS MONGOLOJASSUS 39
Figs 12-14 — M. servadeinus (Val di Cogne). Male. Aedeagus and connective, lateral (12) and ventral (13) view. Left style, dorsal view (14). Scale: 0.1 mm.
skit (Zachvatkin), M. inclusus Dlabola, M. jakuticus Emeljanov, M. tuvinus Emeljanov, M. vinokurovi Emeljanov and M. tianshanicus Mitjaev; only the last named species ap- parently has also appendages curved at their distal end, but its aedeagal shaft apparently is long and narrow. The similarity in the form of the appendages of course seems too simple to indicate close phylogenetic relationship between meritalicus and tianshanicus. In the female genitalia, differences to the other West European populations are to be found in the shape of the base of GVIII, in the size and shape of the genital flap, and especially in the size and in the form of the strongly sclerified parts of the genital room.
The populations found in the Aosta region of Northwestern Italy, in the valleys Cogne and Savaranche, showed to be rather different from those of the Pyrenees and the Cévennes at that time (1976) known to the second author. The shape of the male aedeagus was found to be more similar to that of M. kasachstanicus Emeljanov, 1962, later synonymized by him (EMELJANov, 1964) with M. sibiricus (Horv.).
Careful examination of existing literature containing description of species from Northern Italy, led to the suspicion that this Mongolojassus had been described already by DLABOLA (1958) as a member of the genus Adarrus, A. servadeinus, after two speci-
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Figs 15-19 — M. alpinus (Montagne de Lozère). Male. Aedeagus and connective, lateral (15) and ventral (17) view. Apex of the aedeagus, ventral (16) and dorsal (18) view. Left style, dorsal view (19). Scale: 0.1 mm.
mens (male and female) sent to him by A. Servadei. But several details of the rather sketchy and incomplete figures of DLABOLA did not coincide with the structure charac- teristic for Mongolojassus (distally broadened base of the aedeagus, different shape of pygofer etc.) and also not with the structures present in the populations of Val di Cogne and Val Savaranche. Also, the locality (Aosta, the altitude of which, 600 m, is far be- low the altitude in which Mongolojassus lives) and the collecting date (‘‘III.55’’, whereas Mongolojassus is adult not earlier than June) given by DLABOLA (I. c.) seemed to exclude A. servadeinus from being a member of Mongolojassus.
An examination of the male holotype, kindly loaned to us from the Servadei col- lection in Museo Civico di Storia Naturale, Verona, by Prof. Osella, however revealed the identity of the Cogne and Savaranche populations with A. servadeinus. Not only the figures of DLABOLA were found to be remarkably incorrect in many important de- tails (e. g. shape of aedeagal base and pygofer, relative length of aedeagal appendages), but also locality and date did not coincide with the information given on the locality label of the holotype: the specimen, according to the latter, was collected at Cheneil (which is situated about 30 km northeast of Aosta, in Valtournanche region), at 1900-2100 m at 10.7.1955.
Thus A. servadeinus Dlab. has to be transferred to Mongolojassus Zachv.: Mongolojas- sus servadeinus (Dlabola,1958) (D’Urso & REMANE, 1988).
Unfortunately, EMELJANOv (1966) chose A. servadeinus, apparently relying on Dla- bola’s unreliable figures and descriptions, as type species for his newly established subge- nus Romanius of Adarrus Ribaut. Romanius Em. by now is a junior synonym (syn. nov.)
WEST EUROPEAN POPULATIONS OF THE GENUS MONGOLOJASSUS 41
Figs 20-24 — M. andorranus (Port de Cabus). Male. Aedeagus and connective, lateral (20) and ventral (22) view. Apex of the aedeagus, ventral (21) and dorsal (23) view. Left style, dorsal view (24). Scale: 0.1 mm.
of Mongolojassus Zachv. The second species placed by EMELJANOv (1. c.) in his subgenus Romanius, Adarrus beirae Lindberg, 1960, is without any doubt a member of Belaunus Ribaut, 1952, showing all synapomorphic characters of this definitely monophyletic taxon.
A short redescription of M. servadeinus seems appropriate: size, proportions, colo- ration and markings not essentially different from the other West European Mongolojas- sus populations studied so far. Genital segment of the male (figs 2, 6, 12-14): generally as in other European Mongolojassus, but somewhat bigger in proportion to the rest of the body. Subgenital plates (fig. 6) with macrochaeta uniseriate in some specimens, more or less irregularly arranged in others. Aedeagus (figs 12, 13) with rather long, thin, distinctly bifurcated distal appendages (but not as long in relation to the shaft as figured by DLABOLA, |. c.). The direction of those appendages to the shaft depends reversibly on their state of desiccation (see also figs 16-18 for M. alpinus). Shaft parallel-sided throughout its length, suddenly constricted only at its distal end, shortly before the very distally located phallotrema. Base of the short branches of the aedeagal append- ages on the ‘‘dorsal’’ side of the longer branch, the short branches itself directed laterobasally. Socle narrowing to its dorsal end, only its dorsal tip slightly enlarged. Style and connective: see figs 15, 17, 19.
Female genitalia (figs 28, 32, 36): general shape as in other West European Mon-
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Figs 25-26 — M. meritalicus (Serra del Prete). Female genitalia, lateral (25) and ventral (26) view. Scale: 0.1 mm.
golojassus. Sternite VII like in M. andorranus (fig. 28), its distal margin not evenly rounded as in the figure of DLABOLA (1958) but with its median part protruding distally. Base of GVIII curved dorsally, independently rounded (figs 32, 36) at their cephal margins. Genital flap hyperbolically shaped (fig. 36). Genital room very large (fig. 36), laterally extending nearly to the margins at the GVIII, the center reaching near the base farless dorsally than the lateral parts; in dorsal view this gives the impression of a transverse excavation. Lateral walls of the central part of the genital room strongly sclerified in its ventral part.
Additional localities: Aosta Valley: Epinel (Val di Cogne), 1500-1600 m, 14.7.1976, leg. Remane, 16 © © and 6 9 9 ; Lillaz (Val di Cogne), 1680-1800 m, 10.7.1976, leg. Remane, 13 © © and 7 9 9; Valnontey (Val di Cogne), 1700 m, 10.7.1976, leg. Remane, 1 9; Val Savaranche near Plan Pessey, 1800 m, 14.7.1976, leg. Remane, 9 © © and 4 Q Q.
The distribution of this species may need further examinations: in NAST (1972) there is mentioned for Adarrus servadeinus Dlab., in addition to Italy, ‘“Czechoslovakia (Slovakia), USSR (Kazakhstan)’’. Unfortunately, NAST (1. c.) does not give any reference for his dis- tribution records and we were not yet able to trace the original records, but at least the ‘Kazakhstan’ record, in our opinion, might concern another species; MITJarv (1971) does not mention this species in his comprehensive work on leafhoppers of this region.
The species was found in more or less open, dry sites with Festuca sp.
WEST EUROPEAN POPULATIONS OF THE GENUS MONGOLOJASSUS 43
Figs 27-30 — Female 7th abdominal sternite, ventral view. M. meritalicus (Serra del Prete)(27); M. servadei- nus (Val di Cogne)(28); M. alpinus (Montagne de Lozére)(29); M. andorranus (Port de Cabus)(30). Scale: 0.1 mm.
The populations found in the Cévennes (Mont Aigoual, Montagne de Lozére, Mon- tagne du Goulet), in altitudes between 1300 and 1600 m, seem to agree with the figures given by DELLA GIUSTINA (1977) for M. alpinus. On the other hand, they seem to agree, neatly perfectly with the figures of the male genitalia of M. bicuspidatus published by OSSIANNILSSON (1983). To make comparison possible, we give figures of the male genitalia of a specimen from Montagne de Lozère (figs 3, 7, 15-19).
The structure of the female genitalia differs considerably from that of M. meritali- cus as well as from that of M. servadeinus, but it is very similar to that of M. andorranus (figs 29, 33, 37). The base of the GVIII are stronger bent dorsally than in M. meritali- cus, but less strong than in M. servadeinus, their dorsal margin nearly straight (but less straight than in M. meritalicus) (figs 33, 37). Genital flap relatively large and convex, distinctly sclerified, at the laterocaudal end of the genital opening directed laterally (fig. 37). Genital room big, but less expanded laterally than in M. servadeinus, its cen- tral part situated ventrally for a rather long distance from the genital opening (fig. 37); by this a dorsal view of the genital room shows a conspicuous, long basal excavation. Lateral side of the genital room near the ventral part with distinct sclerification.
Additional localities: Cévennes: Montagne de Lozére, N. Bleymard, 1300 m, 8.9.1983, leg. Remane, 10 oo and 12 9 9; Mt. Aigoual, 1600 m, 1.9.1973, leg. Remane, 9 © © and 4 Q 9; Montagne du Gou- let, 1400 m, 10.9.83, leg. Remane, 11 o © and 9 99.
The species was found in open, rather dry mountain slopes with tufts of Gramineae (Festuca).
The population of the Eastern Pyrenees, M. andorranus, is very similar to the Cévennes-population, i. e. M. alpinus. The differences are slight and in the male practi- cally confined (figs 4, 8, 20-24) to the situation and direction of the small process (in
44 V. DURSO & R. REMANE
32
4 N à w BR; RAA VIE HOSE ET TU BIETE ZII II] 3 ì (a a ue 2
Figs 31-34 — Base of the ovipositor, ventral view. M. meritalicus (Serra del Prete)(31); M. servadeinus (Val di Cogne)(32); M. alpinus (Montagne de Lozère)(33); M. andorranus (Port de Cabus)(34). Scale? 0.1 mm.
some specimens only a lamelliform extension) at the aedeagal appendage: in M. andor- ranus it is directed laterally (thus to be seen in the aspect given in figs 20-23); in M. alpinus (as in M. bicuspidatus, see OSSIANNILSSON 1983) to the genital phragma (and therefore not perceivable in the corresponding aspect, see figs 15-18).
The female genitalia (figs 30, 34, 38), too, are very similar to those found in the Cevennes-population; a small difference seems to exist in the form of the genital flap, which in M. andorranus does not show the lateral extension at the laterodorsal end of the genital opening (fig. 38).
In addition to populations near the type locality in the East of Andorra, popula- tions were found on the West of Andorra (Port de Cabus), these reaching into Spanish territory (Prov. Lerida).
All populations were found in open, rather dry alpine grazed grasslands on tufts of a Festuca species.
Remarks on Systematics and Zoogeography of the relictary West European Mongolojassus populations (fig. 39).
West European populations known so far (M. andorranus, M. alpinus) are very similar
WEST EUROPEAN POPULATIONS OF THE GENUS'MONGOLOJASSUS 45
Figs 35-38 — Base of the ovipositor with genital room, dorsal view. M. meritalicus (Serra del Prete)(35); M. ser- vadeinus (Val di Cogne)(36); M. alpinus (Montagne de Lozère)(37); M. andorranus (Port de Cabus)(38). Scale: 0.1 mm.
to each other and to a species (M. bicuspidatus) found in the Ladoga-lake region. In these taxa, similarity probably indicates closer relationship: M. bicuspidatus, M. alpinus and M. andorranus seem to be separated relict populations of a wider areal during glaciations (perhaps some species, like M. pauperculus Emeljanov, 1972 and M. dzhungaricus Emel- janov, 1964, have to be included in this group).
Evolutive differentiation into biological species is not yet clear (allopatric distribu- tion) and further experimental work is necessary (signals for finding of sexual partners, breeding experiments).
Especially in M. alpinus, so far no morphological differences to M. bicuspidatus are found, but synonymy should wait until more material and especially more characters (female genitalia of alpine M. alpinus populations and of M. bicuspidatus, for instance) have been comparatively examined and breeding experiments done.
In M. andorranus, the slight differences so far observed in male and female genita- lia might indicate the interruption of gene-flow between this and all other populations, according to the opinion of REMANE (1968) it should be treated as a species of its own.
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Fig. 39 — Distribution of West European Mongolojassus populations - M. alpinus: square; M. andorranus: tri- angle; M. meritalicus: star; M. servadeinus: circle; dubious report of M. servadeinus: circle and ‘‘?’’.
According to our examinations, Western Europe during glaciation periods appar- ently was invaded by more than one Mongolojassus species.
M. servadeinus is most similar to M. sibiricus. According to the figures of M. sibiricus in OSSIANNILSSON (1983), there are morphological differences at least in male genitalia: the appendages of the aedeagus in M. servadeinus are clearly longer in relation to the aedea- gus shaft (longest of all Mongolojassus species known to us), phallotrema situated more dis- tally, very near to the tip of the aedeagus. If this similarity indicates phylogenetic relation- ship (difficult to decide due to the small, quantitative differences in these structures), in the Aosta region there is a relic of a second group of taxa in Western Europe.
M. meritalicus from Pollino Mountains in South Italy is remarkably different not only from the M. bicuspidatus-andorranus group and the M. sibiricus-servadeinus group, but also from other asiatic Mongolojassus species with simple aedeagal appendages (but is simple appendages the symplesiomorphic configuration?). The assumption that M. meritalicus is the (rather old) relic of another, third species-group of Mongolojassus which
WEST EUROPEAN POPULATIONS OF THE GENUS MONGOLOJASSUS 47
was present in Europe during the glaciation periods, seems more probable to us than its evolutive derivation from one of the other two groups.
Thus we favor the idea that, up to now, in Western Europe there exist relictary distributed populations of three Mongolojassus taxa, which were already specifically differ- ent during glaciation periods. Whether these relictary populations originated from syn- chronous presence of three Mongolojassus species during one glaciation period or represent allochronous invasions of different Mongolojassus taxa during different periods of glaci- ation, seems difficult to decide; we would prefer the assumption of, at least, some al- lochrony (‘‘old’’ origin of M. meritalicus, maybe even M. andorranus the relic of an other earlier invasion than M. alpinus).
Further research has to show whether there exist any additional relictary popula- tions of Mongolojassus in Western Europe and especially, how far those populations are differentiated from each other not only morphologically, but especially in ethology and reproduction, but also from other Asiatic taxa.
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ABSTRACT
The genus Mongolojassus counts species living on steppe vegetation; most of them are distributed in the region extended from Kazakhstan to Mongolia. Five species live in Europe; one of them, M. bicuspidatus (J. Sahlberg), found in Northern Russia and four, M. alpinus Della Giustina (Cévennes and Hautes Alpes), M. andorranus (Lindberg) (Eastern Pyrenees), M. servadeinus (Dlabola) (Aosta Valley), M. meritalicus D’Urso & Remane, 1988, (Pollino massiv), in Western Europe. All the species living in Western Europe represent allopatric, peripheric and relict population, originated from three taxa which reached the Western lands dur- ing the glaciations of the Quaternary Age. The improvement of the climate during the interglaciations caused the isolation of some populations, which gave origin to the following three groups of species: M. andorranus and M. alpinus (very similar to the N-European species M. bicuspidatus); M. servadeinus (similar to the Turanic- siberian species M. sibiricus); M. meritalicus (very different from the other known species of Mongolojassus).
Very good characters for species identification (at least for Western European species) are the struc- ture of the male genitalia and the shape and the structure of the female genital room (with its peculiar scleri- fied pieces).
RIASSUNTO
Note su alcune popolazioni relitte del genere asiatico Mongolojassus in Europa occidentale. Tassonomia e distribuzione. (Homoptera Auchenorrhyncha).
Il genere Mongolojassus comprende specie legate alla vegetazione steppica e per la maggior parte a gra- vitazione centrasiatica o turanica, qualcuna sibirica, poche europee.
In Europa, una specie, M. bicuspidatus (J. Sahlb.), è presente in nord Russia e quattro nelle regioni occidentali: M. alpinus della Giustina (Cévennes e Hautes-Alpes), M. andorranus (Ldb.) (Pirenei occidentali), M. servadeinus (Dlab.) (Valle d’ Aosta), M. meritalicus D'Urso & Remane (massiccio calabro- lucano del Pollino).
Tutte le specie presenti in Europa occidentale rappresentano popolazioni allopatriche, periferiche e relitte, rifugiatesi alle alte quote (oltre i m 1500 ad eccezione di M. alpinus che può spingersi fino a m 1300) e morfologicamente abbastanza simili fra loro. E probabile che gli attuali limitati areali di queste specie siano il risultato della riduzione di più ampi areali pleistocenici: è verosimile che, durante le glaciazioni del Quater- nario, più specie di Mongolojassus abbiano invaso l’Europa occidentale e che poi, con il miglioramento clima- tico verificatosi durante gli interglaciali, alcune popolazioni siano rimaste isolate dando origine ai seguenti gruppi di specie: M. andorranus e M. alpinus (simili a M. bicuspidatus); M. servadeinus (simile a M. sibiricus); M. meritalicus. Quest'ultima è la specie che differisce maggiormente, per la struttura dei genitali maschili, da tutte le altre specie di Mongolojassus, sia asiatiche che europee e per la struttura dei genitali femminili almeno da tutte le altre specie dell'Europa occidentale.
Buoni caratteri specifici si sono rivelati, oltre alla forma dell’edeago e degli stili dei maschi, anche la struttura della camera genitale e le caratteristiche sclerificazioni delle sue pareti per quanto riguarda le femmine.
Authors’ addresses: V. D'Urso — Dipartimento di Biologia Animale, Università di Catania, via Androne, 81 95125 Catania, Sicily, Italy. R. Remane — Fachbereich Biologie, Zoologie, Philipps-Universität, Postfach 1929, D-3550 Marburg, BRD.
Mem. Soc. ent. ital., Genova, 72 (1993): 49-162, 31.7.1994
ADALGISA GUGLIELMINO
1 CICADELLIDI DELL'ETNA. STUDIO: TASSONOMICO E NOTE. ECOLOGICHESE: BIOGROGRABICHE
(Homoptera Auchenorrbyncha)
L’Etna per la sua natura di vulcano attivo, la peculiare posizione geografica al cen- tro del Mediterraneo, l’elevata altitudine, la varietà geomorfologica, faunistica e vege- tazionale, la diversità e la varietà dei suoi paesaggi, rappresenta certamente un ambien- te di assoluta eccezionalità. La particolarità di questo territorio ha indotto recentemen- te la Regione siciliana ad istituire il Parco dell’Etna, che per la sua estensione, circa 50.000 ettari, si colloca tra i più grandi parchi regionali italiani.
La presente ricerca ha lo scopo di studiare, da un punto di vista faunistico, bio- geografico ed ecologico, il popolamento etneo di una famiglia di Omotteri Auchenor- rinchi, i Cicadellidi, con particolare riferimento ai più significativi ambienti naturali ivi presenti.
STATO DELLE CONOSCENZE SUI CICADELLIDI DELL’ETNA
La cicadellofauna dell'Etna è oggi abbastanza ben conosciuta; allo stato attuale sono note per quest'area complessivamente 136 specie appartenenti a 81 generi ed a 10 sottofamiglie (Tab. 1). Altre tre specie, Edwardsiana platanicola (Vid.), Liguropia ju- niperi (Leth.) e Neoaliturus dubiosus (Mats.), segnalate in letteratura per l’area di Cata- nia, non sono state prese in considerazione in questa ricerca perchè non sono state ri- trovate in stazioni ricadenti nell’area esaminata nel presente lavoro.
La prima opera nella quale vengono menzionati Cicadellidi per ‘‘l’area etnea” è di KIRSCHBAUM (1868), il quale cita, con |’ indicazione ‘‘Catania’’, due specie: Jassus (Deltocephalus) breviceps n. sp. (attualmente = Psammotettix alienus (Dhlb.)) e Jassus (Deltocephalus) striatus L. Flor (= Psammotettix confinis (Dhlb.)). |
Nel 1908, MATSUMURA segnala per la Sicilia dodici specie, nuove per la scienza,
delle quali quattro di “Catania”: Typhlocyba serpentina n. sp. (= Zyginidia serpentina), Gnathodus 4-guttatus n. sp. (= Balclutha saltuella (Kbm.)), Thamnotettix siciliensis n. sp. (= Cicadula lineatopunctata (Mats.)), Thamnotettix dubiosus n. sp. (= Neoaliturus dubiosus). Successivamente MELIS (1952; 1954) in due elenchi, riguardanti le principali specie ani- mali responsabili di gravi infestazioni in Italia negli anni 1951 e 1953, cita per “‘Aci- reale’ rispettivamente Empoasca decedens Paoli (= Asymmetrasca decedens) ed Empoa- sca decipiens Paoli.
Young & FRAZIER nel 1954, in uno studio sul genere Circulifer, segnalano per di- verse località della Sicilia ed in particolare per ‘“Catania” Circulifer opacipennis (Lethierry) n. c. (= Circulifer haematoceps (M.,R.)).
Due anni dopo SERVADEI (1956) pubblica un elenco degli Omotteri del Promonto- rio Garganico e dà, per le specie ricordate, la loro distribuzione in Italia; per la Sicilia
50 A. GUGLIELMINO
menziona trentuno specie di Cicadellidi, delle quali quattro per l Etna: Thamnotettix exemptus P. Löw (errata determinazione; v. analisi sistematico-faunistica, T. dilutior), Circulifer guttulatus Kirschbaum (= Neoaliturus fenestratus (H.-S.)), var. laeta Ribaut (= Neoaliturus fenestratus (H.-S.)), Selenocephalus griseus Fabricius (= Selenocephalus obsoletus (Germ.)).
WAGNER W. (1959a) descrive una specie, nuova per la scienza, raccolta sull’Etna: Anoplotettix etnensis. Nello stesso anno (1959b) WAGNER da notizia del rinvenimento di due specie di Cicadellidi, Platymetopius ferrarii Haupt e Kybos aetnicola, delle quali la prima non era mai stata segnalata per l’Etna e la seconda nuova per la scienza.
Vipano (1961a) cita per i Monti Iblei e per “‘Catania’’ una nuova specie di Typh- locybinae, Typhlocyba (Edwardsiana) platanicola (= Edwardsiana platanicola).
Sempre Vıpano (1964) menziona quattro specie di Cicadellidi per la Sicilia di cui una, Zygina lapidicola (= Hauptidia lapidicola), specie nuova per la scienza, viene de- scritta su materiale etneo.
Nel 1965 lo stesso autore fornisce ulteriori notizie circa la fauna dei Typhlocybi- nae di Sicilia segnalando due specie per la zona di “Catania”: Liguropia juniperi (Le- thierry) e Dikraneura stigmatipennis (Mulsant-Rey) (= Micantulina stigmatipennis).
La conoscenza di questa fauna è ulteriormente approfondita dalle citazioni di Dwo- RAKOWSKA (1972), la quale menziona con |’ indicazione ‘‘Catania”’ altre due specie di Typhlocybinae: Eupteryx rostrata Ribaut ed Eupteryx zelleri (Kirschbaum), e di VILBA- STE (1976), il quale segnala, sempre per “Catania”, Zyginidia lineata.
REMANE & ASCHE (1980) descrivono per la Sicilia due nuove specie delle quali una, Adarrus siculus (= Adarrus messinicus Dlab.), è citata per alcune stazioni dell'Etna.
Vipano (1982) descrive Zyginidia servadeii, specie nuova per la scienza, e la segna- la anche per la Sicilia (Fiume Simeto, Catania).
Le conoscenze sui Cicadellidi dell’ Etna raggiungono un livello significativo grazie al contributo di D'Urso. Nel 1978 questo autore descrive per l'Etna due nuove sotto- specie di Deltocephalinae: Arocephalus (Ariellus) punctum siculus e Rhytistylus proceps lavicus. Nel 1981 rinviene sull'Etna, in un ambiente di particolare interesse per la pre- senza di un ceduo di Betula aetnensis, tre specie del genere Oncopsis (genere mai segna- lato in Sicilia): Oncopsis tristis (Zett.), Oncopsis flavicollis (Linneo), Oncopsis subangula- ta (J. Sahlb.). Nel 1982 D’Urso descrive una specie, nuova per la scienza, presente an- che sull’Etna Jassargus lagrecai. Nel 1984, D’Urso, IppoLito & LOMBARDO segnalano per l’Etna trentadue specie di Cicadellidi, delle quali ben ventisette mai citate prima: Exitianus fasciolatus (Melichar), Paluda gr. elongata (Wagner) (= Rhopalopyx elongatus), Arocephalus longiceps (Kirschbaum), Elymana sulphurella (Zett.), Allygus mixtus (Fabri- cius), Allygus abbreviatus Lethierry (= Allygidius abbreviatus), Eohardia fraudulenta (Hor- vath), Mocydia crocea (H.-S.), Psammotettix striatus (L.) sensu RIBAUT, Platymetopius un- datus (De G.), Anoscopus gr. histrionicus (Fabricius), Anoscopus albifrons (Linneo), Apb- rodes prope makarovi Zachv., Euscelis incisus (Kirschbaum), Artianus manderstjernii (Kirschbaum), Doratura paludosa (Mel.)?, Goniagnathus brevis (H-S), Austroagallia sinuata (Mulsant-Rey), Agallia consobrina Curtis, Eupteryx filicum (Newmann), Empoasca alsio- sa Rib., Dikraneura variata Hardy, Alebra albostriella (Fall.), Zygina flammigera (Fourcr.)? (e. d.; v. analisi sistematico-faunistica, Z. cfr. schneideri), Hauptidia provincialis (Ribaut), Ribautiana alces (Ribaut), Zyginella pulchra Low (?).
Vipano & ARZONE (1987a) segnalano, sulla Betula aetnensis, otto specie di Typhlo- cybinae delle quali cinque, Erzpoasca vitis (Göthe), Fagocyba cruenta (Herrich-Schäffer), Alnetoidia alneti (Dahlbom), Zygina suavis (Rey) e Arboridia versuta (Melichar), sono nuove per Etna.
In occasione del dottorato di ricerca (GUGLIELMINO, 1989a), ho avuto l’opportuni- ta di approfondire ulteriormente le conoscenze su questo argomento elaborando una
CICADEELIDI DELE ETNA a
tesi dal titolo ‘I Cicadellidi dell’Etna (Homoptera Auchenorrhyncha)’’; ben settanta- due delle centotrentasei specie attualmente note per il territorio etneo sono state rinve- nute per la prima volta proprio in occasione della elaborazione di quella tesi: Megoph- thalmus scabripennis Edw., Hephathus freyi (Fieb.), H. nanus (H.-S.), Macropsis fusciner- vis (Boh.), Anaceratagallia laevis (Rib.), A. ribauti (Oss.), A. venosa (Fall.), Acericerus heydenii (Kbm.), Populicerus laminatus (Fl.), Stenidiocerus poecilus (H.-S.), Tremulicerus tremulae (Estl.), Iassus lanio (L.), Eupelix cuspidata (F.), Stegelytra erythroneura Hpt, Alebra wahlbergi (Boh.), Emelyanoviana mollicula (Boh.), Micantulina micantula (Zett.), Kybos populi (Edw.), Edwardsiana diversa (Edw.), E. flavescens (F.), E. rosae (L.), Eupteryx cal- carata Oss., E. castelvecchicus Dlab., E. thoulessi Edw., E. urticae (F.), Eurhadina concin- na (Germ.), E. pulchella (Fall.) (e. d. = E. kirschbaumi Wagn.), Lindbergina aurovittata (Dgl.), Ribautiana scalaris (Rib.), R. tenerrima (H.-S.), Typhlocyba quercus (F.), Wagne- ripteryx germari (Zett.), Hauptidia distinguenda (Kbm.), Kropka unipunctata (Dlab.), Ta- maricella tamaricis (Put.), Zygina rhamni Ferr., Aconurella prolixa (Leth.), Allygus mode- stus Scott, Anoplotettix putoni Rib., Balclutha punctata (F.), Chiasmus conspurcatus (Perr.), Cicadulina bipunctata (Mel.), Conosanus obsoletus (Kbm.), Euscelidius variegatus (Kbm.), Euscelis alsius Rib., E. lineolatus Br., E. remanei Strüb., Exitianus capicola (Stal), Gry- potes puncticollis (H.-S.), Lamprotettix nitidulus (F.), Macrosteles ossiannilssoni Ldb., M. quadripunctulatus (Kbm.), M. ramosus Rib., M. sexnotatus (Fall.), M. viridigriseus (Edw.), Mocydiopsis longicauda Rem., M. monticola Rem., M. oranensis (Mats.), Opsius stactoga- lus Fieb., Paramesus obtusifrons (Stal), Phlepsius spinulosus Wagn., Placotettix taentati- frons (Kbm.), Platymetopius verae Guglielmino, Proceps acicularis M., R., Psammotettix helvolus (Kbm.), P. provincialis (Rib.), Recilia coronifera (Marsh.), R. schmidtgeni (Wagn.), Sardius argus (Marsh.), Streptanus josifovi Dlab., Synophropsis lauri (Horv.), Thamnotet- tix zelleri (Kbm.).
D’Urso & GUGLIELMINO (1991) segnalano ancora cinque specie, nuove per l’area etnea: Allygus maculatus Rib., Edwardsiana avellanae (Edw.), Eupteryx decemnotata R., Typhlocyba cfr. chobauti Rib., Zygina cfr. discolor Horv.
AREA OGGETTO DI STUDIO
L’eccessiva antropizzazione e l’intensa coltivazione, soprattutto alle basse quote ed in particolare nei versanti Sud ed Est, mi ha indotto a considerare l’isoipsa relativa ai 500 m (circa) quale limite inferiore del territorio etneo da esaminare. I confini di quest'area sono rappresentati essenzialmente da strade, fiumi e paesi.
A Nord essi sono costituiti dalla SS 120 fino al Km 173, la quale collega nell’ordi- ne i seguenti centri abitati: Piedimonte Etneo, Linguaglossa, Rovittello, Solicchiata, Passopisciaro, Randazzo. Dal Km 173, lungo la rotabile, fino a Maletto, e dalla SS 284 da quel centro fino a Bronte. Ad Ovest i limiti sono rappresentati dai territori adiacen- ti al corso del Simeto fino al Ponte dei Saraceni (Adrano) e dalla SS 121 sino a S. Ma- ria di Licodia. I confini relativi ai versanti Sud ed Est sono costituiti da una successio- ne di paesi collegati tra di loro: Belpasso, Massa Annunziata, Monterosso, Fleri, Sarro, Zafferana Etnea, Ballo, Petrulli, Milo, Fornazzo, S. Alfio, Puntalazzo, Vena, Presa, Piedimonte Etneo.
Tra le stazioni da esaminare ho ritenuto importante selezionarne anche alcune po- ste a quote inferiori, perchè di particolare interesse per la peculiarità degli ambienti presentati. Esse sono rappresentate: dalle aree a vegetazione igrofila lungo i torrenti Pasteria e Fiumefreddo e lungo il fiume Alcantara in prossimità di Castiglione di Sici- lia; da un lembo di querceto e di macchia mediterranea situato a 200 m circa in prossi- mità di S. Gregorio; da un residuo di macchia mediterranea sul livello del mare in pros-
52 A. GUGLIELMINO
simità di Capo Mulini; ed ancora da un agrumeto, sul versante meridionale, a Ficarazzi (Acicastello), particolarmente interessante per la ricca vegetazione ruderale che presen- ta.
MATERIALI E METODI
Al fine di fare il punto sulle conoscenze riguardanti i Cicadellidi dell’Etna, nel presente lavoro ho pre- so in esame dati ricavati dalla bibliografia, dall’esame diretto di collezioni, dalla ricerca in campagna e dallo studio del materiale raccolto.
E stato esaminato materiale dell’Etna presente nelle seguenti collezioni:
a) Collezione Servadei, che abbreviando indicherd con la sigla (CS), conservata presso il Museo Civico di Storia Naturale di Verona. Questa è certamente la collezione di Omotteri Auchenorrinchi italiani più completa. Gli esemplari etnei che essa contiene sono stati raccolti e determinati da Servadei.
b) Collezione conservata presso la sezione Museo (Entomologia) dell’Istituto di Zoologia dell’Università di Roma (CMR). Parte del materiale che vi è conservato è stato reperito sull’Etna ed è il risultato di raccolte effettuate prevalentemente da Hartig negli anni 1948 e 1949 rispettivamente nei periodi luglio-dicembre ed aprile-ottobre. Gli esemplari rinvenuti sono stati in seguito determinati da Wagner. Alcune determinazioni sono state corrette da altri studiosi, il cui nome segnalerò di volta in volta.
c) Collezione D’Urso (CD), conservata presso il Dipartimento di Biologia Animale dell’Università di Ca- tania. Questa è la collezione di Auchenorrinchi più importante per l’omotterofauna di Sicilia. Essa appartiene alla Prof. ssa D’Urso la quale ha curato personalmente la raccolta del materiale e la susse- guente determinazione.
La ricerca in campagna da me condotta si è svolta prevalentemente nel triennio 1985-88, protraendosi talvolta sino al 1991. Nel corso di ciascun anno del triennio, essa è risultata particolarmente intensa da aprile a gennaio, nei restanti mesi la presenza di neve alle quote medio-alte non mi ha permesso di effettuare una ricerca costante; nel triennio 1989-91, le raccolte sono state effettuate prevalentemente durante il periodo estivo.
Per la cattura sono stati utilizzati i seguenti metodi:
a) raccolta mediante retino entomologico da sfalcio ed aspiratore;
b) raccolta a vista dei singoli esemplari tramite l’uso di aspiratore;
c) cattura con trappole: 1) a colla, preparate con tavolette colorate di giallo dello spessore di 1 cm, larghe 14 cm ed alte 21 cm, sulle quali è stata spalmata una sostanza collosa. Le trappole così preparate, a seconda delle caratteristiche vegetazionali presentate dalle varie stazioni esaminate, venivano appese ai rami degli alberi o opportunamente collocate sulla vegetazione erbacea; 2) alla lampada, tramite l’u- so di una lampada di 160 W ed un ampio telo bianco.
Il lavoro in campagna ha avuto anche lo scopo di raccogliere dati utili alla tipizzazione fisionomica ed ecologica di ciascuna stazione. Infatti per ognuna di esse è stata annotata l'altitudine, la localizzazione sulla carta topografica al 25mila ed il corrispondente inquadramento U. T. M. su reticolo di 1 km di lato; le formazioni vegetali che caratterizzavano le singole stazioni nel loro insieme; le piante sulle quali erano state catturate le diverse specie di Cicadellidi.
Oltre al materiale da me raccolto ho esaminato anche materiale indeterminato, reperito dalla Prof.ssa D’Urso dal 1977 ad oggi.
Complessivamente sono stati effettuati prelievi in 181 stazioni, distribuite nei quattro versanti, e sono stati catturati e studiati più di 4000 esemplari.
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Fig. 1 — Localizzazione delle stazioni di raccolta.
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Nel capitolo denominato ‘‘analisi sistematico-faunistica’’ sono state trattate singolarmente le diverse
specie di Cicadellidi. Per ognuna di esse sono indicati nell’ordine:
— il nome attuale della specie;
— — l’autore, l’anno e la pagina del lavoro ove è presente la descrizione originale;
— le segnalazioni bibliografiche relative all’area etnea ed il nome con il quale la specie è stata indicata da ciascun autore;
— l’elenco delle località ed i relativi ambienti. Il materiale proveniente da collezioni è stato indicato con la sigla corrispondente; quello raccolto e determinato da me con la sigla C. G.; quando ho determinato o rideterminato materiale appartenente a collezioni, alla relativa sigla ho aggiunto una (G).
— eventuali note riguardanti problemi tassonomici;
— la categoria corologica basata sulla distribuzione geografica riportata dalla letteratura più recente (Nast 1972, 1987) e la distribuzione in Italia ricavata prevalentemente dalla Fauna d’Italia (Servadei, 1967); per eventuali altre citazioni verrà segnalata la fonte;
54 A. GUGLIELMINO
— note ecologiche, fondate essenzialmente sulle osservazioni personali, ma includenti anche i dati biblio- grafici, ove presenti.
ELENCO. DELLE LOCALITA E RELATIVI AMBIENTI (Fig. 1)
All’interno degli orizzonti vegetazionali riscontrati sull’Etna da Poli (1965), da Poi, MAUGERI & Ron- SISVALLE (1981) e da Pott-MARCHESE (1982), sono stati scelti ed esaminati gli ambienti naturali più significa- tivi. Questi sono caratterizzati dalle seguenti formazioni vegetali: | 1) vegetazione igrofila, intendendo una vegetazione che cresce lungo i corsi d’acqua o ai margini delle
depressioni umide;
2) vegetazione erbacea discontinua, caratterizzante gli ex coltivi ed i substrati rocciosi superficiali di me- dia e bassa quota;
3) vegetazione erbacea xerofila, costituita prevalentemente da specie erbacee xerofile appartenenti ai ge- neri Festuca, Phleum e Poa;
4) vegetazionea pulvini spinosi d’alta quota, caratterizzata dalla dominanza dei pulvini di Astragalus siculus;
5) foreste.
Ho ritenuto importante inoltre analizzare la vegetazione infestante presente nei coltivi ed in prossimi- tà dei muretti, ed a tal fine ho scelto ed esaminato un agrumeto-campione, in quanto questo tipo di coltura è certamente tra le più rappresentative.
Poichè in alcune località sono state effettuate raccolte in ambienti diversi, e poichè nel seguente elenco le stazioni sono state raggruppate in base alle caratteristiche vegetazionali, alcune località saranno indicate più di una volta. Inoltre per ogni stazione, oltre al toponimo ed al tipo di vegetazione, vengono indicate le coordinate U. T. M., con inquadramento relativo ad una maglia di 1 Km di lato, e l’altitudine.
Vegetazione igrofila
1 - Ponte sull’ Alcantara (Castiglione di Sicilia), WB1093, m 402. Vegetazione a Graminaceae, prevalente- mente Cyrodon dactylon (L.) Pers., ed a Juncus acutus L.
2 - Contrada Broccano (Calatabiano), WB1988, m 100. Vegetazione a Graminaceae lungo il greto del fiu- me Alcantara.
3 - Torrente Pasteria (Fiumefreddo di Sicilia), WB2184, m 50. Vegetazione a Tamarix sp., Juncus sp., Cy- nodon sp.
4 - Chiusa Carpinato (Fiumefreddo di Sicilia), WB2083, m 50. Vegetazione prevalentemente ad Equise- tum sp., Tamarix sp., Urtica sp. e Graminaceae di ambiente umido.
5 - Contrada Testa di Fiume (Fiumefreddo di Sicilia), WB1983, m 40. Vegetazione a Cynodon sp., Urtica sp., Mentha sp., presso le sorgenti del fiume Fiumefreddo.
6 - Val Calanna (Zafferana), WB0774, m 1000. Vegetazione attorno ad un abbeveratoio con Gramina- ceae e Juncus sp.
7 - c/o Ponte la Barca (Paternò), VB8854, m 64. Vegetazione prevalentemente a Graminaceae, Nasturtium officinalis R. Br. e Veronica anagalloides Guss.
8 - c/o Ponte di Pietralunga (Paternò), VB8759, m 90. Vegetazione rada prevalentemente a Graminaceae.
9 - Contrada San Domenico c/o Simeto (Adrano), VB8270, m 300. Vegetazione a Typha sp., Scirpus sp., Mentha aquatica L., Cynodon sp. ed altre Graminaceae, in prossimità di una sorgente.
10 - Lago Gurrida (c) (Randazzo), VB9289, m 850. Vegetazione prevalentemente a Carex sp., Graminaceae
e rara Mentha pulegium L., Verbena officinalis L., Pulicaria dysenterica (L.).
Vegetazione infestante le colture
11 - Ficarazzi (Acicastello), WB1157, m 170. Vegetazione infestante un agrumeto, caratterizzata da Gra- minaceae (prevalentemente Cynodon sp.), Urticaceae (Urtica sp., Parietaria sp.), Geraniaceae, Compo- sitae, Oxalidaceae.
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Vegetazione erbacea discontinua
c/o Chiusa Carpinato (Fiumefreddo di Sicilia), WB2083, m 50. Vegetazione a Graminaceae e Compo- sitae con piccole aree umide a Equisetum sp., Tamarix sp., Urtica sp. e Graminaceae di ambiente umido. Contrada Testa di Fiume (Fiumefreddo di Sicilia), WB2083, m 40. Vegetazione prevalentemente a Graminaceae in un uliveto.
Presa (Piedimonte Etneo), WB1283, m 650. Vegetazione erbacea prevalentemente a Graminaceae.
- Cancelliere (Zafferana), WB0972, m 620. Vegetazione essenzialmente a Leguminosae.
Sarro (Zafferana), WB0970, m 540. Vegetazione prevalentemente a Dactylis glomerata L. e Oryzopsis miliacea (L.) Asch. et Schweinf. Civita (Zafferana), WB1070, m 470. Vegetazione a Graminaceae e Leguminosae.
- clo Casa Faro (Pedara), WB0368, m 1050. Vegetazione costituita prevalentemente da Genista aetnensis
(Biv.) DC. e rare Graminaceae in prossimità di un lembo di foresta a Quercus pubescens Willd. clo Casa Toscano (Pedara), WB0464, m 700. Vegetazione a Carduus sp., Isatis tinctoria L. e Bromus sterilis L.
c/o Casa Gemmellaro (Nicolosi), WB0165, m 950. Vegetazione caratterizzata prevalentemente da Da- sypyrum villosum (L.) Borbas, Bellardia trixago (L.) All. e cespugli di Genista aetnensis (Biv.) DC. Scalonazzo (Nicolosi), WB0062, m 700. Vegetazione ad Avena barbata Potter, Papaveraceae, Pteridium aquilinum (L.) Kuhn, Urtica sp., Compositae, Leguminosae.
Monpilieri (Mascalucia), WB0162, m 730. Vegetazione a Leguminosae, Compositae, Cruciferae e Ver- bascum thapsus L. Area fortemente antropizzata.
- Trecastagni, WB0762, m 450. Vegetazione a Graminaceae e Compositae.
Capo Mulini Urni (Acireale), WB1558, m 2. Residuo molto degradato di macchia mediterranea su sco- gliera.
Monte San Leo (Belpasso), VB9867, m 1040. Vegetazione prevalentemente a Graminaceae e Verba- scum thapsus L.
c/o Casa Sava (Belpasso), VB9966, m 1000. Vegetazione a Graminaceae e Verbascum thapsus L.
- clo Casa Marchese (Belpasso), VB9764, m 800. Vegetazione prevalentemente a Dasypyrum villosum
(L.) Borbas, Compositae, Leguminosae, Ferula sp., Isatis sp., Euphorbia sp., Urtica sp., Verbascum thap- sus L., Genista aetnensis (Biv.) DC.
Caponnetto (Belpasso), VB9763, m 700. Vegetazione a Leguminosae, Carduus sp., Ferula sp., Euphor- bia sp., Genista aetnensis (Biv.) DC., Isatis sp., Dasypyrum villosum (L.) Borbas, Centranthus ruber (L.) DC., Anthemis arvensis L.
c/o Masseria Cavaliere (Santa Maria di Licodia), VB9368, m 930. Vegetazione a Graminaceae, Verba- scum thapsus L., Urtica sp., Isatis sp., Asphodelus sp. e Ferula sp.
clo Villaggio San Francesco (Ragalna), VB9365, m 730. Vegetazione a Graminaceae.
- Bosco di Paternò (Ragalna), VB9569, m 1200. Vegetazione a Verbascum thapsus L., Erodium sp., Sile-
ne sp., Biscutella sp., Erysimum bonannianum Presl, Hainardia sp.
- Contrada Eredità (Ragalna), VB9766, m 930. Vegetazione a Verbascum thapsus L., Ferula sp., Euphor-
bia sp., Isatis tinctoria L., Erodium sp., Biscutella lyrata L., Avena barbata Potter.
- Rapilli (Biancavilla), VB9167, m 710. Vegetazione a Graminaceae, Papaveraceae, Rubus sp., Isatis sp.,
Carduus sp.
- Chiusa di Don Ascenzio (Biancavilla), VB9067, m 650. Chiusa con Graminaceae, Leguminosae, Com-
positae su terreno incoerente.
Schiaccianoce (Biancavilla), VB9068, m 830. Vegetazione a Graminaceae, Papaveraceae, Ferula sp., Carduus sp., Isatis tinctoria L.
Stella (Biancavilla), VB9267, m 820. Vegetazione ad Avena sp., Ferula sp., Isatis tinctoria L., Carduus sp. ed altre Compositae, Reseda alba L.
- Vallone Licodia (Biancavilla), VB9268, m 890. Vegetazione a Graminaceae, Compositae, Papavera-
ceae, Ferula sp.
56 A. GUGLIELMINO
38 - Lava Grande c/o Grotta del Santo (Adrano), VB8973, m 1000. Vegetazione a Graminaceae caratteriz- zante una vecchia colata.
39 - Timpone (Adrano), VB8872, m 900. Vegetazione a Verbascum thapsus L., Vicia villosa Roth, Rumex scutatus L., Bellardia trixago (L.) All., Avena sp.
40 - Mendolito (Adrano), VB8372, m 390. Vegetazione a Graminaceae, Leguminosae, Labiatae aromati- che, Euphorbia sp. e Genista aetnensis (Biv.) DC.
41 - Ponte dei Saraceni (Adrano), VB8272, m 360. Vegetazione a Graminaceae, Euphorbia sp., Caryophyl- laceae, Liliaceae, Labiatae, Compositae.
42 - Contrada Santa Agata (Adrano), VB8370, m 310. Vegetazione a Papaveraceae, Carduus sp., Avena sp. ed altre Graminaceae.
43 - Mascarello (Bronte), VB8374, m 450. Vegetazione a Euphorbia sp., Ferula sp., Isatis tinctoria L., Biscu- tella sp., Cymbopogon birtus (L.) Janchen e Mercurialis annua L.
44 - Malaga (Bronte), VB8476, m 625. Vegetazione a Graminaceae, Leguminosae, Compositae, Isatzs tinc- toria L., Verbascum thapsus L. |
45 - Monte Minardo (Bronte), VB8876, m 1150. Vegetazione a Carduus sp., Avena barbata Potter, Dasypy- rum villosum (L.) Borbas, Bromus tectorum L., Senecio squalidus L., Verbascum thapsus L., Origanum vulgare L., Teucrium sp., Kundmannia sicula (L.) DC., ai margini di una foresta di Quercus ilex L.
46 - c/o Casa Crisley (Bronte), VB8479, m 700. Vegetazione a Rumex scutatus L. e Sonchus oleraceus L.
47 - Ciapparazzo di Dragafora (Bronte), VB8680, m 900. Vegetazione ad Avena barbata Potter, Isatis tinc- toria L., Rumex scutatus L., Vicia villosa Roth, Carduus sp.
48 - clo Casa Lupo (Bronte), VB8784, m 970. Vegetazione prevalentemente a Graminaceae, Compositae e Verbascum thapsus L.
49 - Roccarello (Bronte), VB8378, m 520. Vegetazione a Graminaceae.
50 - Barbaro (Bronte), VB8177, m 410. Vegetazione a Graminaceae, Asphodelus sp., Aristolochia sp., Isatis tinctoria L., Ferula sp. ed Euphorbia sp.
51 - c/o Case Cucchiara (Maletto), VB9084, m 1070. Vegetazione prevalentemente a Graminaceae, Urtica sp., Rubus sp., Pteridium aquilinum (L.) Kuhn, frammista a Castanea sativa Miller.
52 - Contrada Roggiorazzo (Maletto), VB8984, m 1050. Vegetazione costituita prevalentemente da Avena barbata Potter, Carduus sp., Daucus carota L., frammista a raro Quercus pubescens Willd.
53 - Contrada Fontanamurata (Maletto), VB8986, m 1000. Vegetazione prevalentemente ad Avena sp., Carduus sp., Rubus sp. e Verbascum thapsus L.
54 - Contrada Spirini (Maletto), VB8886, m 980. Vegetazione a Urtica sp., Compositae, Rubus sp., Ferula sp., Euphorbia sp., Pteridium aquilinum (L.) Kuhn frammista a raro Castanea sativa Miller e Quercus pubescens Willd.
55 - Contrada Santa Venera (Maletto), VB8688, m 825. Vegetazione a Avena sp., Ferula sp., Carduus sp., Pteridium aquilinum (L.) Kuhn, Rubus sp., Calamintha nepeta (L.) Savi ed altre Labiatae.
56 - Contrada Casitta (Randazzo), VB8990, m 870. Vegetazione a Graminaceae.
57 - clo Casa Russo (Randazzo), VB9287, m 1000. Vegetazione a Graminaceae, Pteridium aquilinum (L.) Kuhn, Vicia villosa Roth, Rubus sp., Ferula sp., Euphorbia sp., Asphodelus microcarpus Viv.
58 - Dagalalonga (Randazzo), VB9290, m 860. Vegetazione ad Avena barbata Potter, Rubus sp., Senecio squalidus L. e Genista aetnensis (Biv.) DC.
59 - Contrada Netti Pirao (Randazzo), VB9588, m 1050. Vegetazione prevalentemente a Pteridium aquili- num (L.) Kuhn, Avena sp., Rubus sp., Euphorbia sp., Aristolochia sp., Carduus sp., Asphodelus sp.
60 - Contrada Agonia (Randazzo), VB9888, m 1050. Vegetazione a Graminaceae, Pteridium aquilinum (L.) Kuhn, Carduus sp., Helichrysum sp.
61 - Contrada Pirao (Randazzo), VB9889, m 950. Vegetazione a Graminaceae.
Vegetazione erbacea xerofila
62 - Zacchino Pietre (Linguaglossa), WB0986, m 850. Vegetazione a Graminaceae, Pteridium aquilinum (L.) Kuhn, Carduus sp., frammista a raro Castanea sativa Miller.
63 - Tra Linguaglossa e la Pineta (Linguaglossa), WB0986, m 840. Vegetazione a Carex sp., Genista aetnen-
CICADELLIDI DELL’ETNA | 57
sis (Biv.) DC., Rubus sp., Cytisus sp.
64 - Monte Crisimo (Linguaglossa), WB0883, m 1.300. Vegetazione prevalentemente a Brachypodium sp. ed altre Graminaceae.
65 - Piano del Trifoglietto (Zafferana), WB0274, m 1680. Vegetazione a Festuca sp., Poa sp., Lolium pe- renne L., Epilobium angustifolium L., Secale montanum Guss., Centaurea parlatoris Heldr., Silene angu- stifolia (Miller) Guss., Coronilla juncea L., Genista aetnensis (Biv.) DC. e raro Astragalus siculus Biv.
66 - S. Marina (Belpasso-Valcorrente), VB9659, m 450. Vegetazione a Graminaceae, Caryophyllaceae, Eu- forbiacee e Compositae.
67 - Dagalotti del Diavolo (Biancavilla), VB9674, m 1.820. Dagala con vegetazione cespugliata a Festuca sp., Poa sp., Rumex scutatus L., Juniperus haemisphaerica Presl e Brachypodium sp. ed un lembo di fore- sta a Fagus sylvatica L. e Pinus laricio Poiret.
68 - Ad ovest di Monte Turchio (Adrano), VB9074, m 1.100. Vegetazione a Bromus tectorum L., Festuca sp., Dactylis glomerata L. e Tanacetum siculum (Guss.) Strobl, Genista aetnensis (Biv.) DC., Rubus sp.
69 - A sud-ovest di Monte Tre Frati (Bronte), VB9076, m 1.237. Vegetazione prevalentemente a Festuca sp. e raro Populus tremula L.
70 - Piano dei Grilli (Bronte), VB8777, m 1.000. Vegetazione prevalentemente ad Avena barbata Potter e Carduus sp., caratterizzante una vecchia colata lavica.
71 - Grotta di Monte Nunziata (Bronte), VB9579, m 1800. Graminaceae all’ingresso della grotta.
72 - Lago Gurrida (a) (Randazzo), VB9289, m 850. Vegetazione a Graminaceae, Lolium rigidum Gaudin, Tanacetum siculum (Guss.) Strobl e Cichorium inthybus L.
73 - Contrada Piano Cavoli (Randazzo), VB9988, m 1.250. Vegetazione prevalentemente a Festuca sp., ra- ra Genista aetnensis (Biv.) DC. e Pteridium aquilinum (L.) Kuhn in una vecchia colata lavica.
Vegetazione a pulvini spinosi d’alta quota o astragaleto
74 - Pineta di Linguaglossa (Linguaglossa), WB0382, m 1800. Vegetazione ad Astragalus siculus Biv., Tana- cetum siculum (Guss.) Strobl, Festuca sp.
75 - Monte Conca (Linguaglossa), WB0382, m 1750. Vegetazione ad Astragalus siculus Biv., Graminaceae, Juniperus haemisphaerica Pres] (ambiente di passaggio tra pineta e astragaleto).
76 - Monte Zappinazzo (Linguaglossa), WB0381, m 1900. Vegetazione ad Astragalus siculus Biv. e rara Fe- stuca sp.
77 - Monte Baracca (Linguaglossa), WB0481, m 1650. Vegetazione a Pteridium aquilinum (L.) Kuhn, Astra- galus siculus Biv., Festuca sp., Achillea ligustica All., Tanacetum siculum (Guss.) Strobl e Linaria purpu- rea (L.) Miller, ai margini di una foresta mista a Pinus laricio Poiret e Betula aetnensis Rafin.
78 - Tra Monte Concazza e Monte Frumento delle Concazze (S. Alfio), WB0480, m 1900. Vegetazione ad Astragalus siculus Biv., Festuca sp., Poa sp. e Tanacetum siculum (Guss.) Strobl, confinante con una foresta a Betula aetnensis Rafin.
79 - Monte Frumento delle Concazze (S. Alfio), WB0380, m 2100. Vegetazione ad Astragalus siculus Biv. e Tanacetum siculum (Guss.) Strobl.
80 - Rifugio Citelli (Milo), WB0579, m 1741. Vegetazione ad Astragalus siculus Biv., Festuca sp., Poa sp., Genista aetnensis (Biv.) DC., Calamagrostis epigejos (L.) Roth, Achillea ligustica All., Pteridium aquili- num (L.) Kuhn, confinante con una foresta mista di Populus tremula L., Betula aetnensis Rafin, Quercus pubescens Willd., Pinus laricio Poiret.
81 - Vallone degli Zappini (Zafferana), WB0473, m 1400. Vegetazione a Pteridium aquilinum (L.) Kuhn, Astragalus siculus Biv., Helichrysum sp., Graminaceae, Tanacetum siculum (Guss.) Strobl, in prossimità di una foresta a Fagus sylvatica L.
82 - Schiena dell’Asino (Zafferana), WB0273, m 2000. Vegetazione ad Astragalus siculus Biv., Poa sp. e Festuca sp.
83 - Contrada Casa del Vescovo (Zafferana), WB0172, m 1800. Vegetazione ad Astragalus siculus Biv., Ta- nacetum siculum (Guss.) Strobl, Graminaceae e rara Genista aetnensis (Biv.) DC.
84 - A sud di La Montagnola (Nicolosi), WB0073, m 2000. Vegetazione ad Astragalus siculus Biv., Festuca sp., Poa sp.
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A. GUGLIELMINO
Ad est di Casa Cantoniera (a) (Nicolosi), WB0072, m 1860. Vegetazione ad Astragalus siculus Biv., Festuca sp., Poa sp., Secale strictum (Presl) Strobl, Tanacetum siculum (Guss.) Strobl, Rumex scutatus L. Rifugio Sapienza (Nicolosi), VB9972, m 1910. Vegetazione ad Astragalus siculus Biv., Festuca sp., Poa sp. e Rosaceae.
Timpa del Barile (Nicolosi), VB9974, m 2450. Vegetazione ad Astragalus siculus Biv., Festuca sp., Poa sp., Tanacetum siculum (Guss.) Strobl, Rumex scutatus L.
Rifugio Denza (Ragalna), VB9673, m 1750. Vegetazione prevalentemente ad Astragalus siculus Biv. e Graminaceae, in prossimità di un lembo di foresta a Pinus laricio Poiret.
Monte dei Santi (Ragalna), VB9772, m 1720. Vegetazione a Graminaceae, Pteridium aquilinum (L.) Kuhn, Astragalus siculus Biv. e Juniperus haemisphaerica Presl, in prossimità di una foresta di Pinus ları- cio Poiret.
Contrada Zappinato (Ragalna), VB9871, m 1750. Vegetazione ad Astragalus siculus Biv., Poa sp., Fe- stuca sp., Tanacetum siculum (Guss.) Strobl.
Monte Palomba (Biancavilla), VB9674, m 1800. Vegetazione ad Astragalus siculus Biv., Festuca arundi- nacea Schreber, Pteridium aquilinum (L.) Kuhn e raro Pinus laricio Poiret e Populus tremula L. Galvarina (Biancavilla), VB9575, m 1850. Vegetazione ad Astragalus siculus Biv., Tanacetum siculum (Guss.) Strobl, Festuca sp., Poa sp.
- A sud delle Bocche di Fuoco del 1848 (Bronte), VB9678, m 2000. Vegetazione ad Astragalus siculus
Biv., Poa sp., Festuca sp., Tanacetum siculum (Guss.) Strobl e Juniperus haemisphaerica Presl. Poggio La Caccia (Bronte), VB9678, m 1995. Vegetazione ad Astragalus siculus Biv., Tanacetum sicu- lum (Guss.) Strobl, Secale strictum (Presl) Strobl e Juniperus haemisphaerica Presl, in prossimità di una foresta a Populus tremula L.
Foreste
- Linguaglossa, WB1287, m 520. Foresta a Quercus pubescens Willd. con radure a Compositae, Euphor-
bia sp., Rubus sp. ed Avena sp.
A nord di Mandra del Re (Linguaglossa), WB0885, m 1100. Foresta a Quercus pubescens Willd. Monte Corruccio (Linguaglossa), WB0685, m 1340. Foresta rada a Quercus pubescens Willd., con ra- dure a Pteridium aquilinum (L.) Kuhn e Graminaceae.
Pineta di Linguaglossa (Linguaglossa), WB0784, m 1250. Foresta a Pinus laricio Poiret.
Pineta di Linguaglossa (Linguaglossa), WB0583, m 1530. Foresta a Pinus laricio Poiret e raro Quercus pubescens Willd., con sottobosco a Brachypodium sp. e Rubus sp.
Pineta di Linguaglossa (Linguaglossa), WB0382, m 1800. Foresta mista a Pinus laricio Poiret e Betula aetnensis Rafin.
Monte Baracca (Linguaglossa), WB0481, m 1650. Foresta mista a Pinus laricio Poiret e Betula aetnensis Rafin, con radure a Pteridium aquilinum (L.) Kuhn, Astragalus siculus Biv., Festuca sp., Achillea ligusti- ca All., Tanacetum siculum (Guss.) Strobl e Linaria purpurea (L.) Miller.
- Lava del 1865 (Linguaglossa), WB0681, m 1550. Lembo di foresta a Pinus laricio Poiret con rado sot-
tobosco a Graminaceae.
Monte Rosso (Castiglione di Sicilia), WB0485, m 1560- 1600. Foresta a Fagus sylvatica L., raro Pinus laricio Poiret e Populus tremula L., con sottobosco prevalentemente a Graminaceae e Rubus sp. c/o Caserma Pitarrone (Castiglione di Sicilia), WB0585, m 1500. Foresta di Pinus laricio Poiret e raro Quercus pubescens Willd. con sottobosco a Sedum tenuifolium (S. et S.) Strobl, Festuca sp. e Poa bulbo- sa L.
- A nord di Monte Timpa Rossa (Castiglione di Sicilia), WB0185, m 1850- 1900. Foresta mista a Fagus’
sylvatica L. e Pinus laricio Poiret, con vaste radure prevalentemente a Festuca sp., Tanacetum siculum (Guss.) Strobl, Pteridium aquilinum (L.) Kuhn, Linaria purpurea (L.) Miller, Vicia villosa Roth, Phleum ambiguum Ten., Hordeum bulbosum L., Erysimum bonannianum Presl, Poa sp., Urtica sp., Brachypo- dium sp.
Contrada Cerrita (S. Alfio), WB0579, m 1600. Foresta mista prevalentemente a Fagus sylvatica L., Quercus pubescens Willd. e raro Quercus cerris L.
CICADELLIDI DELL’ETNA 39
107 - Tra Monte Concazza e Monte Frumento delle Concazze (S. Alfio), WB0480, m 1900. Foresta a Betula aetnensis Rafin, con radure ad Astragalus siculus Biv., Festuca sp., Poa sp. e Tanacetum siculum (Guss.) Strobl.
108 - Piano delle Donne (S. Alfio), WB0680, m 1470. Foresta mista a Pinus laricio Poiret e Quercus sp. con sottobosco prevalentemente a Brachypodium sp., raro Pteridium aquilinum (L.) Kuhn e Genista aet- nensis (Biv.) DC.
109°- Contrada Giarrita (S. Alfio), WB0780, m 1410. Foresta a Quercus cerris L.
110 - Contrada Giarrita (S. Alfio), WB0780, m 1350. Foresta mista a Quercus cerris L. e Quercus pubescens Willd.
111 - Ripa di Piscio (S. Alfio), WB0880, m 1340. Foresta a Quercus cerris L.
112 - Rifugio Citelli (Milo), WB0579, m 1741. Foresta mista a Populus tremula L., Betula aetnensis Rafin, Quercus pubescens Willd., Pinus laricio Poiret con radure ad Astragalus siculus Biv., Festuca sp., Poa sp., Genista aetnensis (Biv.) DC., Calamagrostis epigejos (L.) Roth, Achillea ligustica All., Pteridium aqui- linum (L.) Kuhn, Tanacetum siculum (Guss.) Strobl.
113 - c/o Rifugio Citelli (Milo), WB0579, m 1700. Foresta di Betula aetnensis Rafin con sottobosco a Grami- naceae e Pteridium aquilinum (L.) Kuhn.
114 - c/o Casa Pietracannone (Milo), WB0778, m 1150. Foresta rada a Quercus pubescens Willd. e raro Ca- stanea sativa Miller, con radure a Graminaceae, Compositae e Urtica sp.
115 - Monte Fontane (Milo), WB0777, m 1278. Foresta mista a Castazea sativa Miller e Populus tremula L. con radura a Compositae, Brachypodium sp. ed altre Graminaceae, Pteridium aquilinum (L.) Kuhn.
116 - c/o Fornazzo (Milo), WB0976, m 920. Foresta a Quercus pubescens Willd., in prossimità di coltivi e di una foresta mista a Quercus ilex L., Castanea sativa Miller e raro Quercus cerris L.
117 - Bosco di Milo c/o Caselle (Milo), WB0974, m 670. Foresta mista prevalentemente a Quercus pubescens Willd., Quercus cerris L., Quercus ilex L., Acer obtusatum W. et K., Ostrya carpinifolia Scop., con sot- tobosco a Pteridium aquilinum (L.) Kuhn, Ruscus aculeatus L., Rubia peregrina L., Rubus sp., Cytisus villosus Pourret, Brachypodium sylvaticum (Hudson) Beauv. ed altre Graminaceae, etc.
118 - Tra Monte Fontana e Torrente Sambuco (Zafferana), WB0677, m 1300. Lembo di foresta mista a Castanea sativa Miller e Quercus sp. con radura a Brachypodium sp., Compositae, Graminaceae, Genista aetnensis (Biv.) DC., Polypodium sp.
119 - Valle del Bove (Zafferana), WB0575, m 1500- 1560. Dagala con Populus tremula L. e sottobosco a Graminaceae e Urtica sp.
120 - Valle del Bove c/o Rifugio Menza (Zafferana), WB0274, m 1680. Dagala con Populus tremula L. e Fagus sylvatica L. con radure a Graminaceae, Rosaceae e Urtica sp.
121 - Valle S. Giacomo (Zafferana), WB0773, m 900. Foresta a Castanea sativa Miller e Quercus sp.
122 - Vallone degli Zappini (Zafferana), WB0473, m 1400. Foresta a Fagus sylvatica L. con radure a Pteri-
dium aquilinum (L.) Kuhn, Astragalus siculus Biv., Helichrysum sp., Graminaceae, Tanacetum siculum
(Guss.) Strobl.
Vallone degli Zappini (Zafferana), WB0473, m 1350. Foresta mista a Fagus sylvatica L., Quercus pube-
scens Willd. e raro Quercus cerris L.
124 - Contrada Razzara (Zafferana), WB0672, m 1100. Foresta a Castanea sativa Miller con sottobosco a Graminaceae e Leguminosae.
125 - Piano del Vescovo (Zafferana), WB0472, m 1350. Lembo di foresta a Castanea sativa Miller con radu- ra a Compositae e Graminaceae.
126 - clo Emmaus (Zafferana), WB0871, m 900. Foresta a Quercus sp. con radura a Genista aetnensis (Biv.)
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DC., Umbelliferae, Graminaceae, Compositae.
127 - A nord-ovest di Monterosso (Zafferana), WB0766, m 550. Foresta mista a Quercus ilex L. e Quercus pubescens Willd., con sottobosco a Ferula sp., Micromeria graeca (L.) Bentham, Cytisus villosus Pourret, Asphodelus sp., Tamus communis L.
128 - Vacchiera (Pedara), WB0467, m 800. Lembo di foresta mista a Quercus ilex L. e Quercus pubescens Willd., con radure a Graminaceae, Cruciferae, Euphorbia sp., Genista aetnensis (Biv.) DC.
129 - Tardaria (Pedara), WB0568, m 900. Foresta a Castanea sativa Miller.
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A. GUGLIELMINO
- c/o Casa Faro (Pedara), WB0368, m 1050. Foresta a Quercus pubescens Willd., in prossimità di una
prateria con vegetazione erbacea discontinua.
- Contrada Tavolieri (Pedara), WB0369, m 1250. Lembo di foresta a Castanea sativa Miller con radura
prevalentemente a Graminaceae, Compositae, Pteridium aquilinum (L.) Kuhn.
- Monte Cicirello (Trecastagni), WB0569, m 950. Foresta a Castanea sativa Miller con sottobosco a Gra-
minaceae, Carduus sp., Pteridium aquilinum (L.) Kuhn, Erysimum bonannianum Presl, Linaria purpurea (L.) Miller, Ranunculus sp.
A sud di La Montagnola (Nicolosi), WB0074, m 2350. Foresta a Populus tremula L.
Fosforo (Nicolosi), WB0268, m 1050. Foresta mista a Quercus pubescens Willd. e Quercus ilex L. con radure a Rumex scutatus L., rare Graminaceae e Pteridium aquilinum (L.) Kuhn in suolo accidentato. Castagneto (Nicolosi), WB0365, m 910. Foresta aperta di Castanea sativa Miller con raro Quercus ilex L. e radure a Genista aetnensis (Biv.) DC. e Labiatae.
Monti Rossi (Nicolosi), WB0163, m 950. Lembo di foresta a Pinus laricio Poiret con radura prevalen- temente a Graminaceae, Lupinus angustifolius L., Biscutella sp.
Monte Serra (Viagrande), WB0863, m 430. Heike molto degradato di foresta a Quercus eee Willd., sulle pendici del monte.
San Gregorio, WB1057, m 200. Lembo di foresta a Quercus pubescens Willd. e di macchia mediterranea. Monte Manfré (Paternd), VB9869, m 1460. Foresta a Castanea sativa Miller e raro Quercus pubescens Willd., con sottobosco a Graminaceae, Pteridium aquilinum (L.) Kuhn e Genista aetnensis (Biv.) DC. c/o Casa Costarelli (Paternd), VB9870, m 1450. Foresta a Castanea sativa Miller.
- Rifugio Denza (Ragalna), VB9673, m 1750. Lembo di foresta a Pinus laricio Poiret, con sottobosco
a Pteridium aquilinum (L.) Kuhn e Juniperus haemisphaerica Presl, in prossimità di un’area a vegetazio- ne a pulvini spinosi d’alta quota.
Monte dei Santi (Ragalna), VB9772, m 1720. Foresta a Pinus laricio Poiret, con sottobosco a cespu- glieti a Graminaceae, Pteridium aquilinum (L.) Kuhn, Astragalus siculus Biv. e Juniperus haemisphaerica Presl.
A sud di Monte dei Santi (Ragalna), VB9771, m 1650. Foresta di Pinus laricio Poiret con sottobosco prevalentemente a Pteridium aquilinum (L.) Kuhn.
Milia, Strada Grande Albergo (Ragalna), VB9671, m 1600. Foresta a Castanea sativa Miller con sotto- bosco a Graminaceae e Preridium aquilinum (L.) Kuhn.
- Contrada Milia (Ragalna), VB9570, m 1300. Foresta mista a Quercus ilex L. e Quercus cerris L. con
sottobosco prevalentemente a Graminaceae e Genista aetnensis (Biv.) DC.
Contrada Somatarie (Ragalna), VB9469, m 1100. Residuo di foresta a Quercus sp. e raro Castanea sati- va Miller.
Monte Elici (Ragalna), VB9768, m 1180. Foresta rada a Quercus pubescens Willd. e Quercus ilex L. con sottobosco prevalentemente ad Hedera helix L. e Graminaceae (Poa sp., Anthoxanthum sp., etc.). clo Masseria Luogo Grande (Ragalna), VB9466, m 870. Foresta aperta a Quercus sp. con sottobosco a Graminaceae, Vicia villosa Roth, Erysimum bonannianum Presl, Ranunculus sp.
Contrada Rugoro Grosso (Biancavilla), VB9371, m 1250. Foresta rada a Quercus pubescens Willd. Conca Sottana (Biancavilla), VB9372, m 1200. Foresta rada a Quercus pubescens Willd. con radure prevalentemente a Graminaceae.
- Dagalotti del Diavolo (Biancavilla), VB9674, m 1820. Dagala con Fagus sylvatica L. e Pinus laricio Poi-
ret e vegetazione erbacea a Festuca sp., Poa sp., Rumex scutatus L., Juniperus haemisphaerica Presl e Brachypodium sp.
Piano Falanca (Biancavilla), VB9474, m 1540. Lembo di foresta a Pinus laricio Poiret con sottobosco a Graminaceae.
Monte Intraleo (Adrano), VB9275, m 1400. Foresta mista a Pinus laricio Poiret, raro Quercus pube- scens Willd. e Quercus ilex L., con sottobosco costituito prevalentemente da Graminaceae e Pteridium aquilinum (L.) Kuhn.
- Pratofiorito (Adrano), VB8975, m 1100. Foresta a Quercus ilex L., con radure prevalentemente a Ge-
nista aetnensis (Biv.) DC.
CICADELLIDI DELL'ETNA 61
155 - Monte Minardo (Bronte), VB8876, m 1150. Foresta a Quercus ilex L. confinante con una prateria a vegetazione erbacea discontinua a Carduus sp.; Avena barbata Potter, Dasypyrum villosum (L.) Borbas, Bromus tectorum L., Senecio squalidus L., Verbascum thapsus L., Origanum vulgare L., Teucrium sp., Kundmannia sicula (L.) DC.
156 - Poggio La Caccia (Bronte), VB9678, m 1995. Foresta a Populus tremula L. mista a vegetazione a pulvi- ni spinosi con Astragalus siculus Biv., Tanacetum siculum (Guss.) Strobl, Secale strictum (Presl) Strobl e Juniperus haemisphaerica Presl.
157 - A sud delle Bocche di Fuoco del 1848 (Bronte), VB9678, m 2000. Foresta mista a Betula aetnensis Rafin e Pinus laricio Poiret, frammista a vegetazione a pulvini spinosi con Astragalus siculus Biv., Poa sp., Festuca sp., Tanacetum siculum (Guss.) Strobl e Juniperus haemisphaerica Presl.
158 - c/o le Bocche di Fuoco del 1848 (Bronte), VB9679, m 2100. Dagala con Fagus sylvatica L., raro Popu- lus tremula L. e Betula aetnensis Rafin.
159 - Rifugio Monte Scavo (Maletto), VB9580, m 1740. Foresta a Pinus laricio Poiret con sottobosco a Pte- ridium aquilinum (L.) Kuhn, Secale strictum (Presl) Strobl, Tanacetum siculum (Guss.) Strobl, Genista aetnensis (Biv.) DC.
160 - A nord-est di Monte Scavo (Maletto), VB9680, m 1790. Foresta mista a Pinus laricio Poiret, Populus tremula L., Betula aetnensis Rafin, Fagus sylvatica L. con sottobosco prevalentemente a Graminaceae.
161 - Monte Guardirazzi (Maletto), VB9681, m 1880. Foresta a Pinus laricio Poiret con sottobosco a Festuca sp. ed altre Graminaceae, Pteridium aquilinum (L.) Kuhn e Juniperus sp.
162 - Tra Monte Scavo e Monte Maletto (Maletto), VB9481, m 1680. Foresta mista a Pinus laricio Poiret, Populus tremula L. e Quercus pubescens Willd. con sottobosco costituito da Juniperus haemisphaerica Presl e Poa sp.
163 - c/o Grotta delle Vanette (Maletto), VB9582, m 1700. Foresta mista a Fagus sylvatica L., Pinus laricio Poiret, Populus tremula L. e sottobosco a Juniperus haemisphaerica Presl.
164 - A sud-ovest di Monte Maletto (Maletto), VB9482, m 1600. Foresta di Pinus laricio Poiret con radura prevalentemente a Graminaceae e Pteridium aquilinum (L.) Kuhn.
165 - Bosco di Maletto (Maletto), VB9484, m 1500. Foresta mista a Pinus laricio Poiret e Fagus sylvatica L.
166 - Serra del Monte (Maletto), VB9483, m 1600. Foresta a Quercus pubescens Willd. e raro Populus tremu- la L. con sottobosco a Pteridium aquilinum (L.) Kuhn, Juniperus haemisphaerica Presl, Festuca sp., Geni- sta aetnensis (Biv.) DC., Brachypodium sp. e Rumex scutatus L.
167 - c/o Case Pappalardo (Maletto), VB9183, m 1220. Foresta mista a Quercus ilex L. e Quercus pubescens Willd. con sottobosco a Graminaceae e Pteridium aquilinum (L.) Kuhn.
168 - c/o Case Cucchiara (Maletto), VB9084, m 1070. Foresta aperta a Castanea sativa Miller frammista ad un’area a vegetazione erbacea discontinua caratterizzata prevalentemente da Graminaceae, Urtica sp., Rubus sp., Pteridium aquilinum (L.) Kuhn.
169 - Feudo Sottano (Maletto), VB9086, m 1050. Lembo di foresta a Castanea sativa Miller con radura pre- valentemente a Pteridium aquilinum (L.) Kuhn.
170 - Contrada Roggiorazzo (Maletto), VB8984, m 1050. Foresta aperta a Quercus pubescens Willd. ai mar- gini di un’area a vegetazione erbacea discontinua costituita prevalentemente da Avena barbata Potter, Carduus sp., Daucus carota L.
171 - Mandra (Randazzo). VB9484, m 1450. Foresta a Fagus sylvatica L.
172 - A sud-ovest di Monte Spagnolo (Randazzo), VB9585, m 1450. Dagala con Quercus ilex L.
173 - Mandra c/o Monte Spagnolo (Randazzo), VB9585, m 1600. Foresta a Fagus sylvatica L. con radure a Pteridium aquilinum (L.) Kuhn e Graminaceae.
174 - A sud di Monte Spagnolo (Randazzo), VB9586, m 1450. Foresta di Pinus laricio Poiret con raro Acer obtusatum W. et K.
175 - A sud-ovest di Monte Spagnolo (Randazzo), VB9586, m 1460. Dagala con Acer obtusatum W. et K., Pinus laricio Poiret, raro Quercus pubescens Willd. e Sorbus sp.
176 - c/o Casermetta Monte Spagnolo (Randazzo), VB9686, m 1500. Foresta a Pinus laricio Poiret con radu- re a Festuca circummediterranea Patzke, Galium aetnicum Riv., Phleum hirsutum Honckeny, Pteridium aquilinum (L.) Kuhn, Tanacetum siculum (Guss.) Strobl, Helichrysum sp., Brachypodium sp.
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A. GUGLIELMINO
Monte Santa Maria (Randazzo), VB9986, m 1630. Foresta a Fagus sylvatica L. con radure costituite prevalentemente a Festuca sp., Pteridium aquilinum (L.) Kuhn, Brachypodium sp.
Lago Gurrida (b) (Randazzo), VB9289, m 850. Foresta rada a Populus tremula L., Salix alba L. e Salix purpurea L. con radure prevalentemente a Pulicaria dysenterica (L.) Bernh., Festuca sp., Verbena offici- nalis L. e Mentha pulegium L. |
Santa Caterina (Randazzo), VB9490, m 860. Foresta aperta a Ouercus pubescens Willd. con sottobosco costituito da Genista aetnensis (Biv.) DC., Pteridium aquilinum (L.) Kuhn, Compositae, Leguminosae, Ononis natrix L. subsp. ramosissima (Desf.) Batt. et Trab., Euphorbia sp., Asphodelus microcarpus Viv., Orchis papilionacea L.
Contrada Lupara (Randazzo), VB9790, m 800. Lembo di foresta a Ouercus pubescens Willd. con sotto- bosco a Graminaceae, Pteridium aquilinum (L.) Kuhn, Rubus sp.
- Mazzarigo (Randazzo), VB9391, m 800. Foresta aperta a Quercus pubescens Willd. con radure ad Ave-
na sp., Pteridium aquilinum (L.) Kuhn e Ruscus aculeatus L.
Localita tratte dalle collezioni dei musei Etna, confine settentrionale, Montelaguardia 720 m, C. M. R.
- Monte Etna, confine settentrionale, Montelaguardia, 600 m, Mischi Alcantara, C. M. R.
Etna, versante IN. E., 1600- 1700 m, C. D.
- Monte Etna, versante orientale, dintorni Rifugio Citelli, 1700 m, C. M. R. 186 - 187 - 188 -
Monte Etna, versante orientale, Rifugio Citelli, 1600 m — Piano Sangillo, C. M. R. Monte Etna, versante orientale, Rifugio Citelli, 1500-1600 m, Piano Sangillo, C. M. R. Rifugio Citelli, Piano Sangillo, 1500 m, C. M. R.
- Zafferana (Etna), 610 m, C. S. 190 -
Zafferana, C. S. Monte Etna, versante meridionale, Burrone Costarelli, 1500 m, C. M. R. Monte Etna, versante meridionale, Contrada Costarelli, 1500 m, C. M. R.
- Monte Etna, versante Sud, Castagneti di Pedara, 900-1000 m, C. M. R.
Monte Etna, versante Sud, Castagneti di Pedara, 900-1100 m, C. M. R.
- Dintorni di Pedara, 600 m, C. M. R.
Dintorni Pedara, 950 m, C. M. R.
- Monte Gervasio, versante Sud, dintorni di Pedara, 950 m, C. M. R. 198 -
Monte Etna, Pedara 600-900 m, C. M. R. Monte Etna, versante Sud, Pedara, 600 m, C. M. R. Monte Etna, versante Sud, Ragala (Pedara) - 800 m, C. M. R.
- Monti Rossi, 800 m, C. M. R.
- Monte Etna, versante meridionale, Monti Rossi (Nicolosi), 900 m, C. M. R. - Monte Etna, versante meridionale, Monte Sona, 1350 m, C. M. R.
204 -
Monte Manfré, 1400 m, C. M. R.; C. D.
- Monte Etna, versante meridionale, Monte Vetore, 1600 m, C. M. R. 206 -
Monte Vetore, versante meridionale, 1750 m, C. M. R. Monte Etna, versante meridionale, Monte Vetore, 1800 m, C. M. R.
- Monte Etna, versante Sud, Monte Faggi, 1650 m, C. M. R. - Monte Etna, versante Sud, Monti Silvestri, 1700 m, C. M. R. 210 -
Monte Etna, versante meridionale, Monti Silvestri, 1750 m, C. M. R.
- Monte Etna: Rifugio Sapienza, 1900 m, C. D. 212 -
Monte Etna, versante meridionale, La Montagnola, 2200 m, C. M. R. Monte Etna, versante Sud, Piano della Lepre, 1900 m, C. M. R. Monte Etna, versante occidentale, Albergo Serra La Nave, 1650 m, C. M. R.
- Monte Etna, versante occidentale, Albergo Serra La Nave, 1700 m, C. M. R. 216 - 217 -
Monte Etna, versante occidentale, Bivio, 1700 m, C. M. R. Dintorni Casa Cantoniera, 1880 m, C. M. R.
CICADELLIDI DELLE TNA 63
218 - Monte Etna, versante occidentale, Pineta, 1700 m, C. M. R.. 219 - Etna, versante occidentale, 1600 m, C. M. R..
220 - Monte Etna, versante occidentale, Pineta, 1600 m, C. M. R.. 221 - Monte Etna, versante occidentale, Pineta, C. M. R..
VII LITE SE net: VARA TRAD
ANALISI SISTEMATICO-FAUNISTICA
Sottofamiglia Megophthalminae
Megophthalmus scabripennis Edwards, 1915
Megophthalmus scabripennis Edwards, 1915: 206.
Megophthalmus scabripennis: GUGLIELMINO, 1989a: 36; D'Urso & GUGLIELMINO, 1990: 85; 1991: 11.
Materiale — Staz. (57), 28-V-1985, 1 ©, C. D.(G.); Staz. (95), 29-V-1986, 1 ©, G.:G.; Staz. (102), 25-VI.1988) 1 ©, CG; Staz. (105): 13-X-1987, 1 Q:, GG: Staz; (132), 2:V-1988; 2:@ oC. G:; Staz, (167), 4-X-1984, 1 <9), C,‘D.(G.): Staz. (172), 27-1X-1988,, 1 O1 CG Stag 75), 1119880 Q €. Ge Staz, (178): 19-Vie1988,) Loos Gs GE Stag (205) 22:X1I-1949;: FD IT MER
Geonemia — Specie mediterraneo-atlantica. In Italia Servadei (1967) la segnala per Emilia, Marche, Abruzzo e Molise, Campania, I. Ischia, Puglia; D’Urso (1986) la cita per l’I. Salina e per la Sicilia; GUGLIELMINO (1989a), D'Urso & GUGLIELMINO (1990; 1991) la segnalano per l’Etna.
Note ecologiche — Sull’Etna la si rinviene frequentemente sulle parti basali della vegetazione erbacea in ambienti a vegetazione erbacea discontinua, nel sottobosco di castagneti, querceti, pinete, di foreste miste a Quercus ilex-Quercus pubescens, a Quer- cus pubescens-Pinus laricio-Acer obtusatum, a Fagus sylvatica-Pinus laricio ed in radure di foreste a O. pubescens ed a Populus tremula-Salix alba-Salix purpurea. Gli adulti sono stati raccolti nel periodo maggio-giugno ed in settembre-novembre, tra i 520 ed i 1850 m. RIBAUT (1952) segnala questa specie sulle piante basse e talvolta sui cespugli. DELLA GIUSTINA (1989) la segnala in Corsica su Helychrysum microphyllum.
Sottofamiglia Macropsinae
Hephathus freyi (Fieber, 1868)
Pediopsis freyi Fieber, 1868: 461.
Hephathus freyi: GUGLIELMINO, 1989a: 37; D'Urso & GUGLIELMINO, 1991: 11.
Materiale — Staz. (198), (5-15)-7-1948, 1 ©, (det. come Macropsis freyi), C. M. R.(G).
Geonemia — Specie M. S. europeo-mediterranea. In Italia é segnalata per Veneto, Emilia, Marche, Campania, Basilicata, Calabria, Sicilia; D'Urso (1986) la cita anche per l’I. Salina; GUGLIELMINO (1989a), D'Urso & GUGLIELMINO (1991) la segnalano per l'Etna.
Note ecologiche — Di questa specie, che io non ho rinvenuto, è noto, per l’Etna, un esemplare adulto conservato nella collezione presente presso il Museo di Roma e rinvenuto ad una quota di 600-900 m, nel mese di luglio. Secondo REMANE (comunica- zione personale) questa specie vive su Composite del gruppo Helychrysum.
Hephathus nanus (Herrich-Schäffer, 1835) Bythoscopus nanus Herrich-Schaffer, 1835: 69. Hephathus nanus: GUGLIELMINO, 1989a: 37; D'Urso & GUGLIELMINO, 1991: 12.
64 A. GUGLIELMINO
Materiale — Staz. (6), 16-IX-1984, 1 ©, C. D.(G.); Staz. (47) 28-V-1988, 2 © ©, C. G.
Geonemia — Specie paleartica. In Italia è nota per Piemonte, Trentino Alto Adi- ge, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia, Lazio, Campania, Calabria, Sicilia, Sarde- gna; GUGLIELMINO (1989a), D'Urso & GUGLIELMINO (1991) la citano per l'Etna.
Note ecologiche — Specie erbicola, sull’Etna è stata rinvenuta in ambienti a vege- tazione erbacea discontinua ed in una stazione, in prossimità di un abbeveratoio, carat- terizzata da una vegetazione prevalentemente a Composite, Graminacee e Juncus. Gli adulti sono stati raccolti in maggio ed in settembre, a quote 900-1000 m. LE QUESNE (1965), segnala questa specie sulle piante basse dei luoghi secchi. Secondo SCHIEMENZ (1969) in Europa centrale è specie univoltina e sverna allo stadio di uovo. In Europa settentrionale, OSSIANNILSSON (1981) segnala gli adulti in luglio ed agosto. In Germa- nia occidentale, questa specie vive su Composite (Achillea, Helychrysum) nei luoghi so- leggiati (REMANE, 1987).
Macropsis fuscinervis (Boheman, 1845)
Jassus fuscinervis Boheman, 1845: 163.
Macropsis fuscinervis: GUGLIELMINO, 1989a: 38; D'Urso & GUGLIELMINO, 1990: 85; 1991: 13.
Materiale®*=Staz.(103),28-VI-1988 3 ©0210 © C!G ;.Staz. (112), 8-DX-1986,1. ©, Gs Gi 7-VIII-1987, 1 ©, C. G.; 25-VI-1988, 2 oo’, C. G.; 26-VII-1988, 1 9, C. G.; Staz. (156), 28-VIII-1987, AO OMC Cr 19-V IE 1988,88 08 CG: Staz 2160) 1: VELF1IBE I, 39 2, CC: Ge Staz. (162), 29-VIII-1987, 3 9 9, C. G.; Staz. (163), 29-VIII-1987, 9 9 9, C. G.; Staz. (185), 2-VII-1949, 1 ©, 1 OMR
Geonemia — Specie euroasiatica. In Italia SERVADEI (1967) la cita per la Basilica- ta; in Sicilia è nota soltanto per l’Etna (GUGLIELMINO, 1989a; D'Urso & GUGLIELMI- NO» 1990719941):
Note ecologiche — Specie arboricola tipica dei pioppeti. Sull’Etna è monofaga su Populus tremula; gli adulti sono stati rinvenuti da giugno a settembre, a quote comprese tra 1600 e 1995 m. In Europa settentrionale vive su Populus tremula e gli adulti sono presenti nel periodo giugno-agosto (OSSIANNILSSON, 1981).
Oncopsis flavicollis (Linneo, 1761) (Fig. 2, A-F)
Cicada flavicollis Linneo, 1761: 242.
Oncopsis flavicollis: D’Urso, 1981: 177; GUGLIELMINO, 1989a: 39; D'Urso & GUGLIELMINO, 1990: 09 1991: 13:
Materiale — Staz. (101), 7-VIII-1987, 61 99, C. G.; Staz. (112), 5-VII-1977, 1 ©, C. D.(G.); 7-VIII-1987, 7 99, C. G.; Staz. (184), VII-1977, 2 oo, C. D.; Staz. (185), 2-VII-1949, 18 oo, 34 29 CP ML RS 3.VIR1949 IR tT OCs MOR, 5S-VI 19494 oc. MIR,
Note tassonomiche — O. flavicollis sull’Etna è convivente con O. subangulata ed O. tristis su Betula aetnensis. Dall’aspetto esterno O. flavicollis è facilmente distinguibile da O. tristis sia per le dimensioni decisamente maggiori, sia per alcuni caratteri morfo- logici quali la forma del capo e la colorazione. Assai più arduo è invece distinguerla da O. subangulata, in quanto le due specie sono simili fra loro per forma, dimensioni e colorazione. Buoni caratteri distintivi risultano essere, per i maschi, la struttura del- l’edeago, delle appendici del tubo anale, degli stili e degli apodemi del secondo sternite addominale (Fig. 2, A-F). Per quanto riguarda le femmine, invece, non ho trovato dei caratteri tali da permettermi una loro corretta attribuzione ad O. flavicollis o ad O. subangulata. Attualmente O. flavicollis rappresenta un problema aperto. CLARIDGE & Nixon (1986) analizzando popolazioni di O. flavicollis legate a Betula pubescens ed a B. pendula, in Gran Bretagna, hanno dimostrato la presenza di tre forme di maschi riconoscibili in base alla forma degli apodemi dorsali ed al canto di corteggiamento. Questi autori sono del parere che O. flavicollis in Gran Bretagna sia rappresentata da
CICADELEIDD DELL'ETNA 65
tre specie criptiche.
Geonemia — Specie paleartica. In Italia è nota per Piemonte, Liguria, Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia, Toscana, Lazio, Puglia, Sardegna; in Sicilia è nota soltanto per l’Etna (D’Urso, 1981; GUGLIELMINO, 1989a; D’URso & GUGLIELMINO, 1990; 1991).
Note ecologiche — Specie arboricola, sull’Etna si comporta da monofaga su B. aet- nensis; essa & stata reperita a quote comprese tra 1600 e 1741 m, ma probabilmente è presente nell’intera fascia altitudinale occupata dalla sua pianta ospite. Gli adulti so- no stati rinvenuti in luglio-agosto. Secondo CLARIDGE & Nıxon (1981) questa specie, in Gran Bretagna, è legata a B. pendula ed a B. pubescens, si nutre a spese del floema, é univoltina e sverna allo stadio di uovo. In Europa settentrionale gli adulti sono pre- senti da maggio a settembre (OSSIANNILSSON, 1981).
Oncopsis subangulata (J. Sahlberg, 1871) (Fig. 2, G-N)
Pediopsis subangulata J. Sahlberg, 1871: 125.
Oncopsis subangulata: D'Urso, 1981: 177; GUGLIELMINO, 1989a: 39; D’URso & GUGLIELMINO, 1990: Soe 1991713,
Materiale ‘+: Staz. (101), 7-VIIL-1987, 11 oo, C. G.; 23-VI-1988, 2 oo, C. G.; Staz. (112), 5-VII-1977, 4 oo, C. D.(G.); Staz. (184), VII-1977, 31 © 0, C. Dy Staz. (185), 2-VII-1949, 4 oo, ED CUM Rag VII 1949 10 CaM RB.
Note tassonomiche — Per la distinzione di questa specie da O. flavicollis, si veda la scheda relativa a quest’ultima specie. Anche per questa specie buoni caratteri tasso- nomici sono dati dalla struttura dell’edeago, delle appendici del tubo anale, degli stili e degli apodemi del secondo sternite addominale (Fig. 2, G-N). CLARIDGE & Nixon (1986) ritengono che O. subangulata sia specie strettamente imparentata alle tre specie cripti- che di O. gruppo flavicollis, in Gran Bretagna, ma se ne distingue sulla base della strut- tura degli apodemi addominali e del canto di corteggiamento.
Geonemia — Specie eurosibirica. In Italia é stata segnalata per Piemonte, Trenti- no Alto Adige, Emilia; in Sicilia è nota solo per l’Etna (D’Urso, 1981; GUGLIELMINO, 1989a; D'Urso & GUGLIELMINO, 1990; 1991).
Note ecologiche — Specie arboricola, tipica dei betulleti. Sull’Etna è infeudata a B. aetnensis; gli adulti sono stati reperiti in giugno-agosto, a quote comprese tra 1600 e 1741 m. In Gran Bretagna è legata a B. pendula ed a B. pubescens, si nutre a spese del floema, ha una sola generazione l’anno e sverna allo stadio di uovo (CLARIDGE & Nixon, 1981). In Europa settentrionale gli adulti sono segnalati in giugno-settembre (OSSIANNILSSON, 1981).
Oncopsis tristis (Zetterstedt, 1838)
Jassus fruticola var. tristis Zetterstedt, 1838: 303.
Oncopsis tristis: D'Urso, 1981: 177; GUGLIELMINO, 1989a: 40; D'Urso & GUGLIELMINO, 1990: 85; 1995-13.
Materiale — Staz. (101), 7-VIII-1987, 38 0 0,105 9 9,C. G.; 23-VI-1988, 1 ©, C. G.; Staz. (107), 6-VIII-1984, 1 ©, C. D.(G.); Staz. (112), 5-VII-1977, 10 00,5 99, C. D.(G.); 27-IX-1978, 1 ©, C. G.; 7-VIII-1987, 13 © ©, 68 9 9,C. G.; 25-VI-1988, 1 ©,C. G.; 26-VIT-1988, 1 9, C. G.; Staz, (157), 28-VIII-1987, 2 00,279 2, C. G.; 19-VIII-1988, 1 9, C. G.; Staz. (184), VII-1977, 50 00,83 99, C. D.; Staz. (185), 2-VII-1949, 11 © 0,7 99,7C.M. R.; 4-VII-1949, 2 oo, C. M. R.; Staz. (187), 30-VIII-1948, 1 o, C. M. R.
Geonemia — Specie euroasiatica, presente anche nella Regione Neartica ed in quella Orientale. In Italia è segnalata per Trentino Alto Adige ed Emilia; in Sicilia è nota soltanto per l’Etna (D’Urso, 1981; GUGLIELMINO, 1989a; D'Urso & GUGLIELMINO, 1990; 1991).
66 A. GUGLIELMINO
Fig. 2 — Oncopsis flavicollis, © ©, (A,B,C,D,E: c/o Rifugio Citelli; F: Rifugio Citelli). Edeago visto ven- tralmente (A) e lateralmente (B); appendice sinistra del tubo anale in visione laterale (C); stilo sinistro in
visione laterale (D); apodemi del secondo sternite addominale (E, F). — Oncopsis subangulata, © ©, (G,H,I,L,M,N: Monte Baracca). Edeago visto ventralmente (G) e lateralmente (H); appendice sinistra del tubo anale in visione laterale (I); stilo sinistro in visione laterale (L); apodemi del secondo sternite addomina-
le (M, N).
CIGADELEIDE DELLE INA 67
Note ecologiche — Come le altre specie di Oncopsis presenti sull’Etna, O. tristis è mo- nofaga su B. aetnensis; gli adulti sono stati raccolti in giugno-settembre, a quote com- prese tra 1500 e 2100 m. Secondo CLARIDGE & Nrxon (1981) questa specie, in Gran Bretagna, è legata a B. pendula e B. pubescens, si nutre a spese del floema, è univoltina e sverna allo stadio di uovo. In Europa settentrionale gli adulti sono presenti in giugno- settembre (-novembre) (OSSIANNILSSON, 1981).
Sottofamiglia Agalliinae
Agallia cfr. consobrina Curtis, 1833 (Fig. 3)
Agallia consobrina Curtis, 1833: 193.
Agallia consobrina: D'Urso, IPPoLITO & LomMBARDO, 1984: 168; Agallia ctr. consobrina: GUGLIELMINO, 1989a: 42; D'Urso & GUGLIELMINO, 1990: 85; 1991: 10.
Materiale — Staz. (6), 16-IX-1984, 1 9, C. D.(G.); Staz. (11), 17-V-1987, 1 ©, C. G.; 7-VI-1987, Lo, C.G.; Dtaz. (62), 21-VIII-1987, 1 25€, Gis Staz, (71))8-X-1987; OP Gr Ge Dtaz. (92) MNTER T8 Pe OIG. Star (101), 12-23-1987, 17 PS Stag (109) ZT VIREN Cree rae 09) 28. VOB AO ER Bias TL) DA RIEN l'a). 2ONVETIN See 20POO., C Gee 1%1X-1987,3 99, CG Star 09)) 25-1987, PP OGG TUT MAO VI IS OC. s Stan. 1122) 724101987, 24/00 Oe Ge Star ITR AM OS PO SCORE Er (125), LATIN 997° 8, WO DAG) Stam TAO) VITTO) 1 6.10 RICA) 18-VII-1984, 1 9, C. D.(G.); Staz. (144), 18-VII-1984, 6 9 9, C. D.(G.); Staz. (145), 20-IX-1984, 3 9 9, E DAG); Staz. (146), 16-VI-1977/ 1 ©, C. DIGI): Staz (147), 19 VII 1988 3 98, € Gi Stam dda) eV 91988, 10 CG. Staz. (151), 4-VII-1959; 17 9179, CO: Gr 28VIII-1987) 1 92, Cy Go Staz: (133), 13-VIT-1988, 2 00,11 9 9, C. G.; Staz. (155), 24-IX-1984, 2 9 9, C. D.(G.); Staz. (160), 19-VIII-1988, LOC Gy Staz: (LOUE 19 VTIT-1988,-2 9 9, GIG} Staz) 12 NES "0 in TE. az: (163), 29-VIII-1987, 6°9 9, G. Gis 9-X-1987, 7 79, C. G.; Staz. (160, 29+VII- 1988, 290 C. Cr Staz. (167), 1-X-1984, 5 99, C. D.(G.); Staz. (172), 9-X-1987, 1 9, C. G.; Staz. (173), 9-X-1987, I Q, C. G.; Staz. (174), 9-X-1987, 1 9, C. G.; Staz. (190), 14-IX-1976, 1 9, (det. come Dryodurgades simi- lis); 4G SAG); Staz. (192), 5-VIIL-1949, 1 DL EM /R. Stag (04) TeV E949) ORT MERI Star (197), 16-VI-1949, 200, 1 QC: M. Re Staz. (204), 19-VI-1949, 1 ©, C. M. R.; 9-VI:1978, 3 © ©, to, EC D; 5-VII-1978,9 oor, 10° 0:09, CD: EVIII.19781/4 07 0, CD 29 VII 1978, 2 oo, 499, C. Di; Staz. (205), 29-TX-1949,'1/9 °C. MOR: Staz, (206); 29-VII-1949, 7 O° Co MR; Staz. (209), 10-X-1948, 2 9 9,C.M.R.; Staz. (215), 19-IX-1949, 1 9, C.M. R.; Staz. (219), 3-VIII-1948, LS ONOR:
Note tassonomiche — Gli esemplari rinvenuti sull’Etna sembrano attribuibili ad A. consobrina; tuttavia i maschi esaminati presentano differenze nella struttura dell’e- deago e degli apodemi del secondo segmento addominale rispetto agli esemplari di A. consobrina raffigurati da OSSANNILSSON (1981). D’altra parte gli individui raccolti pre- sentano una certa variabilità nella forma della base dell’edeago e soprattutto nella for- ma e nella lunghezza degli apodemi del secondo segmento addominale; infatti un grup- po di individui (Fig. 3A, B, E, E’) ha apodemi corti e larghi e base dell’edeago ristretta in prossimità dell’origine dell’asta; l’altro gruppo (Fig. 3C, D, F, F’) presenta apodemi lunghi e slanciati e base dell’edeago larga in prossimità dell’origine dell’asta. L’esatto valore di questa variabilità va ulteriormente precisato con l’analisi di esemplari prove- nienti da altre regioni d’Italia e d’ Europa; pertanto allo stato attuale delle conoscenze ritengo opportuno indicare gli esemplari dell'Etna come Agallia cfr. consobrina Curtis, 1833. |
Geonemia — Specie europea. In Italia à nota per Piemonte, Liguria, Trentino Al- to Adige, Friuli Venezia Giulia, Emilia, Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo e Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Calabria, Sicilia, Sardegna; D’Urso (1986) la segnala an-
68 A. GUGLIELMINO
che per l’I. Salina; D’Urso, Ippolito & LOMBARDO (1984), GUGLIELMINO (1989a), D’ Urso & GUGLIELMINO (1990; 1991) la citano per Etna.
Note ecologiche — Sull’Etna è stata rinvenuta prevalentemente sulla vegetazione erbacea, ma anche sugli alberi: in querceti, castagneti, pinete, pioppeti, faggete, in di- verse foreste miste (quali ad esempio quelle a Quercus pubescens-Q. ilex, a Q. pubescens- Castanea sativa, a Pinus laricio-Betula aetnensis, a Q. pubescens-Populus tremula, a P. laricio- P. tremula-Fagus sylvatica, a P. laricio-P. tremula-F. sylvatica-B. aetnansis, a F. sylvatica-P. laricio ed a P. laricio-Acer obtusatum); è stata rinvenuta anche sulla vegetazione igrofila attorno ad un abbeveratoio, sulla vegetazione infestante gli agrumeti, sulla vegetazione erbacea xerofila e nell’astragaleto. Gli adulti sono stati raccolti da maggio ad ottobre, tra 170 e 1900 m. WAGNER & Franz (1961) segnalano A. consobrina in radure di bo- schi a latifoglie. Secondo LE QUESNE (1965) è comune sulle piante basse. In Germania Occidentale, REMANE (1987) la segnala sulla vegetazione bassa, prevalentemente su La- biate; è specie univoltina ed almeno le femmine superano l’inverno.
Anaceratagallia laevis (Ribaut, 1935)
Agallia laevis Ribaut, 1935: 35.
Anaceratagallia laevis: GUGLIELMINO, 1989a: 43; D'Urso & GUGLIELMINO, 1990: 85; 1991: 10.
Materiale: Staz. (11), 5-VII-1988, 1 o, C.G.; Staz: (47), 28-V-1988, loo, C.'G:; Staz, (58), _ 19-V1-1988, Lo; GG; Staz. (86), TS VII 1977, 50%, GC: D'G.);'Stas(112), 5«VH-1977, 1: ©; 1.9; Gr DAG J;,8t32..1125), 4 VI1-1977, 50. \G9D.(Gas: Stazi (127); 15-XII-1984, 2.00 CD (G.): Staz, (178), 19-Vd-1988).4 or, CG Staz, (193), 26-V-1949, 1 ©, C. M. R.; Staz. (200), 9-VII-1949, 1 ©; Ge MER.
Geonemia — Specie mediterraneo-atlantico-turanica. In Italia è nota per Veneto, Emilia, Toscana, I. Elba, Lazio, Abruzzo e Molise, Campania, Puglia, Basilicata, Cala- bria, Sardegna, Sicilia; D’Urso (1986) la segnala anche per VI. Salina; GUGLIELMINO (1989a), D’Urso & GUGLIELMINO (1990; 1991) la citano per l’Etna.
Note ecologiche — È specie erbicola comune sull'Etna; essa è presente sulla vege- tazione erbacea discontinua, sulla vegetazione infestante gli agrumeti, nel sottobosco ed in radure di querceti, castagneti, foreste miste a Quercus pubescens-Pinus laricio-Populus tremula-Betula aetnensis, a Fagus sylvatica-Pinus laricio, a Populus tremula-Salix alba-Salix purpurea e si spinge fino alle alte quote colonizzate dall’astragaleto. Gli adulti sono sta- ti rinvenuti nel periodo maggio-agosto ed in dicembre, a quote comprese tra 170 e 1910 m. Secondo ABpuL-Nour (1985), questa specie in Libano è molto comune negli am- bienti ricchi di Trifolium e Medicago; essa ha due o tre generazioni l’anno, dipendenti dalla temperatura degli ambienti ove si trova, sverna allo stato di adulto e, negli am- bienti naturali, sembra comportarsi da polifaga.
Anaceratagallia ribauti (Ossiannilsson, 1938)
Agallia ribauti Ossiannilsson, 1938: 77.
Anaceratagallia ribauti: GUGLIELMINO, 1989a: 43; D’Urso & GUGLIELMINO, 1990: 85; 1991: 13.
Materiale — Staz. (86), 15-VIII-1977, 1 ©, C. D.(G.); Staz. (175), 9-X-1987, 1 ©, C. G.
Geonemia — Specie eurosibirica. In Italia è segnalata per Piemonte, Liguria, Lom- bardia, Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Emilia, Toscana, I. Gi- glio, Umbria, Lazio, Puglia, Basilicata, Calabria; GUGLIELMINO (1989a), D'Urso & Gu- GLIELMINO (1990; 1991) la citano per l’Etna.
Note ecologiche — Specie erbicola, sull'Etna è rara ed è stata rinvenuta nel sotto- bosco di foreste miste a Pinus laricio-Acer obtusatum e nell’astragaleto, a quote rispetti- vamente di 1450 e 1910 m, nei mesi di agosto e di ottobre. RIBAUT (1952) la segnala sulle piante basse dei luoghi incolti e WAGNER & FRANZ (1961) sull’erba in ambienti caldi ed asciutti. In Europa centrale è specie monovoltina e sverna allo stato di adulto
CICADELMPI DELL'ETNA 69 |
(MÜLLER, 1980). In Germania Occidentale, questa specie è è molto diffusa nei luoghi aperti, più o meno secchi, e la si rinviene spesso, insieme con A. venosa, sotto i cespugli bassi di Thymus; le femmine svernano allo stato di immagine (REMANE, 1987).
Anaceratagallia venosa (Fourcroy, 1785)
Cicada venosa Fourcroy, 1785: 188.
Anaceratagallia venosa: GUGLIELMINO, 1989a: 44; D'Urso & GUGLIELMINO, 1990: 85; 1991: 11.
Materiale — Staz. (19), 9-V-1988, 2 00,3 29, C. G.; Staz. (65), 21-VII-1990, 1 9, C. G.; Staz. (67), 28-VIII-1987, 1-@t0C. G7 Staz. (65), 19-IX.1987, Po, L 970.55 Staz. (67), -15-VIKI-1984, 3 to 0. DIE Staz 102) 20141984 2 0078 OO CU DIG.) Staz (94), 22-11-1987, 10,2 00, C. G.; 8-X-1987, 3 9 9, C. G.; Staz. (101),\7-VIII-1987, 15 00,6 9 9, C. G.; Staz.;(107), 6-VIII-1984, 3 oo”, C. D.(G.); Staz. (108), 6-VIII-1984, 1 ©, C. D.(G.); Staz. (112), 12-X-1987, 1 9, C. G.; 25-VI-1988, LOC, Gp Stas 9 M-VE 1989 2 000. Ga Staz, (19), 9-V+-1988, 2 Con, Ce Ge Stan, (166), 29*WII-1987, T-o'; 1 0 Cl Gi 9-X-1987, 1 0, C. Gis Staz. (178), 19-VE4988, 1 ©, C. G. Staz. (215) 19181949, E87 MR, Staz; (216); 30-VII[-1949, 4 oo, 7 © 9, CM. R
Geonemia — Specie paleartica. In Italia è nota per tutte le regioni, tranne la Val d’Aosta; D'Urso (1986) la cita anche per l’I. Salina; GUGLIELMINO (1989a), D'Urso & GUGLIELMINO (1990; 1991) la segnalano per l’Etna.
Note ecologiche — Specie erbicola presente sull’Etna in ambienti a vegetazione erbacea discontinua, a vegetazione erbacea xerofila, nell’astragaleto, nel sottobosco di querceti, di foreste miste a Pinus laricio-Quercus pubescens, in radure di castagneti, be- tulleti, faggete e di foreste miste a Quercus pubescens-Pinus laricio, a Pinus laricio-Betula aetnensis, a O. pubescens-P. laricio-Populus tremula-B. aetnensis, a Populus tremula-Salix alba-Salix purpurea. Gli adulti sono stati rinvenuti da maggio ad ottobre, tra 700 e 2450 m. In Europa centrale è specie monovoltina (MÜLLER, 1978; 1980) e sverna allo stadio di uovo (SCHIEMENZ, 1969; Miiller, 1978; 1980). Secondo REMANE (1987), in Germa- nia Occidentale, è specie molto diffusa, prevalentemente nei luoghi aperti, più o meno secchi, su arbusti e cespugli bassi; presenta una sola generazione l’anno e sverna allo stadio di uovo.
Austroagallia sinuata (Mulsant et Rey, 1855)
Bythoscopus sinuatus Mulsant et Rey, 1855: 222.
Austroagallia sinuata: D'Urso, IPPoLITO & LOMBARDO, 1984: 168; GUGLIELMINO, 1989a: 45; D Urso & GUGLIELMINO, 1990: 85; 1991: 9.
Materiale — Staz. (3), 4-X-1984, 1 9, C. D.(G.); Staz. (27), 7-V-1988, 1 9, C. G.; Staz. (28), 7-V-1988, 1 9,C.G-,; Staz. (36), 7-V-1988, 1 9, C. G.; Staz. (58), 19-VI-1988, 1 o", C. G.; Staz. (67), 28-VIII-1987, 2:00, 3 909, C. G.; Staz, (68), 13-VII-1988, L'or, C. G.: Staz. (85), 19.1X.1987, FO © Gi Sta2, (90), 18-VII-1984, 1 9, C. D.(G.); Staz, (94), 19-VIII-1988, 1 o, 7 9 0, C. G.: 8-X-1937, 1 9, C.G,;: Staz. (101), 12-X-1987, 2 oo’, C. G.; Staz. (105), 28-VI-1988, 1 9, C. G.; Staz. (112), 25-VI-1988, 1 QC. G.; Staz. (113), 8-IX-1986, 1 o”, C. G.; Staz, (122), 24-IX-1987, 1 9, C. G.; Staz. (133), 1-VIII-1986, 1 9, C. G,; Staz. (134), 9-V-1988, 1 9, C. Gi: Staz, (146), 16-VI-1977, 1 ©, C. D.(G.); Staz. (151), 19-VIII-1988, 2 oo, C. G.; Staz. (155), 6-VI-1988, 1 9, C. G.; Staz. (166), 29-VIII-1987, 10,19, C. G.; 9-X-1987, 1 ©, C. G.; Staz. (176), 29-VIII-1987, 1 9, C. G.; Staz. (190), 14-IX-1975, 1 9, C. S.; Staz. (204), 24-VII-1978, 1 ©, C. D.; Staz. (209), 10-X-1948, 4 oo, 3 99, C. M. R. (det. come Peragallia sinuata); Staz. (220), 21-VIII-1948, 1 9, C. M. R. (det. come Peragallia sinuata); Staz. (222), 125IX-1952 EEE EEE
Geonemia — Specie euromediterraneo-turanica, citata anche per la Regione Etio- pica. In Italia è nota per tutte le regioni, tranne la Val d’ Aosta e la Lombardia; D’Urso (1986) la segnala anche per l’I. Salina; D’Urso, IPPoLITO & LoMBARDO (1984), Gu- GLIELMINO (1989a), D'Urso & GUGLIELMINO (1990; 1991) la citano per l’Etna.
70 A. GUGLIELMINO
Oimm nn en?
Fig. 3 — Agallia cfr. consobrina, © ©, (A,B,E,E’: Ficarazzi; C,D: c/o Casa Costarelli; F,F’: Piano del Ve- scovo). Apodemi del secondo sternite addominale, visti dorsalmente (A,C) e posteriormente (B,D); edeagi in visione ventrale (E,F) e laterale (E’,F’).
Note ecologiche — Specie erbicola, sull’Etna è stata reperita sulla vegetazione er- bacea in prossimita di corsi d’acqua, sulla vegetazione erbacea discontinua, sulla vege- tazione erbacea xerofila, nell’astragaleto, in radure e nel sottobosco di querceti, betul- leti, pioppeti e di foreste miste a Quercus pubescens-Q. ilex, in radure di castagneti, pi- nete, faggete e di foreste miste a ©. pubescens-Castanea sativa, a Pinus laricio-Betula aetnensis, a P. laricio-Fagus sylvatica, a O. pubescens-P. laricio-Populus tremula-B. aetnen- sis. Essa è molto diffusa sul vulcano sia a quote basse, intorno ai 50 m, sia a quote molto alte, intorno ai 2350 m; gli adulti sono presenti da maggio ad ottobre. VILLIERS (1977) la segnala, per la Francia centrale e meridionale, nei luoghi aridi, su Ononis.
CICADEELIDI DELL'ETNA 71
Sottofamiglia Idiocerinae
Acericerus heydenii (Kirschbaum, 1868)
Idiocerus heydenii Kirschbaum, 1868: 155.
Acericerus heydenii: GUGLIELMINO, 1989a: 46; D'Urso & GUGLIELMINO, 1990: 85; 1991: 13.
Materiale —Staz..(175) 1EXF1988, Do Op 300700 /CLG; |
Geonemia — Specie M. S. europea. In Italia & segnalata per Lombardia e Lazio; in Sicilia è nota soltanto per Etna (GUGLIELMINO, 1989a; D'Urso & GUGLIELMINO, 1990:,4991):
Note ecologiche — Specie arboricola, sull’Etna è stata rinvenuta, nel mese di otto- bre, su Acer obtusatum caratterizzante, insieme a Quercus pubescens, una dagala a quota 1460 m; diversi esemplari sono stati reperiti anche su Q. pubescens, ma verosimilmente questi vi erano migrati temporaneamente, in quanto gli aceri incominciavano a presen- tare le foglie ingiallite. Secondo GUNTHART (1987), in Svizzera, questa specie vive su Acer e sverna allo stato adulto.
Populicerus laminatus (Flor, 1861)
Idiocerus laminatus Flor, 1861: 171.
Populicerus laminatus: GUGLIELMINO, 1989a: 46; D'Urso & GUGLIELMINO, 1990: 85; 1991: 13.
Materiale: — Staz, (103), :28-VI-1988, 12 oo, 9 © SLC, Gs Staz, (112), &IX-1956, 1 0, CG: T:VIH:1987,. 100, CG: 28-VI:1988,.3 0703 Cire 26-VH-1988; 2 ti, 4 Comte TAN 15-VI-1984:7.0.9,.C. D.(G.): Staz; (156), 28-VITI-1987, 5 0 9, CK. MINIER UI 9, C. G.; Staz. (158), 119-VIIE1988, 1 ou 0, GC Staz) (160) LFVIEI 19881 lun OO Staz, (162), 25:VIIL:1987,.1 9, Ci G.; Staz (163),-29VITI41987, 23100 YO GieO- X98 7, dit, CG: Staz. (166), 29-VII-1988, 1 ©, 5 99, C. G.; Staz. (185), 3-VI-1949, 1 ©, (det. come Idiocerus populi), C. M. R.(G); 3-VII-1949, 1 ©, (det. come Idiocerus populi), C. M. R.(G); Staz. (218), 7-X-1949, 1 9, (det. come Idiocerus populi), C. M. R.(G).
Geonemia —- Specie eurocentroasiatica. In Italia Servadei (1967) la segnala per il Trentino Alto Adige; GUGLIELMINO (1989a), D'Urso & GUGLIELMINO (1990; 1991) la citano per l’Etna.
Note ecologiche — Specie arboricola tipica dei pioppeti. Sull’Etna si comporta da monofaga su Populus tremula; gli adulti si rinvengono da giugno ad ottobre, tra 1560 e 2100 m. In Europa settentrionale vive su Populus tremula e su P. canescens e gli adulti sono presenti da giugno ad ottobre (OSSIANNILSSON, 1981).
Stenidiocerus poecilus (Herrich-Schäffer, 1835)
Bythoscopus poecilus Herrich-Schäffer, 1835: 69.
Stenidiocerus poecilus: GUGLIELMINO, 1989a: 46; D'Urso & GUGLIELMINO, 1990: 85; 1991: 11.
Materiale — Staz. (199), 30-XI-1948, 1 9, (det. come Idiocerus poecilus), GC. M. R.(G); 24-XI-1948, 1 ©, (det. come Idiocerus poecilus), C. M. RAG); Staz. (205), 1-X-1949, 1 9, (det. come Idiocerus poecilus), Gy Me RAG),
Geonemia — Specie paleartica. In Italia è nota per Piemonte, Liguria, Trentino Alto Adige, Umbria; GUGLIELMINO (1989a), D’Urso & GUGLIELMINO (1990; 1991) la segnalano per l’Etna.
Note ecologiche — Io non ho reperito individui di questa specie e tutti gli esempla- ri che ho avuto modo di esaminare fanno parte della collezione conservata presso la sezione Museo (Entomologia) dell’Istituto di Zoologia di Roma; questi esemplari sono stati raccolti in ottobre-novembre, a quote medio-alte (600 e 1600 m); una femmina è stata rinvenuta su Castanea. S. poecilus è specie arboricola ed è stata segnalata da Rı- BAUT (1952) sul pioppo nero e sui salici e da LE QUESNE (1965) su Populus nigra e su P. italica.
72 A. GUGLIELMINO
Tremulicerus tremulae (Estlund, 1796)
Cicada tremulae Estlund, 1796: 129.
Tremulicerus tremulae: GUGLIELMINO, 1989a: 47; D’Urso & GUGLIELMINO, 1990: 85; 1991: 13.
Materiale — Staz. (112), 8-IX-1986, 12 oo, 4 99, C. G.; 26-VII-1988, 1 ©, C. G.; Staz. (156), 28-VILI-1987, 7.010, 10 9-9, GiGi 98-X-19877 3.9 ONC. GE 1911-1988) Foto: 259 9.°C. G,; Staz. (158), 19-VIII-1988, 1 o C.:G:; Staz. (160), 19-VIII-1988, 3 00, 3°99; C. G:; Staz. (162), 29-NIIT-1987) 2:9 9,06. 91987) 2 0319192 C.G.3.Staz, (163), 29-VITI-1987;,:6:0" o, 2:19 Di; CGR 1987, 1:07, 6 OO 207G5 Staz, (166), 29-VH:-1988, 1 @ 1 08€. CG.
Geonemia — Specie euroturanica. In Italia è nota per Friuli Venezia Giulia, To- scana, Lazio, Sicilia, Sardegna; GUGLIELMINO (1989a), D'Urso & GUGLIELMINO (1990; 1991) la segnalano per l’Etna.
Note ecologiche — Specie arboricola tipica dei pioppeti. Sull’Etna si comporta da monofaga su Populus tremula L. Gli adulti sono stati rinvenuti da luglio ad ottobre, a quote comprese tra 1600 e 2100 m. In Francia, ViLLIERS (1977) segnala questa specie su P. nigra, P. tremula, Betula, da marzo ad ottobre.
Sottofamiglia Iassinae
Iassus lanio (Linneo, 1761)
Cicada lanio Linneo, 1761: 242.
Iassus lanio: GUGLIELMINO, 1989a: 48; D'Urso & GUGLIELMINO, 1990: 85; 1991: 11.
Materiale — Staz. (96), 13-X-1987, 1 9, C. G.; Staz. (99), 8-IX-1986, 1 9, C. G.; Staz. (104), 21-VIII-1987, 5 9 9, C. G.; Staz. (108), 6-VIII-1984, 1 9, C. D.(G.); Staz. (112), 7-VIII-1987, 2 99, C. G.; Staz. (126), 1-VII-1977, 4 oo, C. D.(G.); Staz. (140), 1-VIII-1986, 1 9, C. G.; Staz. (149), 13-VII-1988,2 9 ©, C. G.; Staz. (166), 29-VIII-1987, 5 9 9, C. G.; Staz, (187), 1 9, C. M. R.; Staz. (198), (5-15)-VII-1948, 3 9 ©, C. M. R.; Staz. (203), 13-VII-1949, 1 ©, C. M. R.; Staz. (208), 17-VIII-1948, 1:0 5. MIR; Stag (220); 3-VIII-1948, Io COM AR."
Geonemia — Specie europea, segnalata anche per le I. Kurili. In Italia è nota per Piemonte, Liguria, Lombardia, Trentino Alto Adige, Veneto, Friuli Venezia Giulia, Toscana, Marche, Umbria, Lazio, Abruzzo e Molise, Se Sicilia; GUGLIELMINO (1989a), D'Urso & GUGLIELMINO (1990; 1991) la segnalano per l'Etna.
Note ecologiche — Specie arboricola, reperita sull'Etna prevalentemente su Quer- cus pubescens; occasionalmente su Castanea sativa ed in radure e nel sottobosco di quer- ceti, castagneti, in radure di foreste miste a Populus tremula-Betula aetnensis-Pinus laricio- Quercus pubescens, a Quercus pubescens-Populus tremula, a P. laricio-Q. pubescens; gli adulti sono stati rinvenuti in luglio-ottobre, tra i 600 ed i 1741 m. OssIANNILssoN (1981) la segnala, in Europa settentrionale, su Quercus da luglio ad ottobre. In Germania Oc- cidentale, questa specie è molto diffusa ed è frequente sulle querce (REMANE, 1987).
Sottofamiglia Dorycephalinae
Eupelix cuspidata (Fabricius, 1775)
Cicada cuspidata Fabricius, 1775: 687.
Eupelix cuspidata: GUGLIELMINO, 1989a: 49; D’Urso & GUGLIELMINO, 1990: 85; 1991: 11.
Materiale — Staz. (14), 29-V-1986, 1 ©, C. G.; Staz. (19), 9-V-1988, 3 o ©, C. G.; Staz. (36), 7-V-1988, 10, C. G.; Staz. (47), 28-V-1988, 1 0, C. G.; Staz. (58), 19-VI-1988, 1 o", C. G.; Staz. (64), 17-X-1985, 1 ©, C. DAG.); Staz. (90), 18-VII-1984, 1 o, 1 9, C. D.(G.); Staz. (92), 8-X-1987, 1 9, C. G.; Staz. (112), 25-VI-1988, 1 o", C. G.; Staz. (178), 19-VI-1988, 1 o”, C. G.; 13-IX-1988, 1 o”, C. G.; Staz. (193),
GICADELLIDI DELL’ETNA 73
26-V-1949; 1 ©, C. M. R;; Staz. (199); 29-V-1949, 1 9, C. M. R.; Staz. (218), 4-X-1949, 1 o, C. M. R.
Geonemia — Specie paleartica. In Italia è nota per tutte le regioni, tranne per la Val d’Aosta; D’Urso (1986) la segnala anche per l’I. Salina; GUGLIELMINO (19892), D’Urso & GUGLIELMINO (1990; 1991) la citano per l’Etna.
Note ecologiche — Specie erbicola, sull'Etna è abbastanza comune ed è stata repe- rita sulla vegetazione erbacea discontinua, sulla vegetazione erbacea xerofila, nell’astra- galeto e nelle radure, con prevalenza di graminacee, di foreste a Quercus pubescens, a O. pubescens-Pinus laricio-Populus tremula-Betula aetnensis, a P. tremula-Salix alba-Salix purpurea. Gli adulti sono stati rinvenuti nel periodo maggio-ottobre, a quote comprese tra 600 e 1850 m. In Europa centrale questa specie sverna allo stato adulto (REMANE, 1958; SCHIEMENZ, 1969). Secondo ViLLiers (1977), in Francia, vive sulle piante basse dei luoghi incolti o nelle praterie. In Germania Occidentale, secondo REMANE (1987), è specie diffusa nei prati a graminacee; il numero di generazioni annuali non è ancora noto, anche se la specie presenta due massimi, relativi al numero di individui, in giu- gno ed agosto; è stata riscontrata da parte di questo autore la presenza di larve sver- nanti di entrambi i sessi.
Sottofamiglia Aphrodinae
Anoscopus gr. albifrons (Linneo, 1758) (Fig. 4, A e B)
Cicada albifrons Linneo, 1758: 437.
Anoscopus albifrons: D'Urso, IPPoLITO & LomBARDO, 1984: 166; Anoscopus gr. albifrons: GUGLIELMI- NO, 1989a: 50; D’Urso & GUGLIELMINO, 1990: 85; 1991: 10.
Materiale — Staz. (17), 26-IV-1986, 1 9, C. G.; Staz. (95),.29-V-1986, 1 ©, C. G.; Staz. (124), 1-VII-1977, 1 ©, C. D.(G.); Staz. (166), 27-IX-1988, 1 o", C. G.; Staz. (204), 9-VI-1978, 2 oo, C. D.(G.).
Note tassonomiche — Nel catalogo di NAST (1972) Acocephalus limicola Edwards, descritta per la Gran Bretagna, è considerata sinonimo di Aphrodes albifrons (Linneo). Successivamente HAMILTON (1975) mantiene tale sinonimia pur trasferendola nel gene- re Anoscopus. OSSIANNILSSON (1981) ritiene che queste due entità siano due buone spe- cie distinguibili essenzialmente per le dimensioni (A. limicola è più larga di A. albi- frons) e per alcuni caratteri dell’edeago; in particolare quest’ultimo in A. limzicola, in visione laterale, presenta il margine ventrale leggermente convesso nella porzione me- diana. Secondo questo autore, inoltre, A. albifrons è largamente distribuita in Europa ed è stata anche rinvenuta in Marocco, Tunisia, Israele, Armenia e N. America, men- tre A. limicola è distribuita in Svezia, Inghilterra, Irlanda, Olanda, N. Germania, Cre- ta. Nel più recente catalogo di NAST (1987), relativo agli Auchenorrinchi d’Europa, A. albifrons e A. limicola sono considerate come specie distinte. I maschi, rinvenuti sia sull’Etna che in altri distretti della Sicilia, presentano edeagi uniformi (Fig. 4, A e B). Questi, confrontati con quelli raffigurati da RIBAUT (1952), come A. albifrons, e con quelli raffigurati da OssIANNILSSON (1981), come A. albifrons e come A. limicola, presentano alcune differenze. Negli esemplari siciliani infatti l’asta dell’edeago, in vi- sione laterale, appare ristretta nella sua porzione basale, slargata nella porzione media- na e nel suo terzo distale si assottiglia gradualmente fino all’apice che risulta appuntito; osservata ventralmente, essa si presenta slanciata, dalla larghezza pressochè uniforme per tutta la sua lunghezza, e con l’apice di forma subtriangolare. Di contro gli esempla- ri di A. albifrons raffigurati da RIBAUT (1952) per la Francia e da OSSIANNILSSON (1981) per il N. Europa, e l'esemplare di A. limicola raffigurato da OssIANNILSSON (1981) per l’Europa settentrionale, differiscono dagli esemplari siciliani in quanto, in visione late- rale, presentano l’asta dell’edeago senza la vistosa dilatazione nella porzione mediana e con l’estremità distale meno affusolata; tale asta, osservata ventralmente, appare com-
74
A. GUGLIELMINO
D er SE ei Da
Fig. 4 — Anoscopus gruppo albifrons, &, (Monte Manfrè). Edeago visto lateralmente (A) e ventralmente (B). — Stegelytra erythroneura, © , (clo Case Pappalardo). Edeago in visione laterale (C) e postero-ventrale (D).
CICADELLIDI DELL’ETNA 75
plessivamente pit tozza, pit larga, dilatata a circa meta o poco oltre della sua lunghez- za e con l’apice arrotondato. Il valore di queste variazioni non è attualmente definibile anche perchè è da tenere presente che per il S. Francia fu descritta da KIRSCHBAUM (1868) Acocephalus (Acocephalus) arcuatus, specie che attualmente è considerata sinoni- mo di A. albifrons (NAST, 1972). Ritengo quindi siano necessari ulteriori studi anche sulla biologia e sull’ecologia di questi taxa (A. albifrons, A. limicola, A. arcuatus) in rela- zione alle diverse aree geografiche nelle quali sono presenti, allo scopo di capire se si tratta di più specie affini o se sono forme geografiche di una medesima specie. Allo stato attuale delle conoscenze ho ritenuto opportuno attribuire gli esemplari siciliani a Anoscopus gr. albifrons.
Note ecologiche — Gli esemplari dell’ Etna sono stati reperiti sulla vegetazione er- bacea discontinua, nel sottobosco e in radure di castagneti e di querceti puri o misti; gli adulti sono stati rinvenuti in aprile-novembre, a quote comprese tra 470 e 1400 m.
Anoscopus histrionicus (Fabricius, 1794)
Cercopis histrionica Fabricius, 1794: 56.
Anoscopus gr. histrionicus: D'Urso, Ipporrro & LomBARDO, 1984: 166; Anoscopus histrionicus: GUGLIEL- MINO, 1989a: 50; D'Urso & GUGLIELMINO, 1990: 85; 1991: 11.
Materiale ss Staz: (19); '9-V-1988, 1:07,11 QC Ge Staz, (2810 7-N0 71988) In Ou G Gey, Brazsi(63); 8-1X-1986; 1:07, C..GiuStazi (95), 29-V-1986, 1 .01,.G: C3, Staz. (204), 26-V-1978, 2: 0.0, C. DAG); 9-VI-1978, 1 o, C. D.; 12-X-1978, 1 9, C. D.; Staz. (209), 10-X-1948, 1 9, (det. come Aphrodes histrio- miens). Ga. MR:
Geonemia — Specie euroturanica. In Italia è stata segnalata per Piemonte, Ligu- ria, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Emilia, Lazio, Abruzzo e Molise, Cam- pania, Puglia, I. Tremiti, Calabria; D'Urso, IppoLito & LOMBARDO (1984), GUGLIEL- MINO (1989a), D'Urso & GUGLIELMINO (1990; 1991) la citano per l’Etna. La sua coro- logia è da rivedere, in quanto nel 1977 Tscumir descrisse per la Russia meridionale una nuova specie, Aphrodes samurica, che è simile ad A. histrionicus per l’aspetto ester- no (dimensione, colorazione) e ad A. assimilis per la forma dell’edeago. Tutti gli esem- plari di Liguria e Veneto che ho esaminato ed altri provenienti dal Libano sono da at- tribuire ad A. samurica; REMANE (comunicazione personale) ha reperito questa specie in un’ampia area che si estende dalla Spagna all’Irag. Pertanto è molto verosimile che tutte le segnalazioni per la penisola italiana siano da attribuire non ad A. histrionicus, ma ad A. samurica. Gli esemplari rinvenuti sull’Etna e nel resto della Sicilia hanno ca- ratteri che coincidono perfettamente con quelli degli esemplari francesi e del N. Euro- pa illustrati, come A. histrionicus, rispettivamente da RIBAUT (1952) e da OSSIANNILS- son (1981). Allo stato attuale è necessario l'esame dell’olotipo di A. histrionicus descrit- to da Fabricius, al fine di chiarire se gli esemplari di RIBAUT (1952) e OSSIANNILSSON (1981) siano o no il vero A. histrionicus Fabricius; in quest’ultimo caso gli esemplari illustrati da RIBAUT e da OSSIANNILSSON apparterrebbero ad una specie a cui bisogne- rebbe attribuire un nuovo nome, e sarebbe da accertare se A. samurica sia un sinonimo di A. histrionicus sensu Fabricius.
Note ecologiche —- Specie erbicola presente sull’Etna in ambienti a vegetazione erbacea discontinua, a vegetazione erbacea xerofila, nel sottobosco di castagneti ed in radure di querceti; essa frequenta le porzioni basali delle piante erbacee e la si trova anche sul terreno nella lettiera. Gli adulti sono stati reperiti nel periodo maggio-ottobre, a quote comprese tra 520 e 1700 m. In Sicilia è comune in pascoli, faggete, cerrete, lande a Calycotome infestans (D'Urso, Ippotrro & LoMBARDO 1984). In Francia vive nelle praterie da luglio a settembre (VırLıers, 1977). Nei paesi scandinavi gli adulti sono presenti da giugno a settembre (OssIANNILSSON, 1981).
76 A. GUGLIELMINO
Aphrodes makarovi Zachvatkin, 1948 Aphrodes makarovi Zachvatkin, 1948: 186. Aphrodes prope makarovi: D’Urso, IPPoLITO & LOMBARDO, 1984: 166; Aphrodes costatus: GUGLIELMI- .
NO, 1989a: 51; Aphrodes makarovi: D’Urso & GUGLIELMINO, 1990: 85; 1991: 10.
Materiale — Staz. (14), 29-V-1986, 3 oo, 3 9 9, C: G.; Staz. (20), 9-V-1988, 1 ©, C. G.; Staz. (47); 28-V-1988, L'or L'OMC CG: Staz (55); 19-VISI988 1-95’ GC G.; Staz: 00), 30-VIEI1978,2 99, Cr DAG DS 05) 2 V21986) 199, MONO GHGs Staz/ (105), 21-VIT-1987; 1779 -Cz-G.;-Staz: (124), t-V E1977, 2 29 CGS DAG): Staz (125), 1-VIL-I97 7, oC. DAG) s Stag (129) 16-VI-L977, 16 GY DAG.) Staz-(137), 21-V=1978, Boro /GD.(G)} Staz. (146), 16-VET977, l'o C) DAG‘); Staz; (174), 9-X-1987, 1 9, C. G.; Staz. (204), 9-VI-1978, 1 ©", (det. come Aphrodes prope makarovi), C. D.(G).
Note tassonomiche — La posizione tassonomica di A. makarovi, specie apparte- nente al gruppo di A. bicinctus, non è ancora chiara. Nel catalogo di NAST (1972), A. makarovi & considerata un sinonimo di A. bicinctus (Schank) ed A. costatus (Panzer) un sinonimo di A. albifrons (L.). HAMILTON (1983) considera A. costatus buona specie ed include tra i suoi sinonimi A. makarovi, senza perd avere osservato il tipo. Nel più recente catalogo relativo agli Auchenorrinchi d’Europa, Nast (1987), in accordo con OSSIANNILSSON (1981), considera A. makarovi buona specie distinta da A. bicinctus, e toglie A. costatus dai sinonimi di A. albifrons, senza perd precisarne la posizione siste- matica. LE QUESNE (1987) accetta la sinonimia A. makarovi = A. costatus, e confron- tando i disegni di A. costatus e A. bicinctus in HAMILTON (1983) con quelli di A. maka- rovi ed A. bicinctus in OSSIANNILSSON (I. c.), nota che sia A. costatus che A. bicinctus presentano una variabilita intraspecifica accentuata e conclude affermando che solo ul- teriori studi circa le abitudini alimentari e l’emissione di suoni, quale meccanismo di isolamento precopula, potranno risolvere il problema di questo ‘‘complesso di specie”. Poichè gli esamplari etnei presentano l’edeago con caratteristiche che ben coincidono con quelle mostrate dai disegni di OssIANNILSSON (1981) per A. makarovi, in attesa di studi più approfonditi, io sono dell’idea di seguire OSSIANNILSSON (1981) e NAST (1987) nel considerare A. makarovi buona specie.
Geonemia — Specie oloartica, ma è probabile che diverse segnalazioni siano da riferire ad A. bicinctus. SERVADEI (1967) non la cita per l’Italia, ma secondo D’URso, IppoLıto & LoMBARDo (1984) tutte le citazioni italiane di A. bicinctus sono da riferire ad A. makarovi. D'Urso (1986) la segnala per la Sicilia e per l’I. Salina; D'Urso, Ippo- LITO & LOMBARDO (1984), GUGLIELMINO (1989a), D'Urso & GUGLIELMINO (1990; 1991) la citano per l’Etna.
Note ecologiche — Specie erbicola, è stata reperita sull'Etna prevalentemente sulla vegetazione erbacea discontinua, nell’astragaleto (in particolare su Festuca sp.), in radu- re e nel sottobosco di querceti, castagneti, in radure di foreste miste a Quercus sp.- Castanea sativa, a Fagus sylvatica-Pinus laricio, Pinus laricio-Acer obtusatum; occasional- mente alcuni esemplari sono stati reperiti su Acer, ma molto probabilmente questi pro- venivano dalla vegetazione erbacea circostante. Gli adulti sono stati reperiti da maggio ad ottobre, in una larga fascia altitudinale compresa tra 430 e 1900 m. Secondo D’Ur- so, IPPOLITO & LOMBARDO (1984) A. prope makarovi è specie ampiamente diffusa nei pascoli, prati, coltivi, macchia mediterranea; in particolare per la Sicilia la segnalano sulla vegetazione erbacea di cerrete, faggete, castagneti, nei pascoli e su Quercus sp. OsSIANNILSSON (1981) considera A. makarovi specie univoltina nei paesi scandinavi e ne segnala gli adulti da maggio ad ottobre.
Sottofamiglia Stegelytrinae
Stegelytra erythroneura Haupt, 1924 (Fig. 4, C e D)
CICADELCEDE DELL'ETNA 71
Stegelytra erythroneura Haupt, 1924: 229.
Stegelytra erythoneura: GUGLIELMINO, 1989a: 53, D’Urso & GUGLIELMINO, 1990: 85; 1991: 11.
Materiale — Staz. (117), 19-IX-1987, 5 9 9, C. G.; 29-VIII-1988,4 00,4 9 ©, C. G.; Staz. (135), 15-1V-1988, 1.95 G.:G35.Staz.,(145),,20-I2-1984, 104-9 „G--Di(G) Staz; (154), 10-V-1983, 25 QI, C. D.(G.); Staz. (155), 24-IX-1984, 14 00,5 2 9,C. D.(G.); 6-X-1987, 6 00,9 Q 9,C. G.; 12-XII-1987, l.o „2.9.9, G.,6:5,16-1-1988,.2.9 QC: GNT 95.6.6, Staz (167); 6-VIII:1987, 2:60", 1, 0.5 CG. G:;:63%-19287, Lio, GG), Stage (17 2 29-VIH198 7,1595 GE 91937, Ara, RS G..G5 29-X11-1987,. 51 0g GC, Gs 27 Kl 9884 er 10 904,
Note tassonomiche — DLABOLA (1963) ha messo in sinonimia S. erythroneura Haupt, specie descritta per la Sicilia, con S. putoni MULSANT & Rey, specie descritta per la Francia; tale sinonimia è mantenuta anche nel più recente catalogo di NAST (1987) re- lativo agli Auchenorrinchi d'Europa. REMANE (comunicazione personale) ritiene invece che si tratti di due buone specie le quali, pur essendo esternamente simili per forma, colorazione e dimensioni, sono facilmente distinguibili per la struttura dell’edeago. An- che DELLA GIUSTINA (1989) considera S. erythroneura buona specie. Io ho avuto modo di osservare che tutti gli esemplari di Sicilia da me esaminati, sia dell'Etna che di altre località, sono simili fra di loro non solo esternamente, ma anche per la struttura dei genitali (Fig. 4, C e D) e differiscono, per quanto rigurda la struttura dell’edeago, dal- l'esemplare francese raffigurato da RIBAUT (1952) come S. putoni. Infatti l’asta dell’e- deago degli esemplari siciliani si presenta tubulare e di calibro uniforme per tutta la sua lunghezza; di contro, nell’esemplare francese, l’asta è tubulare soltanto nella sua metà basale, mentre distalmente tende ad appiattirsi e presenta, ai suoi lati, due brevi espansioni lamellari. Da quanto detto, io sono del parere di attribuire gli esemplari di Sicilia a S. erythroneura e condivido l’ipotesi di REMANE e di DELLA GIUSTINA di consi- derare S. erythroneura buona specie, distinta da S. putoni. Come tutti gli Stegelytrinae, entrambe le specie gravitano nell’area mediterranea; secondo REMANE (comunicazione personale) S. erythroneura è presente in Italia, Dalmazia, N. Africa, mentre S. putoni è diffusa in Francia, Spagna, Portogallo, N. Africa; il Maghreb rappresenterebbe dun- que l’unico territorio in cui le due specie sono entrambe presenti. Secondo DELLA Giv- STINA (1989) S. erythroneura dovrebbe trovarsi anche in Francia.
Geonemia — Specie W. mediterraneo-transadriatica. In Italia SERVADEI (1967) la segnala, come S. putoni, per Piemonte e Sicilia; molto probabilmente le segnalazioni di Sicilia sono da attribuire a S. erythroneura, quelle del Piemonte andrebbero control- late e confermate; secondo DELLA GIUSTINA questa specie dovrebbe trovarsi in Fran- cia. GUGLIELMINO (1989a), D'Urso & GUGLIELMINO (1990; 1991) la segnalano per l’Etna.
Note ecologiche — Specie arboricola tipica delle leccete. Sull’Etna è monofaga su Quercus ilex ed è stata reperita dai 670 sino ai 1450 m; gli adulti sono presenti da aprile a gennaio.
Sottofamiglia Typhlocybinae Tribù Alebrini
Alebra albostriella (Fallen, 1826) (Fig. 5, C-D)
Cicada albostriella Fallen, 1826: 54.
Alebra albostriella: D'Urso, IPPOLITO & LomBARDO, 1984: 169; GUGLIELMINO, 1989a: 55; D'Urso & GUGLIELMINO, 1990: 85; 1991: 11.
Materiale — Staz. (99), 8-IX-1986, 3 00,8 Q 9, C. G.; Staz. (104), 28-VI-1988, 1 ©, 1 Q, C. G.; Staz. (111), 24-IX-1987, 1 9, C. G.; Staz. (127), 15-XII-1984, 1 9, C. D.(G.); Staz. (130), 19-IX-1987, 1 9,C.G.; Staz. (140), 1-VIII-1986, 3 9 9, C. G.; Staz. (190), 14-IX-1976, 8 9 9, C. S.; Staz. (204), 1-VIII-1978, 1 ©, 1 9, C. D.(G.); 12-X-1978, 2 9 9, C. D.(G.); Staz. (220), 29-VII-1948, 1 o, C. M. R.
78 A. GUGLIELMINO
Note tassonomiche — Il genere Alebra è rappresentato in Italia da quattro specie: A. albostriella, A. coryli, A. neglecta, A. wahlbergi (ARZONE & VIDANO, 1987). A. neglec- ta è la sola di queste con genitali maschili ben distinguibili da quelli delle altre tre, le quali presentano genitali troppo semplici ed estremamente simili fra loro. Per lungo tempo due di queste specie, A. albostriella ed A.